
AS SèN PRòPI DIVARTì!
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Era di scena la Compagnia Teatrale De Bosch di Gambettola, diretta da Leo Bartolini, che ha presentato due esilaranti farse tratte dal loro ricchissimo repertorio. La Compagnia De Bosch è certamente l’espressione romagnola più alta in fatto di farse ed al di là di una scenografia al limite dell’essenzialità e di un apparato luci non all’altezza della proposta, ha veramente divertito il pubblico lughese. Per i nostri lettori, cerchiamo di capire cos’è “la farsa”. La farsa è una forma drammatica, di solito breve, a contenuto comico burlesco, di tono popolare, la cui struttura e trama sono basate su situazioni e personaggi stravaganti, anche se in generale viene mantenuto un certo realismo: si distingue nel mostrare eventi, storie e atmosfere quotidiane, ma declinate in modo grottesco e nei loro aspetti irrazionali. I temi e i personaggi possono essere di fantasia, però devono risultare credibili e verosimili. Anche se la farsa è prevalentemente comica, sono state scritte farse in tutti gli stili teatrali. La parola deriva dal vocabolo latino farcire, per l'abitudine di impiegare le farse come brevi interludi “riempitivi” tra due drammi seri. Nel tardo medioevo francese viene elaborata in forma drammatica e laica che si caratterizza come irruzione profana e goliardica all'interno dell'orizzonte sacro dei Misteri e delle Moralità. Rimasta viva nella pratica scenica della goliardia accademica del Quattrocento e del Cinquecento, nella sperimentazione dialettale comica colta e popolare arriva fino a Molière che esordisce a corte nel 1658 con “Il dottore amoroso”. La farsa è la più diretta eredità della commedia dell'arte e sopravvive fino all'immediato dopoguerra nelle compagnie girovaghe specializzate (volgarmente note come `guitti') che si distinguono per la recitazione enfatica o nei piccoli circhi, in cui gli artisti concludevano lo spettacolo con la “farsa finale”, attinta da un repertorio antichissimo e variata quotidianamente per attirare maggiore pubblico. I canovacci delle farse erano generalmente adattamenti di libretti d'opera o della letteratura teatrale. Il repertorio proprio della farsa sopravvive nelle compagnie di burattinai. Efficaci testimonianze delle compagnie di farsa si hanno nelle memorie di Petrolini o nella ricostruzione del teatro dei guitti data da Eduardo nel proprio film Fortunella (1958). Come riferimento di genere comico e popolare è entrata anche nel linguaggio delle avanguardie novecentesche, indicando uno stile più che una formula di genere.
Arrigo Antonellini |