|
Davvero non
capiamo perchè si dedichino intere pagine, per
sciogliere il "nodo" di che scelta faranno due ex
dirigenti di un partito, dopo la decisione del partito
in cui militavano, di darne vita ad uno nuovo. Viene
davvero spontaneo dire ad alta voce, il titolo di queste
righe. Ovvio che la curiosità di sapere quale consenso
avrà dagli elettori, questa grande novità della vita
partitica italiana, sia alta. Ma credere, o far finta
di credere, che sul suo livello del consenso popolare,
possa avere influenza la scelta di queste due persone,
appartiene ad una visione della società italiana di
qualche anno, se non decennio, fa. Davvero qualcuno
pensa che i due predetti stiano a cavallo con dietro un
esercito di mercenari che li seguirà dovunque andranno?
E che se magari qualcuno avesse qualche dubbio
sulle scelte del "capo", le fugherà con il motto: "così
ha deciso lui e così devo fare io!". Siamo in una
logica neanche anni novanta,
ma addirittura anni sessanta, in merito al "fascino"
dei partiti, al livello di fiducia che ponevano in loro
gli italiani, al ruolo di guida e di trasmissione della
"linea" che, nel dopoguerra, avevano i leaders dei
partiti, in un paese allo sbando dopo la guerra. Nel
2007 chiedere a Mussi per chi voterà, risponde alla
stessa curiosità di chiederlo alla prima persona che
incontriamo per strada e la sua risposta andrebbe nelle
pagine di cronaca e non di politica, con lo
stesso valore di sapere per quale squadra di calcio
faccia il tifo lo stesso Mussi. Pensiamo proprio che
quando saremo in cabina, ci poteremo la nostra testa, e
non un'agenda di cento pagine in cui sia scritto ciò che
i giornali ci hanno detto in merito alle intenzioni di
voto di Fassino, Berlusconi, Rutelli, Fini, Bossi,
Casini, Mussi... "La testa lela la mì": risponde il
salariato agricolo di Paolo Parmiani, nel 1904, al
padrone che sta per ordinargli per chi deve votare!
Arrigo
Antonellini |