|
Noi lughesi siamo forti! Nel nostro DNA c’è la voglia
di imitare le cose grandi, forse per uscire dall’anonimato provinciale.
Percorrendo Via Piratello, sulla destra andando verso Cotignola, c’è un
nuovo palazzo, a forma di cubo, assomigliante all’ex penitenziario
dell’isola d’Alcatraz, ubicata nella baia di San Francisco. Là, l’isola è
circondata dall’Oceano Pacifico, qui, invece, la costruzione è circondata da
un mare verde di prati.
In
lontananza, però, parrebbe anche il deposito di Paperon de’ Paperoni, lo zio
ricchissimo di Donald Duck, al secolo Paperino, entrambi noti personaggi di
Walt Disney.
Paperon de’ Paperoni, siccome si deve sempre difendere dalla banda
“Bassotti”, la masnada di ladri bonaccioni, tiene sempre il suo palazzo
chiuso ermeticamente. Avvicinandomi, però, ho notato un via vai di gente
attorno alla nuova costruzione e quindi ho pensato che non è il palazzo del
papero famoso, anche se di bande “Bassotti” ve ne sono tante in
circolazione.
Vivendo, in ogni caso, nel tempo dell’immigrazione di popolazioni islamiche,
mi sono detto che l’edificio assomiglia al cubo piantato nella città santa
della Mecca perché, là in mezzo all’ampio dei campi pare proprio piovuto dal
cielo.
Transitando ho constatato poi che il nostro “dado”, per farsi riconoscere,
porta una scritta che, se sulla facciata è completa, è monca sui due
fianchi. Questa è la scritta in ambo i lati: “Pala Banca di Rc”, seguita da
una serie di finestre.
Rc? Mentalmente ho ringraziato la provincia di Reggio Calabria per il regalo
fatto alla nostra comunità. Riflettendo su quel Rc mi sono domandato se è
invece un “Ro” monco, ed allora ho spaziato su Ro… vigo, Ro… goredo, ecc.
ecc.
Come già specificato, siccome sul lato dell’entrata la scritta enorme appare
completa, chiedo se sia poi così difficile, stando la serie di finestre,
porre ai lati del “cubo” una scritta un po’ più piccola per essere letta
interamente. I cittadini di Lugo sono forse abitanti di… Lu?
Il quartiere satellite “Francesco Baracca”si sta in ogni popolando e
s’allontana dai giorni in cui era spregevolmente chiamato “bronx”.
Tra le ombre della città, un lume, seppure ancora timido, si è acceso!
Vittorio Tampieri |