|
E’
di Barbiano il vincitore dell’edizione 2007 del “Festival Internazionale
del Cinema Libero” di Roma, categoria “Miglior Regia e Colonna Sonora”.
Il ventiduenne Alessandro Tamburini presentava il suo ultimo mediometraggio,
“Trappola”, girato a Russi e soprattutto nella campagna di Solarolo con
attori non professionisti, fra cui due simpatici “vecchietti” del posto.
Sebbene il film si presenti alla visione come un’opera professionale, è
stato realizzato invece con una semplice videocamera digitale miniDV ed un
software di montaggio per pc.
Orgogliosi che “uno di noi” stia cominciando a darsi da fare nel cinema,
diverse sono già state le proiezioni di “Trappola”: da Voltana a Solarolo,
in cui la piazza era piena oltre ogni aspettativa.
Per chi se lo fosse perso può trovare il film sul sito:
www.youtube.com oppure, in ottobre,
partecipare alla serata presso il circolo “La Gradisca”, a Lugo.
Parliamo del tuo film, Alessandro. Come ti è venuta l’idea?
Direi che è nato tutto per caso, senza un’idea ben precisa. Un bel giorno io
e il mio amico Marco ci siamo messi in macchina ed abbiamo iniziato a
pensare di girare alcune scene di dialogo. E così abbiamo agito di
conseguenza. Basandoci sull’espediente di due giovani che vanno alla ricerca
delle luoghi dove girare un film, abbiamo improvvisato alcuni dialoghi
davanti alla macchina da presa in piazza a Russi (RA) e a Palazzo San
Giacomo, i quali mi sembravano i posti più adatti per l’incipit del film e
trovando sempre, giorno per giorno, un cielo meravigliosamente nuvoloso.
Il casolare-labirinto che fa da sfondo all’intera vicenda è di Solarolo,
vero?
Sì. Questo casolare dell’ 800 è di proprietà di uno dei protagonisti del
film. Prima o poi ci avrei voluto girare qualcosa perché mi affascinava
molto.
Così ci recammo in questo luogo e trovammo Gino, che già io conoscevo da
tempo, questo arzillo vecchietto di oltre 70 anni e gli chiedemmo di provare
a recitare con me. Il risultato fu stupefacente e da quel giorno decidemmo
di iniziare a girare in quella casa, data anche l’immensa disponibilità del
caro Gino.
Giorni dopo, ci accorgemmo che un’altro vecchio bazzicava in quella casa,
curando l’orto e il pollaio, così chiesi anche a lui di recitare qualcosa
assieme a Gino. Rimasi colpito una seconda volta perché assieme mi
sembravano due ragazzini in perfetta sintonia tra loro con urli, salti,
corse e bastonate.
Il canovaccio iniziò a prendere forma, così come il film stesso.
Girammo quasi tutti i giorni, per quattro mesi. Io pensavo alle scene da
girare giorni prima e abbozzavo una traccia dei dialoghi. Poi andavamo sul
posto e giravamo.
A volte giravamo, per necessità, scene sparse che non avevano nulla a che
fare con l’andamento cronologico della storia e i due vecchietti, spesso,
non ci capivano niente. Mi ricordo che gli dicevo sempre che quello che
conta era il risultato finale e devo dire che stranamente non mi hanno mai
mandato a quel paese.
A metà film compare una signora che ho visto essere la protagonista del
tuo film precedente “Ti uccido il cane!”. Chi è?
E’ mia zia. Con il film precedente avevo già al Festival Internazionale del
Cinema Libero di Roma come Miglior Film, Miglior Montaggio e Miglior Attrice
Protagonista, appunto, mia zia Verdolina Migliaccio, donna di origini
napoletane nonché attrice nata, che è l’elemento trainante del film.
In “Trappola” ho assolutamente voluto una comparsata di mia zia, che
considero una sorta di mia attrice-feticcio e che spero di continuare a
usare se farò altri film.
Hai vinto a Roma anche come Miglior Colonna Sonora. In base a che criteri
hai selezionato le musiche?
Le musiche non sono originali. Cioè sono brani di musica classica, che ho
montato di pari passo con le immagini nei punti del film che mi sembravano
più adatti al commento musicale.
Io sono un accanito ascoltatore di musica classica e ho voluto utilizzare
soltanto questo tipo di musica come commento al film. Mi piace considerarla
come una scelta stilistica adottata anche nel mio film precedente e nei film
a venire, qualora ce ne saranno.
Ci puoi parlare dei tuoi progetti futuri?
In futuro penso che continuerò a tentare di entrare al Centro Sperimentale
di Cinematografia di Roma, che è la migliore scuola di Cinema in Italia,
nonché la più antica. Ci sono molti corsi per Cinema, non solo a Roma che,
spesso, sono molto costosi e, alla fine, non ti lasciano niente in mano.
Emilio Petrone |