LE NOVITA’ DEL NUOVO PARTITO

C’è un dibattito sul nascente Partito Democratico che sta facendo emergere una grande questione generazionale: in un Paese che premia l'anzianità di servizio più che le capacità, i giovani restano fuori dalle posizioni di responsabilità. La lista Gawronski dei giovani del comprensorio lughese pone giustamente tale questione al centro della propria proposta politica. E' bene ribadire, se ce ne fosse ancora bisogno, che la gerontocrazia è un male per l'Italia, non (solo) per i giovani, in particolare in un contesto in cui, per i cambiamenti frenetici che occorrono nell'organizzazione dell'economia e nelle tecnologie, l'esperienza accumulata conta meno che in passato mentre contano sempre più le capacità di ricezione ed adattamento, generalmente più elevate negli individui più giovani. Non è dunque un bene neppure che le giovani generazioni siano pesantemente sottorappresentate in politica.
In Italia gli under 40 rappresentano il 38% della popolazione maggiorenne ma costituiscono solo l'8% dei deputati. Con una incidenza sulla popolazione maggiorenne tutto sommato paragonabile, gli under 40 rappresentano il 14% dei parlamentari in Gran Bretagna (Camera dei Comuni), il 20% per cento in Olanda, il 31% in Finlandia. Fra i vari meccanismi che determinano tale distorsione vale la pena ricordare che al momento occorre avere almeno 25 anni per essere eletti alla Camera e 40 per il Senato, e che il diritto di voto per il Senato arriva solo a 25 anni. Tali restrizioni si sommano alla già scarsa propensione al voto dei giovani che si riscontra presso tutte le democrazie europee.
L'evidente sottorappresentazione dei giovani in tutte le sedi decisionali ha poi implicazioni di non poco conto sulle scelte fatte dai nostri governanti: di fatto nell'ultimo decennio si è determinata una divisione della nostra società, in cui i padri vivono il meglio delle garanzie del modello continentale europeo mentre i figli vivono il lato peggiore della flessibilità di questo modello, pur senza goderne le opportunità. La nascita del PD sta ora fornendo l'occasione per farsi sentire ad una nuova generazione. Se ne colgono segnali di rilievo nei programmi di tutti i candidati alla segreteria e nella nascita di nuovi movimenti.
Si tratta di sviluppi importanti, che occorre augurarsi riescano ad avere un impatto, sia sull'opinione pubblica che sulla stanza dei bottoni. Ciononostante la questione generazionale è stata in questi giorni spesso posta in termini semplicistici, e questo non ci aiuta a capire quello che realmente sta succedendo. Il problema viene presentato come un conflitto fra generazioni, una competizione dei padri con i figli che vede i figli perdenti. Non penso sia proprio così, non è neppure una questione di chi è precario e a che età. Si tratta, invece, di una conseguenza e di un ulteriore aspetto di quelle che, credo, siano le malattie croniche dell'Italia: l'assenza di mobilità sociale, la prevalenza dei sistemi familiari sulla competizione di mercato, la permanenza di rendite e privilegi che, nei fatti, si trasmettono di padre in figlio. La divisione generazionale della società, l'esplosione delle rendite, la conservazione dei privilegi di casta fanno sì che le prospettive di un giovane dipendano poco dal suo impegno o dalle sue capacità e molto di più da quanto potrà ereditare dalla generazione precedente, in termini di benessere, lavoro e, il che è peggio, potere. Un movimento che voglia essere sinceramente e profondamente rinnovatore come potrà esserlo il nuovo PD dovrebbe dunque dedicare maggiore attenzione ai temi della mobilità sociale e della uguaglianza di opportunità, che mi auguro possano costituire le stelle polari del nuovo partito. Ha certamente ragione chi chiede più giovani nelle liste e più in generale più giovani nei posti di responsabilità. Occorrerà però anche chiedersi quanto rappresentativi questi giovani saranno della società e dei loro coetanei. I candidati saranno scelti per l'utilità dei loro “superiori” o per ciò che possono portare dal mondo delle persone normali? Anche queste scelte ci diranno parecchio su che tipo di partito sarà il PD. I segnali che il mondo politico ha mandato negli ultimi anni non sono stati incoraggianti se è vero che abbiamo assistito alla crescente moltiplicazione, presso tutti gli incarichi pubblici, di mogli, figli, nipoti, fratelli. Meglio non addentrarsi alla voce "amici di famiglia" o "dipendenti". E' certo un avvertimento per chi pensa di poter risolvere tutto con innovazioni istituzionali quali il limite al numero dei mandati in parlamento o il voto a 16 anni. E purtroppo non mi pare che tali questioni vengano poste con sufficiente chiarezza nemmeno da chi, genuinamente, si batte per modernizzare il nostro Paese. Siamo sicuri che la questione generazionale sia solo o soprattutto una questione di età?

 

Alessandro Antonellini

 

Foto: al centro e a destra Elena Ghiselli e Annalisa Antonellini, candidate alle Primarie nazionali di domenica 14 ottobre per Pier Giorgio Gawronski

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