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«Una provocazione per il mondo, una sfida per la
famiglia». Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero sintetizza in
due battute l'impressione ricevuta dalla lettura del messaggio di Benedetto
XVI per la Giornata mondiale della pace, intitolato "Famiglia umana,
comunità di pace".
«La provocazione salutare - spiega Olivero - è nell'invito forte, insistito,
'radicale' a leggere la comunità degli uomini, tutti gli uomini, come
famiglia umana, e non in senso meramente ideale o sentimentale, bensì in
senso "naturale". Il riferimento qui al diritto naturale è davvero
innovativo e stringente. Per natura gli uomini sono tutti fratelli e dunque
v'è un obbligo "naturale" alla solidarietà e alla corresponsabilità in tema
di pace, ma anche di ambiente e di economia. Questo significa radicare il
rapporto tra gli uomini e tra i popoli ad un livello di condivisione più
profonda di quanto possa essere immaginato da qualsiasi comunanza di matrice
storica, culturale, politica o ideale. Significa legare il destino
dell'umanità ad una corresponsabilità reciproca senza la quale nessun
percorso di pace è possibile».
«Per quanto riguarda la famiglia - continua il presidente delle Acli -
presentarla come prima agenzia di pace significa senz'altro valorizzare la
sua presenza nella società in una maniera ancora nuova. Ma il messaggio del
Papa vale anche come una sfida. Attribuire infatti alla famiglia una così
grande responsabilità nella costruzione della pace significa, da una parte,
invitare le famiglie a fare e trovare la pace al proprio interno, perché "la
violenza, se perpetrata in famiglia è particolarmente intollerabile",
dall'altra spingerle ad aprirsi all'esterno in una logica di forte e nuova
corresponsabilità»
Sugli aspetti più propriamente "politici", il presidente Olivero sottolinea
l'invito di Benedetto XVI ad ancorare il diritto internazionale alla norma
morale naturale per evitare che la norma giuridica resti in balia di fragili
e provvisori consensi; l'appello a privilegiare "la strada del dialogo
piuttosto che delle decisioni unilaterali" per la gestione delle
controversie internazionali; l'esortazione a lavorare per la
smilitarizzazione del pianeta interrompendo la corsa agli armamenti,
soprattutto quelli nucleari. A questo proposito Olivero ricorda la raccolta
di firme in cui le Acli sono impegnate da mesi insieme ad altre associazioni
per sostenere la Legge di iniziativa popolare, già depositata presso la
Corte di Cassazione di Roma, che chiede l'eliminazione delle testate
atomiche dal territorio nazionale. In ottemperanza al Trattato di non
proliferazione nucleare (TNP) ratificato nel 1975 dall'Italia, con cui il
nostro Paese si impegnò a non produrre e a non acquisire armi atomiche.
L'impegno è stato fino ad oggi disatteso: nel territorio nazionale sono
infatti custodire 90 testate atomiche fra la base Usaf di Aviano e
l'aeroporto militare di Ghedi (Bs). |