Riceviamo e pubblichiamo
Gent. Direttore,
con riferimento all’articolo IL LAVORATORE PRECARIO,
concordo sul fatto che i salari pagati ai lavoratori flessibili (esempio
interinali) dovrebbero esser più alti e non più bassi, proprio perché più
alta è la loro probabilità di interruzione del rapporto di lavoro. Peraltro
se il costo del lavoro “tradizionale” non fosse gravato da una contribuzione
così pesante forse le imprese non userebbero neppure queste forme di
lavoro..).
Volevo però sottoporre al Suo commento le seguenti due osservazioni:
1. Penso che la difficoltà di ingresso dei giovani nel mondo del lavoro
abbia radici più complesse, non ultimo l’eccesso di privilegi dei quali
godono alcune categorie di lavoratori, che aumentando il costo del lavoro
ostacolano chi invece è alla ricerca di un primo impiego. Le associazioni
sindacali di fatto tutelano i VECCHI lavoratori ( cioè la maggior parte di
loro iscritti) o lavoratori già abbondantemente tutelati ( es, pubblico
impiego, rispetto as azienda privata) e mirano a migliorare le condizioni di
quelli che nel mercato del lavoro ci sono già.
2. Molti giovani rinunciano all’autoimprenditorialità. Esistono attività
professionali/commerciali a costi di start up ragionevoli. Inoltre gli
”incubatori di imprese” presenti nelle diverse province italiane stipulano
accordi con istituti bancari per finanziamenti su nuove attività, che, per
esperienza personale, vengono concessi anche al giovane con poche garanzie
finanziarie da offrire ma con un’idea imprenditoriale valida.
Tanti auguri di sviluppo e successo per il Suo giornale, che ci tiene
aggiornati sui piccoli fatti del nostro territorio.
Paolo D.
Concordo con il lettore, in primo luogo sul fatto che i salari dei precari
dovrebbero essere più alti: in un'economia di mercato il rischio deve
rendere e chi sul mercato mette un prodotto a rischio, il proprio lavoro,
deve poterlo vendere ad un prezzo adeguato, apunto, al rischio che corre.
Del resto il prezzo è determinato dalla domanda, ed essendo la domanda di
lavoro precario da parte delle aziende molto alta, alto deve essere il
prezzo che le stesse aziende dovrebbero pagare per averlo.
Come concordo sul fatto che il lavoro a tempo indeterminato sia gravato da
costi troppo alti e che sia giusto che il programma di questo governo, con
il cuneo, ne preveda, finalmente, il loro abbassamento.
Ancora giusta è la constatazione che il nostro mercato del lavoro stai
pagando i danni di un sindacato forte che tutela i "vecchi" lavoratori: del
resto è il sindacato DEI lavoratori e non dei precari o dei disoccupati e
sono i "vecchi" lavoratori che pagano le quote associative, sono loro i
"proprietari" dei sindacati.
Interessante è poi il tema della propensione al lavoro autonomo da parte dei
giovani. Un tema che mi porta ad uscire dal campo dell'economia per entrare
in quello della sociologia, decisamente il più importante, quando si studi
gli effetti del dilagare del lavoro precario.
Precariato significa incertezza, mancanza di sicurezza. Ed è sicuramente
questo il dato più rilevante, quando, da qualsiasi approccio, si affronta
oggi il tema dei giovani. Protetti. Già, protetti: dai primi mesi di vita a
ben oltre la maturità, ad oltre il diploma, ad oltre la laurea, dalla
famiglia e dalle strutture sociali. Non è facile pensare che si possano
staccare tutte le spine con un colpo d'ala, di coraggio, quando dopo tanta
sicurezza, ci si trova in una attività lavorativa precaria: una nuova casa,
una nuova famiglia. Così come non deve essere facile, dopo 30 anni di
protezione, aprire un'attività professionale in proprio, ovviamente a
rischio. Rischio già, parola chiave!
Che poi al mondo che abbiamo creato per i nostri figli abbiamo tolto tutti
quei valori, tutte quelle certezze di cui abbiamo goduto noi da giovani, e
che si debba prendere atto che navigano a vista in un mondo "precario", è
tema troppo vasto per poche righe.
Arrigo Antonellini |
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