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Il consiglio provinciale ha approvato all’unanimità un ordine del giorno,
presentato dal consigliere dell’Ulivo Cristina Federici e dal capogruppo
Angelo Zoli, relativo ai “diritti umani in Birmania e liberazione di Aung
San Suu Kyi”.
Di seguito se ne riporta il testo integrale:
PREMESSO CHE
- La Birmania oggi conosciuta con il nome di Myanmar è da decenni soggetta a
un regime spietato e autoritario;
- gli articoli e le notizie apparse sulla stampa recentemente hanno
riproposto all’attenzione dell’opinione pubblica italiana il dramma di
questo popolo e quello di Aung San Suu Kyi;
- Aung San Suu Kyi, leader della Lega Nazionale per la Democrazia, partito
che ha tentato per lungo tempo di riportare la democrazia e i diritti civili
nel Paese, Premio Nobel per la Pace, dal maggio 2003 è stata costretta agli
arresti domiciliari ed oggi risulta rinchiusa in un carcere di massima
sicurezza per un inasprimento della pena conseguente alla grande marcia
della pace intrapresa pochi giorni or sono da una folla immensa di monaci,
suore buddiste e civili che ha invaso le strade della capitale birmana
Yangoon per arrivare fin sotto casa della leader ideale Aung San Suu Kyi e
protestare contro la dittatura,
-Suu Kyi, donna tenace e coraggiosa, ha subito a causa della sue idee,
profonde umiliazioni, l’arresto, la detenzione, l’allontanamento dalla
famiglia, senza mai arrendersi alla violenza e all’arroganza del potere;
-oltre mille prigionieri politici sono stati vittime di torture ed abusi
durante la detenzione e molti hanno perso la vita.
Centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini sono tuttora costretti al
lavoro forzato, sia da parte dei militari, sia da parte delle autorità
locali e sono spesso obbligati a deportazioni forzate; mentre detenzione,
esecuzioni, torture e stupri, sono utilizzati come mezzo di potere.
- Appelli per il rispetto dei diritti e della dignità umana, nonché per la
liberazione di Aung San Suu Kyi sono stati rivolti dalla comunità
internazionale al regime militare di Myanmar senza alcun esito;
- le ultime agenzie stampa ci raccontano che è iniziata la “caccia
all’uomo”: la giunta militare al potere ha intensificato la repressione
facendo fuoco sulla folla e uccidendo un fotoreporter straniero; sono stati
chiusi gli internet cafè, tagliate le linee telefoniche degli attivisti per
isolare le comunicazioni e imbavagliare le testimonianze su quanto sta
avvenendo.
CONSIDERATO CHE
Nel nella “Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo” viene in rilievo
“che gli Stati membri sono impegnati a perseguire, in cooperazione con le
Nazioni Unite, il rispetto e l’osservanza universale dei diritti dell’uomo e
delle libertà fondamentali”, e che “una concezione di questi diritti e di
queste libertà è della massima importanza per la piena realizzazione di tali
impegni”. La Dichiarazione è proclamata “come ideale da raggiungere da tutti
i popoli e da tutte le Nazioni, affinché ogni individuo ed ogni organo della
società, avendo costantemente presente questa Dichiarazione, si sforzi di
promuovere, con l’insegnamento e l’educazione, il rispetto di questi diritti
e di queste libertà e di garantirne, mediante misure di carattere nazionale
e internazionale, l’universale e effettivo riconoscimento e rispetto tanto
fra i popoli degli stessi Stati membri, quanto fra quelli dei territori
sottoposti alla loro giurisdizione”. La dignità umana viene quindi a
rappresentare il fondamento delle libertà, della giustizia e della pace nel
mondo e perciò stesso di tutti gli stessi diritti inviolabili della
personalità umana. I diritti umani fondamentali, sanciti dalle dichiarazioni
delle Nazioni Unite, sono riconosciuti dalla nostra Carta Costituzionale e
richiamati nel Trattato per la Costituzione dell’Europa.
Tanto premesso
L’Amministrazione Provinciale di Ravenna esprimendo solidarietà al Popolo
Birmano e alla Signora Aung San Suu Kyi
CHIEDE
al Parlamento italiano, al Governo, ai rappresentanti italiani presso il
Parlamento europeo e presso le altre istituzioni internazionali, di far sì,
che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, adotti una risoluzione
che porti il regime militare di Myanmar ad un tavolo negoziale per la
democrazia con tutte le parti interessate, a partire dalla Lega Nazionale
per la Democrazia e dalle organizzazioni dei gruppi etnici.
CHIEDE
che si profondano azioni, in ogni sede più opportuna e competente, nazionale
ed internazionale, affinché: sia garantito il diritto all’autodeterminazione
e il diritto alla libertà del Popolo Birmano, in tutte le sue
manifestazioni, dal diritto alla parola, diritto all’istruzione, diritto
alla salute, diritto al lavoro, diritto sindacale, diritto di espressione e
di pensiero.
Chiede altresì che sia garantita la libertà di Aung San Suu Kyi e di tutti
gli esponenti della Lega Nazionale per la Democrazia. |