LUGO SENZA CINEMA

L’articolo di Stefano Visani uscito venerdì, su “Sabato Sera” sfonda una porta aperta… una porta dalla quale tutti i buoi sono ormai scappati: le sale cinematografiche.
Recenti, le chiusure dell’Astra e del Venturini, prossima quella del Doria, questa estate non ci sarà, a Lugo, cinema all’aperto.
Così come sono assolutamente condivisibili le sue considerazioni circa il dato che se si opera per valorizzare la città, non ci capisce perché i settori di intervento siano solo il commercio, il teatro e gli eventi e non anche il cinema.
Anche lo sport di squadra, quello che registra i maggiori interessi di pubblico, aggiungo io. Cinema e sport: sicuramente, cultura, anche se accostamenti tra mondi diversi sono sempre improponibili.
Rimanendo al cinema (di sport abbiamo parlato ieri) vale lo stesso ragionamento che si usa nel turismo: incoming e outcoming il che tradotto significa perché al cinema i lughesi devono andare a Faenza e a Ravenna in inverno e in estate a Bagnacavallo e non viceversa?
Ma c’è un dato che preoccupa di più: il fatto che i lughesi che vedono film, dovendo trasferirsi, calino. E questo è un dato che non può non preoccupare, ancora una volta, in primo luogo il Comune e la sua politica culturale. Vedere film significa sapere, conoscere cosa sto succedendo oggi in Italia, in Europa, nel Mondo. Come cambiano, con velocità incredibile, i modi vita, i valori, gli interessi. Il cinema è soprattutto “sociologia”, sicuramente cultura. E sappiamo qual’è l’alternativa: vedere Mario Rossi vincere 500mila euro perché sa di che colore era il vestito della Parietti quando presentò Sanremo…

Arrigo Antonellini

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