POLITICA E BENE COMUNE

Riceviamo e pubblichiamo

La politica si sta allontanando sempre più dalla vita reale. Un sintomo evidente è l’antipolitica. Un altro sintomo, più sottile, è il polarizzarsi degli schieramenti che da molte parti viene propagandato come un progresso di civiltà. Inversamente la necessità di formare liste omnicomprensive ha come conseguenza un annacquamento di valori e programmi, una mediocrità di contenuti che genera un portatore sano del virus dell’ingovernabilità.
Quanto il portatore sia poco sano lo si può desumere dalle candidature: piovono capilista e detentori di poltrone sicure che poco o nulla hanno a che fare col territorio che dovrebbe esprimerli. E arrivederci governo del popolo privato anche del voto di preferenza.

Democrazia è, invece, permettere a chiunque di esprimere la propria opinione, avanzare le proprie proposte e, chi ottenga il consenso, abbia l’onore e l’onere di realizzarle.

Conciliare voci diverse non solo è possibile ma è doveroso. Le voci però devono avere lo stesso tono (leggasi dignità). Un dialogo nel quale qualcuno rinunci a priori a qualcosa di sé non è dialogo. Rinunciare ad affrontare certi argomenti perchè disturbano non è volontà di dialogo ma subordinazione culturale o peggio. Succede così che si cade nel moralismo attaccando le incoerenze personali di alcuni politici per nascondere la propria inconsistenza propositiva.

Il bene comune è il nostro bene. Chiediamo che ciascuno faccia responsabilmente la propria parte invece che logorarsi su modesti arroccamenti. La coperta è sempre più corta ma occorre decidere cosa è necessario coprire e cosa no. Non avremo mai abbastanza risorse, non avremo mai abbastanza governabilità: siamo costretti a mediare ma mediamo alto. Arrendersi subito significa arretrare.

Intanto che la politica giochicchia, il mondo va avanti e non è detto che avanti sia meglio. Per questo il richiamo ai valori diventa fondamentale: su quali basi giudicare il riformista o il conservatore?
E’ stato possibile proporre riforme pessime, come di conservare situazioni inaccettabili.
Il ruolo del cristiano, allora, é rimboccarsi le maniche e orientare al bene quello che il mondo ci spaccia come bene assoluto: il prodotto interno lordo, i servizi alla persona, l’efficienza, l’internazionalizzazione, l’innovazione, l’edilizia, i trasporti, la sanità, la qualità della vita. Tutte cose buone ma da sole non sono il bene.
Allora che finalmente la politica, come ha il coraggio di dire che il fumo fa male, cominci a dire se esiste qualcosa che fa bene e lo favorisca: la vita umana, la famiglia fondata sul matrimonio, la libertà religiosa, la libertà di intrapresa, la libertà di associazione.
Tenere alta l’attenzione su questi temi non è solo un diritto ma diventa un dovere perchè perseguire il bene arricchisce tutta la nostra società.
Questo sarà l’avvio della terza repubblica.

Giovanni Minguzzi
segretario comunale U.d.c.

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