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C'è una fiaba di
Hans Christian Andersen, noto scrittore e poeta danese dell’ottocento, I
vestiti nuovi dell'imperatore.
Un imperatore vanitoso si occupava solo della sua immagine e non di
governare bene.
Alcuni imbroglioni gli dissero che avevano tessuto una stoffa
formidabile, leggera, meravigliosa, che sarebbe stata invisibile agli
stolti e agli indegni.
I cortigiani in verità non la videro perché non c’era, ma per non
passare da diversi ed essere giudicati male, fecero finta che il vestito
ci fosse e dissero tutti che era bellissimo
Anche l’imperatore in verità non vedeva affatto il vestito che non c’era
ma finse anche lui come tutti.
Così ammantato, sfilò dunque per le vie della città di fronte a una
folla di sudditi che applaudivano e lo lodavano la sua eleganza.
Solo un bambino gridò: “Ma l’imperatore è nudo!”
Oggi lo avrebbero linciato. Come i critici della legge 30 sulla
situazione precaria dei lavoratori.
Lo scopo della fiaba è di denunciare una situazione in cui una
maggioranza sceglie volontariamente di non far parola di un fatto ovvio,
fingendo di non vederlo. E se non lo vedi, se non te ne assumi la
responsabilità, il fatto sembra non esistere.
Le morti bianche, le morti sul luogo di lavoro.. un fatto che c'è e non
c'è.
Lo si può esecrare, ma in forma astratta senza far nomi, come una cosa
di cui in fondo nessuno è responsabile, una specie di fatalità non
addebitabile ad alcuno. Muoiono sì migliaia di persone, è una strage,
una guerra, numeri simili a quelli delle nostre vittime in Afghanistan e
in Iraq moltiplicati per mille, ma si vede che moriranno per caso. Non
ci sono mai responsabili.
Indicarli per nome, dire chiaramente che essi non sono morti per un
colpo di sonno, di un attentato o di una rapina ma a causa di leggi
infami, che hanno nome e cognome, è un tabù politico che fa scattare
tutti gli anticorpi di un organismo che ormai non ha più
contrapposizioni ideologiche ma solo autodifese corporative.
Il vero reato sembra essere denunziare i colpevoli, dire i nomi di chi
ha messo cinicamente a rischio la vita di tanti troppi onesti
lavoratori!
Alessandro Antonellini
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