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mercoledì 17 marzo 2021

Don Leo, un "figlio" devoto

SONO STATO UN "FIGLIO" DEVOTO, UN GRATO COLLABORATORE DI DON SIGNANI


I padri uno non se li sceglie, ma se li ritrova. Io ho avuto la grazia di avere diversi padri, che hanno segnato la mia crescita e il mio cammino, senza i quali oggi non sarei l'uomo così certo e lieto che sono. Per primo don Angelo Fanti, che segnò la mia vocazione a dieci anni, poi don Carlo Dalpane, don Luigi Giussani che mi ha plasmato nella coscienza, poi don Ennio Vaccari, che già alla nascita di fronte a mio padre profetizzò la mia vocazione, dicendogli: «Lui sarà don Leonardo»; infine don Signani, di cui sono stato cappellano per 17 anni in Collegiata, dal 1991 al 2008. Tutte persone che per temperamento non mi sarei mai scelte, ma mi sono ritrovato a fianco e da cui ho solo potuto imparare tanto. Ognuno di loro mi ha comunicato qualcosa. Mi hanno comunicato la loro grande Fede e certezza in Cristo Redentore del mondo. Giganti sulle cui spalle ho imparato a salire, fissando lo sguardo dove guardavano loro. È proprio vero che ognuno diventa ciò che incontra. L’acuta intelligenza e umiltà di don Signani l’indussero a lasciarsi mettere in discussione dai carismi che caratterizzavano la vita di questa comunità. Ebbe la libertà di imparare e lasciarsi provocare dai doni con cui lo Spirito educava e plasmava le coscienze di questa comunità. Una persona umile, ma mai sprovveduta, che sapeva ascoltare, custodire nel cuore ed elaborare con pazienza giudizi chiari e oculati su tutto ciò che incontrava. Seppe valorizzare e servire le comunità neocatecumenali, stimare e incoraggiare Comunione e Liberazione. Diceva sempre: «Chi converte la gente, oggi, sono i carismi». Aveva un temperamento introverso e schivo, ma quando esprimeva un giudizio, con la sua ironia non convinceva, ma avvinceva e rasserenava. Senza clamore investì tutti i suoi risparmi, compresa la buonuscita dei suoi anni di insegnamento, nei lavori di restauro della canonica. Quando venne in parrocchia prese con sé la mamma, nonostante avesse una totale demenza senile e l’accudì con un grande amore filiale, come solo una madre sa fare con un infante. Favorì la nascita e la crescita della Caritas cittadina di Lugo, di cui ho raccolto l’eredità. Quando ormai poteva tirare i remi in barca accettò di rimettersi in discussione, sobbarcandosi l’onere di vicario generale della diocesi. Purché non lasciasse la parrocchia, la comunità gli regalò l’auto nuova, che gli serviva per andare tre o quattro mattine la settimana in curia a svolgere questo nuovo servizio. Quando l'impegno pastorale, fra parrocchia e vicariato divenne troppo gravoso, anche a causa della salute cagionevole, lasciò la Collegiata. Mi è rimasto padre discreto e premuroso in questi anni, nei quali ho continuato ad andarlo a trovare per consultarmi e coltivare un rapporto filiale che custodirò fino al giorno in cui, per misericordia di Dio e non per meriti, spero di poterlo abbracciare, e sarà festa eterna.

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