UN PONTE PER LA PACE

Pedalata Lugo - Santerno

Oggi il nostro percorso si svolge lungo canali e fiumi dove si alternano viali ombreggiati a salite soleggiate e segnate dalla fatica di arrivare alla sommità di ponti che attraversiamo con la soddisfazione di aver superato un ostacolo, raggiungendo la meta. Il primo ponte che incontriamo dopo aver percorso la via del Pero, usciti da Lugo, è quello sul Senio a San Potito e le forze ancora integre consentono a tutti di arrivare in cima e di lanciarsi nella discesa liberatoria… Ci inoltriamo tra campi coltivati lungo la via Storta e percorriamo tutta via Bruciamolina fino ad arrivare a Bagnacavallo ancora immerso nel sonno domenicale. Quindi ci immettiamo nella pista ciclabile che dalla cittadina porta a Villa Prati e prosegue fino a Villanova. Qui il traffico di ciclisti mattutini è abbastanza intenso e le nostre “guide” ci avvertono del pericolo al grido di “bicicletta!” che sostituisce quello usuale di “macchina!”. Lungo la via Canale Inferiore Destro ammiriamo vecchi casali ristrutturati e ci colpisce la costruzione di un antico mulino che sfruttava l’acqua del canale, su cui è rimasto intatto il primitivo ponte. Fin dall’antichità i ponti sono stati luoghi carichi di significato, sia perché legati all’evoluzione delle civiltà, sia per la loro importanza come obiettivi bellici; attorno alla loro costruzione in passato era concentrata una sorta di religiosità, come testimonia l’origine della parola “pontefice”, che per gli antichi romani indicava colui che presiedeva alla costruzione di ponti. Il principale obiettivo del nostro percorso è il ponte sul Lamone presso Villanova, chiamato “Ponte della Pace”. Qui ci attendono il prof. Gian Luigi Meandri, Direttore del Museo del Senio e la dott.ssa Rosalia Fantoni, Presidente del Consiglio di Frazione di Villanova, che gentilmente si sono prestati ad illustrarci aspetti di storia locale. Comprendiamo subito che sono qui non in veste di esperti, ma come testimoni di un fatto doloroso che la cittadina ha vissuto durante la seconda Guerra Mondiale, tanto che il 16 novembre 1944 è ricordato dai villanovesi come “giorno del dolore”. In tale data, come ricorda un cippo posto sull’argine del Lamone, tre giovani di Villanova, per rappresaglia in seguito al ferimento e alla morte di un ufficiale tedesco ad opera di un partigiano della zona, furono impiccati e lasciati appesi per tre giorni lungo l’argine del fiume. Due di questi tre martiri erano il padre e lo zio di Rosalia Fantoni, che nel suo libro autobiografico “Fiordalisi e papaveri” racconta che sua madre portò lei, che allora aveva quattro anni, e la sorella, il più vicino agli ostaggi rastrellati dalle loro case e radunati vicino al vecchio ponte di legno, affinché il padre potesse vederle, come se avesse intuito che quello era il suo ultimo desiderio prima della condanna a morte. Allora il paese era collegato al territorio di Santerno dal ponte di legno, fatto saltare dai tedeschi durante la guerra; dopo la Liberazione i canadesi istallarono un ponte Bailey rimasto in uso fino al 2001, quando venne inaugurato l’attuale ponte, chiamato “Ponte della Pace” per segnare la discontinuità tra la guerra e la pace e per indicare simbolicamente una nuova epoca caratterizzata dalla pace.


Velia Ferrioli

Back