PTCP E PSC

Mario Zanzani, spesso consulente della Provincia, aveva capito. Questa crisi che sta attanagliando il mondo porta con sé anche alcuni lati positivi. Uno di questi è che stiamo recuperando le idee e i progetti di cambiamento della società che avevamo accantonato, per fretta o perché c’era altro da fare. Idee che hanno un respiro ampio, proposte da persone che hanno saputo capire il presente proponendo ipotesi su cui costruire il futuro. Mario Zanzani era uno di loro: le sue analisi delle economie delle diverse comunità locali italiane non si limitavano a una lettura di ciò che era stato, ma si spingevano fino a capire lungo quali percorsi si poteva costruire uno sviluppo moderno della città e del territorio. Mario Ci ha lasciato presto, troppo presto; ma leggendo ciò che ha scritto possiamo ancora confrontarci con la sua intelligenza e la sua serietà di studioso.
Credo che Mario Zanzani non avrebbe mai voluto essere ricordato, a due anni dalla scomparsa, con l’elenco dei suoi meriti o con una generica celebrazione dei suoi meriti di studioso. Ma con la capacità di usare le sue idee, ancora vive, per proseguire nella costruzione di una società all’altezza delle nostre aspirazioni. A cominciare dall’intuizione, attuale come non mai proprio a causa della crisi globale, che economia e cultura non sono due elementi staccati, che possono procedere autonomamente in una società moderna. Ma anzi sono i due pilastri su cui si fonda la costruzione dei un benessere davvero ‘moderno’.
Mario, infatti, non si limitava a teorizzare dall’esterno questo nesso fondamentale, ma promuoveva iniziative culturali in prima persona. Per esempio, ha creato a Bologna, uno dei più importanti Festival di musica contemporanea del nostro paese: il Festival di Angelica. E in questa veste, e a dimostrazione di quanto ormai la nostra dimensione locale sia ormai aperta sul mondo, ha organizzato, nel 2006, un concerto in anteprima assoluta di Karlheinz Stockhausen presso il Teatro Comunale di Lugo.
È quindi oggi più facile vedere, a partire dalle scelte del presidente americano fino ad arrivare a quelle più modeste di casa nostra, come questa teoria di Zanzani sia vera: solo una società che cresce culturalmente – dove cultura assume un valore, ovviamente, non solo ‘alto’ ma che coinvolge tutti i suoi aspetti, a cominciare da quello popolare – può crescere economicamente. E, cosa più importante, può rendere stabile e duratura questa crescita.
Lo studio di Nomisma per il Gruppo Ferruzzi ‘Progetto Ravenna’ che Zanzani, insieme a tutto il gruppo SMP, società bolognese di studi economici che Mario contribuì a fondare, sviluppò già alla fine degli 80 queste indicazioni. E conferma ciò che si è suggerito all’inizio: quanto sia indispensabile ascoltare, o riascoltare, le voci di chi ha saputo capire in anticipo dove si stava andando. Lo studio individuava tre linee su cui procedere per lo sviluppo del territorio ravennate: la filiera tecnologico-ambientale, quella turistico-culturale, la piattaforma logistica. Ponendo anche alcune domande sulla capacità da parte dei soggetti coinvolti in prima persona di comprendere esigenze e di produrre risposte adeguate. Di essere all’altezza delle sfide che in quel momento si stavano avvicinando e che hanno prodotto la realtà in cui stiamo vivendo.
Una premessa è d’obbligo. I territori – e quello di Ravenna non fa eccezioni – non sono più quelli del tempo dello studio curato da Zanzani. O, almeno, quelle che allora erano soltanto tendenze sono diventate prassi quotidiana.
Del resto, Mario ha dato ulteriori contributi lungo questi assi strategici di riflessione, collaborando, tra l’altro, all’elaborazione dei Piani Territoriali Provinciali, tra cui, in particolare con un preziosiossimo contributo, quello della Provincia di Ravenna che ha poi “indirizzato” i PSC del nostri Comuni.
Oggi occorre dare maggior forza a qualsiasi livello amministrativo, economico, culturale prassi e comportamenti amministrativi ed imprenditoriali che puntino a migliorare la posizione di Ravenna negli scenari della globalizzazione.
Come avrebbe detto e scritto Mario, ‘questa è una palestra di esercizi importanti’ per ricostruire pragmaticamente una lungimirante società che si fondi sulla costruzione di reti di cooperazione fra attori politico-istituzionali e fra questi e gli attori privati. Tale ‘esercizio’ diventa fondamentale per tutte le comunità: dall’ambito locale, all’ambito regionale e a quello macroregionale, fino al progetto europeo.
Per questi motivi è tempo di riprendere in mano le sue analisi e le sue idee: che sono ancora attuali per qualsiasi società, per qualsiasi comunità locale, come ci vantiamo che sia la nostra, che abbia l’ambizione di essere moderna, evoluta sia dal punto di vista economico che da quello culturale.
Una risposta alla crisi basata sul racchiudersi in se stessi è priva di senso. Sapendo che nessuno è in grado da solo di costruire il futuro, da soli non siamo in grado di affrontare nemmeno i più elementari problemi del presente.


Gianni Bessi

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