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sabato 26 giugno 2021

da TIZIANO CONTI





Stasera inginocchiarsi. Perché no?

Pensate a chi si porrà quella domanda: perché si stanno inginocchiando?

Perché è un simbolo, perché gli Azzurri sono contro ogni forma di razzismo. E’ meglio dirlo, una volta di più, quando tutti sono pronti ad ascoltarli. Se i giocatori della Nazionale prima della partita contro l’Austria non si inginocchieranno, dunque non manifesteranno la loro adesione al movimento Black Lives Matter, dimostreranno di essere razzisti? Sicuramente no. Perderanno una buona occasione per dare un segnale forte contro il razzismo? Beh, penso di sì.

Perché ci saranno milioni di italiani davanti alla televisione, e tra questi tanti giovani (e non solo loro) non tutti consapevoli della dimensione del problema e dell’importanza di questa battaglia. Gli Azzurri che si inginocchiano per qualche istante può provocare una semplice domanda: perché lo fanno?

Ecco, questa sarebbe l’occasione mancata, in un Paese che troppo spesso si ritiene immune al razzismo, e in realtà non lo è. Nessuno lo è. Perché lo fanno? Perché, da Colin Kaepernick nel 2016, fino al movimento “Black lives matter”, dopo l’uccisione di George Floyd, inginocchiarsi è diventato simbolo universale di contrasto al razzismo e di libertà di espressione.

E a Kaepernick, giocatore di football americano, alla fine della stagione 2016, dopo il suo gesto di protesta contro le brutalità della polizia verso gli afroamericani, non fu rinnovato il contratto.

Negli Stati Uniti, nonostante tutto, qualcosa sta cambiando. Per un reato che negli anni ’50, probabilmente, sarebbe passato sotto silenzio, ieri l’ex poliziotto Derek Michael Chauvin è stato condannato a 22 anni e mezzo di carcere.

La scelta che verrà presa dagli azzurri va rispettata. E, va ribadito ancora una volta, l’accusa di razzismo sarebbe da respingere per questi ragazzi. Libertà è anche decidere di non farlo. E magari però spiegare perché non lo si fa, metterci la faccia, e non evitare di affrontare l’argomento, anche se c’è un Europeo da giocare. Perché gli Azzurri non sono “solo” calciatori, stanno diventando il simbolo dell’Italia che vuole ripartire dopo un anno e mezzo di enormi difficoltà.

Hanno una responsabilità in più e sarebbe un peccato, davvero, se vi sfuggissero. Le strumentalizzazioni del gesto che questi ragazzi faranno, o non faranno, ci saranno in ogni caso.

Forse è meglio soffermarsi sulle conseguenze positive che un gesto del genere, fatto per la prima volta dai nostri giocatori tutti insieme, potrebbe provocare? Meglio pensare a chi si porrà quella domanda: perché si stanno inginocchiando. 



Perché è un simbolo, perché gli Azzurri sono contro ogni forma di razzismo. Lo sappiamo, ma è meglio dirlo, una volta di più, quando tutti sono pronti ad ascoltarli.

Certo, ho letto su un quotidiano che il gesto sarebbe simile a quello della nazionale di calcio inglese che il 14 maggio del 1938, all’inizio di una amichevole in casa della Germania, salutò con “Heil Hitler” e il braccio alzato per quieto vivere verso la cultura dominante tedesca.

Beh, ce ne corre…!

TIZIANO    CONTI

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