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Innanzitutto
sono onorato dell’occasione che mi è stata data di ricordare un personaggio
come Beniamino Andreatta, una personalità ricca e sfaccettata, un politico
lungimirante, un intellettuale raffinato che ha saputo leggere i nostri
tempi come pochi altri, indicando strade che agli occhi dei contemporanei
apparivano oscure o nascoste, ma che si sono rivelate essere vie maestre per
la modernizzazione sociale e politica di questo Paese.
Penso che il modo migliore di mantenere viva la sua memoria sia di
continuare a percorrere quelle strade con lo stesso spirito critico che lo
contraddistingueva e con il coraggio di dire e proporre soluzioni
coraggiose.
Questo è uno degli elementi più importanti della sua lezione; è l’eredità
più grande che lascia certamente a chi è impegnato nel mestiere della
politica, ma anche al cittadino che intende la politica come partecipazione
e non semplicemente come una procedura di delega, un rito che ogni certo
numero di anni va portato a termine per dovere e non per convinzione.
Il primo insegnamento di Andreatta è che in questo Paese c’è bisogno di
coraggio: di dire cose anche sgradevoli, di indicare quello che non va senza
ipocrisia, di non nascondere per convenienza o paura le verità più scomode.
Andreatta aveva la franchezza che possiede chi ha una chiara visione del
mondo, chi non si ferma alle apparenze ma spinge l’analisi fino in fondo.
Questo lo ha portato spesso a essere più avanti del proprio tempo, ad
anticipare conclusioni che sarebbero diventate naturali ma che quando lui le
indicava sembravano improbabili.
Ci sono molti elementi del pensiero di Andreatta che a mio parere sono
ancora oggi vivi e presenti.
A cominciare da quello di una grande forza moderata e riformista, che
riunisse parti della sinistra e del centro cristiano, ha avuto l’effetto che
lui prevedeva, di cambiare il panorama italiano, di ridefinire la struttura
politica del Paese.
Aveva capito che l’elettorato stava cambiando, che la società stava
cambiando e che questi cambiamenti richiedevano risposte nuove.
L’idea dell’Ulivo ora che anche questa esperienza è passata sembra semplice:
ma qualunque sia la valutazione sui governi che l’hanno visto forza
centrale, ha cambiato la storia del fare politica in Italia.
Ha cambiato il modo stesso di pensare la politica.
Lo stesso Partito democratico deve molto a questa idea nata per rispondere a
nuove esigenze e nuovi equilibri.
Va detto che l’Ulivo doveva essere una forza innovatrice in un Paese che a
sua volta si doveva rinnovare socialmente e culturalmente.
Questo secondo passaggio è mancato, ma il progetto di Andreatta resta
inattaccabile: ritengo anzi avesse messo in conto che potesse verificarsi.
La società italiana non è cresciuta ancora abbastanza per sostenere un
modello di civiltà politica di stampo europeo, dove non esistono nemici ma
avversari, dove la contrapposizione non è fondata su rancori ideologici ma
su una diversa interpretazione di quali siano gli strumenti per governare il
Paese, sull’originalità dei programmi.
Ma lo sta facendo è ormai storia di questi giorni, con il Partito
democratico: ecco che il pensiero e la personalità di Andreatta continuano a
influenzare il cambiamento; sono ancora punti di riferimento fondamentali,
le sue analisi, così libere da apparire a volte spregiudicate, anche se a
ben guardare sono sempre restate fedeli ai valori ben precisi, ci insegnano
che dobbiamo sempre rimetterci in gioco, non dobbiamo accettare nulla come
scontato.
E, voglio ripeterlo, si deve sempre avere il coraggio di nominare le cose
con il loro nome, di portare alla luce cosa non va.
Solo così si possono trovare soluzioni ai problemi.
Essere persone nuove, votate al cambiamento non è una questione anagrafica o
di noviziato, ma di disciplina e di passione politica. Come l’esempio di
Andreatta ci insegna: anche oggi la sua analisi sarebbe più moderna di
quella di tanti nuovi arrivati della politica.
Coraggio e libertà e di pensiero sono le doti che tutti dobbiamo invidiare a
Beniamino Andreatta: sono convinto che la sua eredità continuerà a essere di
confronto nel cammino di questa società, così come al sua voce potrà ancora
alzarsi nitida, dalle sue carte, come era nitida quando interveniva
pubblicamente, per dirci cosa siamo, dove stiamo andando e cosa dobbiamo
fare per migliorare il cammino.
Con ragionamenti stringenti e coerenti, ma anche con la passione di chi
parla di politica perché ritiene che sia qualcosa di cui gli uomini hanno
bisogno per migliorare il mondo.
Per questo non smetteremo mai di ringraziarlo, per questo non smetteremo mai
di ricordarlo, cercando, da umili alunni di essere alla sua altezza.
Gianni Bessi |