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sabato 6 febbraio 2021

Riceviamo da Tiziano Conti e volentieri pubblichiamo

 

Il caso GameStop: qualche "Davide" ha guadagnato, molti ci rimetteranno le penne


 


Il caso GameStop è stato presentato come la rivincita dei piccoli investitori nei confronti dei grandi operatori di mercato. Davide contro Golia: un’affermazione dei più deboli nei confronti di hedge funds (fondi altamente speculativi) e banche di investimento. Ma si tratta davvero di questo?

Si tratta piuttosto di speculazione (o meglio di manipolazione di mercato) ai tempi dei social network e della piattaforme di trading online (che non a caso si chiama Robinhood). In questo caso si può dire che la speculazione è destabilizzante e che si ritorcerà contro chi l’ha messa in atto. Vediamo perché: andiamo ai fatti.

GameStop era un titolo che navigava in cattive acque. Molti hedge funds e banche di investimento avevano deciso di vendere allo scoperto il titolo e avevano reso pubblica questa decisione prendendo posizioni anche estreme. Vendere allo scoperto significa vendere il titolo anche se non lo si possiede con l’obiettivo di ricomprarlo in futuro ad un prezzo più basso. È una scommessa al ribasso che ovviamente fa diminuire il prezzo del titolo per la cosiddetta Legge della domanda e dell’offerta: all’aumentare delle vendite il prezzo diminuisce.

Si tratta di una attività legittima, anche se discutibile, in alcuni mercati è regolamentata in quanto può avere effetti destabilizzanti, in Europa per esempio può essere sospesa dalle Autorità di vigilanza nei momenti di forte turbolenza. Salvo appunto le situazioni di stress, il suo effetto è di far convergere il prezzo del titolo verso il valore che ne rappresenta i fondamentali. Piccoli investitori, che si badi bene difficilmente sono persone senza lavoro o pensionati assistiti dai servizi sociali, hanno utilizzato la notizia sulla posizione corta del titolo (la tecnica d'investimento utilizzata quando un investitore ritiene che il valore di un titolo stia per calare) per coordinarsi sui social networks e comprare in modo massiccio il titolo.

L’obiettivo è GameStop, una preda né tanto piccola né tanto grossa. I piccoli investitori riuscendo a coordinare una potenza di fuoco che nessuno immaginava fossero in grado di fare, fanno salire il valore del titolo in modo sorprendente da 10 dollari a 500 in meno di un mese, i fondi che avevano posizioni corte si sono visti costretti a comprare il titolo per coprirsi con perdite miliardarie (si stima 40 miliardi di dollari), prima che queste raggiungessero livelli ancor più alti di passivo. Insomma i piccoli investitori hanno fatto breccia causando perdite, ingenti ma limitate, ai fondi che avevano preso posizione sul titolo.

Si tratta di una vittoria di Pirro come abbiamo visto: ieri l'altro, 4 febbraio, alla chiusura il titolo valeva 53,50 dollari e la discesa potrebbe continuare: i fondamentali del titolo (cioè il valore reale economico dell’impresa) sono deboli e quindi passato l’effetto dell’azione coordinata il titolo tornerà a languire. Questo tipo di operazione ha portato ingenti profitti a chi l’ha messa in atto ed è uscito per tempo e forti perdite a chi aveva posizioni corte. Si tratta di un’operazione di manipolazione di mercato. Se l’avessero messa in atto investitori significativi sarebbero sicuramente indagati dalle Autorità e sanzionati in quanto hanno agito sul mercato per modificare ad arte il prezzo del titolo, creando instabilità con un danno per l’economia. Questo è un punto importante: mercati finanziari affidabili non possono permettersi un titolo che passa da 10 a 500 senza motivo. In primis c’è bisogno di una regolazione che deve proteggere sia i grandi investitori che i piccoli. Qualcuno ha infatti pensato al piccolo investitore che ha comprato a 200 dollari e oggi se lo trova a 53? La seconda considerazione che il caso ci porta a fare riguarda la pessima qualità della diffusione dell’informazione sui social network. Queste preoccupazioni sono legittime e provvedimenti vanno presi ma teniamo conto che i mercati finanziari hanno mille vite e quest’evento gli ha fatto un ‘‘baffo’’. 


 

Servono interventi che limitino queste operazioni non tanto per proteggere le banche - che prenderanno le loro contromisure - quanto per proteggere i piccoli risparmiatori.

Insomma piuttosto che fare il tifo per Davide dobbiamo pensare a proteggerlo.


Tiziano Conti


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