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Nel dibattito
politico si dicono e si scrivono milioni di parole,
molte delle quali incomprensibili per milioni di
italiani.
C’è un numero,
invece, che si trova solo dopo attenta ricerca e che
dovrebbe invece essere di dominio pubblico: 2.376.285
E’ il numero
degli italiani iscritti ai partiti, o, almeno quelli che
i partiti dicono di essere i loro iscritti, ma
considerato quanto si è saputo prima del congresso della
Margherita sul numero, appunto, dei tesserati, forse ci
si potrebbe fermare, almeno a 2 milioni.
Ma ciò che
conta è che, centomila in più, centomila in meno, i
partititi dichiarano che la percentuale degli italiani
di “loro appartenenza” è inferiore al 5% e che gli
italiani non iscritti, sono più del 95%.
Un dato che
poi è bene leggere insieme a quello che attesta che un
elettore su quattro, o non va a votare, o vota scheda
bianca o nulla.
Due numeri che
sollecitano, giustificano, la nascita di “partiti nuovi”
più di quel fiume di parole di cui si diceva. E si
tratta ovviamente di un discorso trasversale, con i soli
615 mila iscritti ai Ds (al Pds erano quasi un milione),
i 600mila ad Alleanza nazionale, i 430mila alla
Margherita e i 190mila a Forza Italia, come pure
l’astensione al voto è sicuramente, per sua natura,
problema trasversale.
Che democrazia
è quella dove il 5 per cento decide per tutti, la
composizione del Parlamento, i nomi dei Governatori e
dei Sindaci? Il 5 per cento o, in realtà, lo zero
virgola molti zeri, considerato che quella parte dei due
milioni di iscritti che partecipa alle assemblee di
partito con all’ordine di giorno queste “scelte” (si
dice appena, mediamente, un quarto, 500mila, l’uno per
cento degli italiani!) si trovano davanti proposte già
preconfezionate?
Già, partititi
nuovi, ma soprattutto appropriazione del potere dei
cittadini, sancito dalla Costituzione, di scelta diretta
dei propri rappresentanti attraverso le Primarie. Un
partito nuovo il cui “primo” coordinatore sarà scelto
con un accordo tra i dirigenti dei Ds e della
Margherita?
Arrigo
Antonellini |