LETTERA AGLI AMICI DELLA GATTELLI

Finalmente sabato scorso ho capito anch’io, che pure vi seguo da sempre provandone un piacere immeritato, com’è immeritato da parte di tutti i lughesi quello che avete fatto e state facendo. Basterà dire che siamo meno di cento e nessuno di noi “pochi”, ha fatto qualcosa di operativo per meritare lo spettacolo che offrite, nemmeno pagare il biglietto.
Ho capito perché domenica prossima, a Mantova, vi giocate la serie A.
Certo siete bravi, campioni, è il termine giusto, siete tra i migliori cento giocatori di pallavolo della nazione medaglia d’argento alle olimpiadi. Ma questo, stando ai giudizi tecnici, poteva bastarvi, con fatica, a rimanere in categoria, non a fare quello che avete fatto.
Ho capito sabato scorso quale siano le spinte che vi hanno portato ai paly off. E l’ho capito non guardando una partita inutile (1 a 3 contro la retrocessa Padova), ma leggendo il vostro giornalino.
“……senza dimenticare Fausto e le sue pizzette del mercoledì – è scritto in “dillo a …..davidao” – l’Opel di checco: speriamo che la sua puzza di scarico…………il pendolino di Guidone……..il ritrovo per la partenza, non si è mai riusciti a trovarci tutti in orario ed al posto stabilito, ma questo giocatore dov’è. Non lo so!……il beccacino in pullman prima della gara”.
“L’insperato risultato – è scritto ancora “chiaramente” in urlobox – di un anno passato assieme, a divertirci, litigando anche qualche volta, ed affrontando situazioni difficili con la forza del gruppo”.
Vi divertite, qualche giornale l’ha sottolineato: è questa la molla che vi ha portato lassù. Ma non è l’unica, l’altra è, appunto, la forza del gruppo, l’amicizia. Due elementi strettamente legati tra loro, perché non ci si diverte, in uno sport di squadra, se non si è amici.
E ora avete un obbligo, una responsabilità: cosa questa che non avete mai voluto. Ma non è quella di battere il Mantova, vorrebbe dire che dico di aver capito, ma in realtà non sarebbe così.
State dando una lezione al mondo dello sport nazionale, state dimostrando che si vince senza pensare agli ingaggi, ai premi di partita, agli Euro! Che ci sono cose, valori, amicizia e divertimento, per dirla senza paura di fare demagogia, che danno la spinta a salire a muro più degli avversari che si allenano il doppio di voi perché non lavorano, che giocano con il tifo di centinaio di perone, in un palazzotto dello sport e non in una palestra.
State facendo molto di più, quindi, che non portare una piccola città agli onori della cronaca sportiva nazionale, state promuovendo valori. E questa è una roba seria, oggi, molto seria. Da qui vi viene l’obbligo che avete domenica a Mantova. Non di vincere, ma di giocare tutti e dieci come non avete mai giocato. Di giocare la più bella partita della vostra splendida carriera, splendida non perché avete giocato in B1, o il prossimo anno in A, ma perché ci state insegnando a vivere.

Arrigo Antonellini  

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