
NASCE ALI
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ALI non è solo l'Associazione
Librai Italiani, ma anche l'Associazione Laureati Italiani.
Il fatto che esista l'Associazione Laureati Italiani è un segnale chiaro e inequivocabile . C'è qualcosa di preoccupante, molto preoccupante, che sta accadendo nel nostro Paese. E' la milionesima associazione che sta prendendo forma? E' composta da persone tutte con lo stesso titolo di studio e che lavorano? No. E' un'associazione di laureati e basta. Di tutti i laureati, e cerca di affrontare i problemi dei laureati, con riferimento al mondo del lavoro, ovviamente. Quali sono questi problemi? Beh, solo per citarne alcuni, che a volte un laureato non riesce neanche ad entrare nel mondo del lavoro. Che a volte ci entra come precario, il che significa non poter neanche buttare le basi del proprio futuro. Spesso un laureato entra nel mondo del lavoro con mansioni di bassissimo profilo, ma qui la gavetta non c'entra perchè dopo tre o quattro anni... sempre quello continuerà a fare, se non peggio. E intendo dire che un laureato al call center è una vergogna e non una conquista, ma su questo punto si attende ancora la risposta del ministro Cesare Damiano. Altre volte il laureato entra in nero nel mondo del lavoro, e spesso ha un capo non laureato, meno competente di lui e che guadagna il doppio o il triplo, secondo il principio che chi sta in alto non vuole rotte le scatole da chi sta in basso, da cui la creazione dei famosi "tappi carrierali". E insomma, mi sono detto: "A chi sarebbe venuto in mente dieci anni fa di mettere in piedi una simile associazione?" A NESSUNO. Perché? Perchè dieci anni fa un'azienda che voleva ritenersi seria non avrebbe mai assunto un laureato con un contratto precario e men che mai in nero. Dieci anni fa nessuna azienda seria avrebbe assunto un laureato con inquadramento inferiore al 5° livello Super del contratto metalmeccanico privato (6° livello di quello pubblico), cioè nessuna azienda sana avrebbe mai pensato di assumere un laureato ad un livello che non fosse quello impiegatizio. Ma ora è tutto cambiato, e io mi chiedo: "Era un privilegio assurdo quello che la società ci riservava o aveva una sua ragion d'essere?" Aveva una sua ragion d'essere. Basta leggere un po' di storia per capirlo, perchè la storia è piena di civiltà che hanno primeggiato su altre grazie al fatto d'aver investito in cultura. Si era consapevoli che l'investimento del singolo individuo sulla cultura era un bene di tutti, di cui si sarebbe presto o tardi avvalsa l'intera collettività, e quindi andava protetto e sempre più incentivato. La società aveva deciso ieri, ma anche cento, duecento anni fa - ma possiamo andare indietro nel tempo quanto vogliamo - che riconoscere e tutelare il VALORE del SAPERE era la più potente leva strategica per evolvere, ossia occupare i posti di primo piano della scena mondiale. Non era quindi una scelta folle quella fatta dall'Italia e dai popoli di tutto il mondo e di tutte le ere, proprio no. Era la scelta di un Paese, il nostro, che voleva progredire come tutti gli altri. Che voleva crescere, evolvere e non chinare la testa e sprofondare in tutte le classifiche mondiali. Poi un giorno qualcosa è cambiato. Il Valore riconosciuto al Sapere è andato via via scemando, fino ad estinguersi del tutto. Se una ricercatrice italiana teme di non vedersi rinnovare la borsa di studio di 800 euro e decide di emigrare... va negli Stati Uniti e diventa professore ordinario di una delle più importanti università del mondo, capo ricerca del filone dei superconduttori, realizza il superconduttore che ridurrà drasticamente i costi energetici dell'intero continente americano e le viene pure conferito il premio come miglior ricercatrice dell'anno.... beh, come faccio a non dire che in Italia il valore riconosciuto al Sapere è ormai nullo? Come faccio a non fiutare il disprezzo che la classe politica italiana emana da tutti i pori nei confronti di chi ha studiato e persino degli scienzati? Avevamo anche un premio Nobel come Carlo Rubbia in Italia, pronto a istallare dei particolari specchi in Sicilia che avrebbero creato la prima energia pulita a costo zero, in un'Italia che non dispone ancora di fonti energetiche proprie, ma che abbiamo fatto? Gli abbiamo dato il ben servito anche a lui. La Spagna l'ha subito messo a capo del più importante centro di ricerca energetica nazionale, e Rubbia ha realizzato il suo sogno. L'ha fatto per il popolo spagnolo, ma va bene così. Essendo una persona globalizzata, penso che l'importante alla fine sia che l'abbia realizzato, e poco importa che l'abbia fatto qui o in Spagna o in Vietnam. Ma poi come faccio a non vergognarmi della classe politica che sta a capo del mio Paese? Come faccio a non vergognarmi di essere un italiano? La Seconda Repubblica è arrivata da tempo ma l'Italia sprofonda ogni giorno di più. Sull'altro fronte nasce il Partito dei Giovani e un numero sempre più elevato di associazioni. Si comincia a protestare per i soprusi lavorativi subiti e ad indignarsi. Ma sul WEB, ancora soltanto sul Web, purtroppo. Nasce anche ALI, da un'iniziativa di Vincenzo Masullo, il quale che i diritti dei laureati siano stati massacrati e io la penso come lui, ma forse c'è mezza Italia che la pensa come lui, no? E' evidente che il problema è che eleggiamo persone grette, anzi che i partiti eleggono persone grette, perchè non siamo più noi a scegliere i nostri rappresentanti, ma i partiti, cioè non siamo più in democrazia, ma in oligarchia. Solo chi è gretto non capisce il valore dell'investire in cultura e meritocrazia, per me sinonimi di ricerca e sviluppo, ma voglio essere chiaro su questo punto: Per me Meritocrazia è un concetto che vale per tutti, per i laureati come per gli analfabeti, indistintamente, in quanto la bravura alberga ovunque e non ha certamente fissa dimora negli attestati scolastici. I massacrati in Italia sono soprattutto giovani e laureati? Forse. Io credo che sia massacrato chiunque non goda della protezione di qualcuno, ma questo è solo il mio pensiero. Certo i giovani si trovano davanti problemi enormi da affrontare, e certo i laureati non possono dirsi valorizzati per i lavori che svolgono dopo una vita di studi. E perciò nasce l'ALI, alla quale auguro di crescere sempre di più. Buon lavoro all'Associazione Laureati Italiani e a Vincenzo Masullo che ne ricopre la carica di Presidente. Il giorno in cui l'Associazione dei Laureati Italiani chiuderà, noi dovremmo salire sulla Torre Eiffel a festeggiare con una bella coppa di champagne, perchè significherà che ognuno si sentirà nuovamente tutelato dallo Stato nei suoi diritti, e cioè dalla collettività intera, dal comune sentire, e non soltanto dalla propria associazione di appartenenza. Quel giorno sarebbe un grande giorno, per me, per te e per tutti. Alessandro Antonellini |