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Come si misura il successo nella nostra società?
L'aspetto più triste della nostra epoca è che l'unico parametro per valutare il
successo di un individuo è il suo reddito.
Così si arriva al paradosso che chi guadagna poco, anche se fa un lavoro che gli
piace a una famiglia che gli piace e soprattutto ha una vita che gli piace,
viene considerato uno "sfigato".
Al contrario chi guadagna molto, anche se odia la propria attività, viene
considerato un vincente.
Il problema non è tanto che la ricchezza è ripartita in modo arbitrario ma che
non è ripartita in proporzione all'utilità sociale dell'attività che si
realizza; basti pensare che una escort di lusso può guadagnare diverse migliaia
di euro al mese mentre un fisico nucleare, un ricercatore può fermarsi a
ottocento, che una velina guadagna dieci volte quello che guadagna un'infermiera
in un centro di recupero per tossico dipendenti, che un calciatore, per
praticare uno sport, guadagna cento volte di più di un insegnante.
Quindi il problema vero è che l'immagine sociale di chi guadagna poco è comunque
quella di una persona che non ce l'ha fatta.
La nostra società è misurata dal denaro, e in un mondo strutturato in questo
modo tutti vengono considerati merci, così la persona che guadagna di più non è
la più brava, ma quella che si vende meglio.
Ma al di là dell'immagine sociale c'è il vissuto personale, c'è la soddisfazione
che ognuno di noi prova nella quotidianità, così mi è capitato di conoscere
diversi sfigati milionari, persone sostanzialmente insoddisfatte nonostante il
loro reddito, la cui immagine esterna non corrispondeva a ciò che sentivano
dentro, e persone con un reddito basso che però lavoravano con passione,
soddisfatte di ciò che facevano, di ciò che avevano e della vita che conducevano
a prescindere dal riconoscimento sociale.
Cos’ è allora il successo?
Alessandro Antonellini |