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Il commento ad una tragedia, alla perdita di una vita umana, non può essere
"pensare positivo". Ma una morte che dà la vita a quella di due ragazzini,
DEVE far pensare.
Abbiamo aspettato che passasse la notizia sui media nazionali e anche i
commenti, pochi per la verità. Qualche giorno fa un ragazzo bosniaco di 31
anni, a Jesolo, ha perso la vita, annegato, dopo aver salvato quella di due
ragazzini. Non era un esperto nuotatore, il mare era mosso e con forti
correnti. Ha visto i due piccoli in grave difficoltà e si è buttato
traendoli in salvo entrambi, ma poi, vinto dalla corrente, è annegato. Ci ha
regalato due vite ma ha perso la sua!
Anche lui un ragazzo, aveva appunto appena 31 anni, con la sua famiglia
residente in Bosnia, venuto da noi a lavorare. Ci ha lasciato due ragazzini
vivi, dei "nostri", in una orribile concezione della divisione tra popoli, o
razze a, anche nazioni. Veniva da "fuori", Fuori da cosa? Dalla "nostra
casa, dal NOSTRO territorio segnato da una riga, un confine, ereditato per
quale grazia divina?. Fortunatamente lui non ha pensato sono due ragazzini
italiani, come succede a tanti di noi quando leggiamo fatti di cronaca,
sempre in prima pagina, di due "albanesi" o due "marocchini" che hanno
infranto le regole. Quanti italiani lo fanno?
Il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero ha detto che questo
ragazzo "straniero" ha dato una lezione di vita a tutti, a cominciare dai
politici che "dovrebbero pensare prima di lanciarsi in campagne demagogiche
contro gli immigrati".
Certo, in quegli attimi non pensava che avrebbe perso la vita, ma che si
metteva in grave pericolo, ovviamente sì e per qualcuno che per di più, non
conosceva. Lezione di vita, ragione signor ministro, una "lezione di VITA".
Arrigo Antonellini
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