|
Riceviamo e pubblichiamo
Mi è capitato sott’occhio la riflessione del sig. Paolo Dal Fiume, recante
il titolo “Un Paese Normale”. Secondo l’Autore la condizione primaria per
un’Italia degna di essere ritenuta un Paese normale sarebbe il silenzio – o
quasi – degli uomini di Chiesa nei confronti delle vicende politiche della
nostra Nazione.
Anzitutto osservo che il sig. Dal Fiume si trova in perfetta sintonia con i
farisei dei tempi di Gesù, i quali tentarono in tutti i modi di far tacere
il Galileo di Nazareth, privo di qualsiasi autorità, ma molto autorevole
presso il popolo, che lo seguiva ed ammirava. Perciò non trovarono di meglio
che condannarlo a morte con una motivazione politica: avrebbe voluto
sostituirsi a Cesare, l’imperatore romano. Gesù aveva chiamato il suo re,
Erode Antipa, “quella volpe”; Gesù aveva contestato ai politici del suo
tempo l’arroganza del potere, le ingiustizie compiute a danno dei poveri, la
pessima amministrazione dei beni comuni, l’applicazione arbitraria della
legge; aveva più volte accusato di ipocrisia e di indebiti profitti i
titolari delle massime cariche dello Stato ebraico. Cosa c’entrava lui?
Perché un’ingerenza così aperta, costante ed ingiuriosa? A Gesù stava a
cuore il bene del popolo, la sua vita, la sua famiglia, l’educazione delle
nuove generazioni, secondo la legge di Dio, dimenticata o adattata da uomini
iniqui ai loro interessi, che stavano alla base delle loro convinzioni
politiche. Gesù fu il primo, grande martire, volontariamente sacrificatosi
per servire il suo popolo e l’umanità intera. Questa l’eredità lasciata alla
Sua Chiesa. E infatti sono milioni i martiri che, come Lui, lungo i secoli,
hanno dato la vita e la stanno dando ancora per coloro che nessuno
considera.
Quanta gente ingannata dalle cosiddette “battaglie di civiltà”, che il
compianto Papa Giovanni Paolo II soleva definire “civiltà del dolore e della
morte”. Quanta sofferenza nelle divisioni in famiglia! (la tragedia dei
fratellini di Gravina insegna molto a questo proposito). Quanti nascosti
rimorsi e pene conseguono gli aborti! Il divorzio non è forse la morte della
famiglia? Gli aborti non sono una moltiplicata strage degli innocenti?
L’eutanasia non rischia di diventare una condanna a morte di persone
inconsapevoli, cadute in mano a gente senza scrupoli? L’abuso delle cellule
staminali degli embrioni non è un’altra ecatombe di indifesi, condannati a
milioni all’estinzione? Se tutto ciò ed altro ancora dev’essere la normalità
di un Paese civile, verrebbe da dire che gli abitanti della giungla sono
assai più civili. Inoltre, in nome di quale tipo di democrazia si deve
chiedere agli uomini di Chiesa di tacere, quando ogni giorno la stampa ed i
mass-media coprono la Chiesa di calunnie, di insolenze ed ingiustizie? La
democrazia vera non garantisce ad ogni cittadino – senza distinzioni di
ruoli – la libertà di parola e di iniziativa? In Italia, come altrove,
esistono molti cristiani ed oneste persone desiderose di ascoltare la voce
della Chiesa. In base a quale diritto si deve impedire? Non siamo forse
usciti faticosamente da dittature che in pochi decenni hanno seminato il
mondi di vittime innocenti?
Abbiamo bisogno della “civiltà dell’amore e della pace” – altre parole di
Giovanni Paolo II. Parli dunque la Chiesa, che sa costruire questa civiltà,
nonostante che molti tentino di ostacolarla.
Con sincerità e cordialità
Ivana Buldrini e Luigi
|