AVVISO

Ci scusiamo con i lettori e gli inserzionisti se nei seguenti giorni il giornale uscirà in forma ridotta, stiamo cercando di ripristinare al più presto il servizio. Vi invitiamo a contattarci per collaborazioni o segnalazioni alla seguente email: pavaglioneagenda@gmail.com

mercoledì 7 luglio 2021

Da TIZIANO CONTI





Il figlio del vento compie 60 anni


È stato uno dei più grandi atleti di tutti i tempi, fenomeno in atletica leggera nello sprint e nel lungo e protagonista fuori dalle piste per la sua immagine da “divinità” ambigua, lontana e mai troppo amata. L’età, dice lui, è solo un numero. E per raccontare i 60 anni di Carl Lewis (Birmingham, Alabama, Usa, luglio 1961) i numeri da soli potrebbero anche bastare: nove ori e un argento olimpico tra 100, 200, 4x100 metri e salto in lungo, otto ori, un argento e un bronzo mondiali. Quattro titoli nel salto in lungo li vinse in quattro edizioni consecutive dei Giochi, unico a riuscirci nell’atletica assieme al leggendario discobolo americano Al Oerter (dal 1956 al 1968), uno dei tre in assoluto con il velista danese Elvstrom (dal 1948 al 1960).

Abbassò due volte il primato del mondo della 4x100, stabilì una volta quello dei cento, sfiorò soltanto i primati di Mennea sui 200 e soprattutto quello, leggendario, di Bob Beamon nel lungo (8,90) che gli fu soffiato in una incredibile finale mondiale (Tokyo, 1991) dal connazionale Mike Powell che balzò a 8,95 dopo che Lewis aveva saltato 8,91 un centimetro in più di Beamon.

Me la ricordo quella gara, la vidi in televisione e fu un vero crescendo di emozioni!

Per Lewis una grandissima delusione nella gara che amava di più e dove nessuno ha più saltato le sue misure. Carl stabilì però quello indoor, saltando 8 metri e 79, nel 1984, record ancora imbattuto.

Ebbe una carriera agonistica straordinariamente lunga, dal 1979 al 1996 quando vinse l’oro nel lungo ai Giochi di Atlanta a 35 anni. Insomma, un fenomeno totale. Dopo Jesse Owens (sprinter degli anni Trenta) in tempi in cui le scarpe da pista non avevano il “tacco” e non esistevano speciali accorgimenti tecnologici, Lewis fu l’unico a dominare tutte le specialità di velocità e il lungo, con una versatilità oggi impensabile per atleti molto più muscolosi.

Ai Giochi di Seul del 1988 fu battuto sui 100 metri dal canadese Ben Johnson, pur avendo stabilito il nuovo record mondiale con 9”92. Johnson venne beccato dall’antidoping e cacciato dal Villaggio poche ore dopo, Lewis recuperò l’oro olimpico che gli spettava, senza infierire più di tanto sull’avversario caduto in disgrazia.

Soprannominato il “figlio del vento”, vera star planetaria dello sport, Lewis era molto lontano dal prototipo dello sprinter che andava e va per la maggiore: alto, aveva masse muscolari normali, puntava tutto su agilità e capacità di accelerazione nella seconda parte di gara, le qualità che gli permisero anche di eccellere nei salti.

Dio degli stadi, Lewis non fu amatissimo dal pubblico per la sua vanità e la scarsa umiltà che lo allontanava dall’immagine dell’atleta di allora: era una divinità e lo faceva notare. Giocando sull’ambiguità, realizzò una leggendaria campagna pubblicitaria per la Pirelli (“Il potere è nullo senza controllo”, era lo slogan) dove posò sui blocchi indossando due scarpe rosse da donna con i tacchi altissimi: la campagna passò alla storia.

Terminata la carriera, Carl tentò senza troppa convinzione le carriere di politico, rockstar, cantante. Adesso allena atleti di livello nazionale alla Houston University e si impegna in campagne contro la fame nel mondo e il razzismo. Durante la sua presidenza, definì Donald Trump un “razzista misogino”.

Un incrocio interessante lo ebbe con un nostro atleta, oggi trentaseienne, che non è mai riuscito a far emergere le sue enormi potenzialità: Andrew Howe. Italiano, nato a Los Angeles e cresciuto a Rieti, che a 17 anni era la più grande promessa dell'atletica mondiale nella velocità. A Santa Monica il piccolo Andrew ci giocava mentre proprio Carl Lewis affinava la tecnica dei suoi salti da record. Sua madre, Renée Felton, un titolo mondiale indoor nei 100 ostacoli, non aveva posto migliore per lasciare il suo bambino.

"Carl, un giorno - racconta con orgoglio la mamma -, sollevò Andrew, che aveva la bocca piena di sabbia, e gli disse: "Se continui a stare qui, un giorno sarai tu il primo a saltare oltre i nove metri".

Purtroppo, come capita a volte nella vita, le speranze non si sono realizzate, ma con grande orgoglio Andrew continua a rappresentare i colori azzurri, con tutta la sua passione e il suo impegno: alla prima uscita stagionale del 2021, in aprile, ha stupito tutti nel salto in lungo volando a 8.03 metri, anche se “ventoso”, insieme a un 7,75 con vento regolare, regalando oltre venti centimetri all'asse di battuta.







Stampa questo articolo

Nessun commento:

Posta un commento