LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO SU TOMASO EMALDI
 

La preparazione di questo volume, frutto della stabile collaborazione di quindici persone (molte di più, se si pensa alle innumerevoli consulenze settoriali), ha richiesto tre anni di lavoro. Nel giugno 2004, fu “lanciata” l’idea di un libro su Tomaso Antonio Emaldi, sull’onda dell’entusiasmo e del consenso procurati dal lavoro sul card. Bertazzoli, da poco concluso e con lo stesso gruppo di ricerca attuale – tranne qualche eccezione – presieduto da mons. Signani. Il 18 ottobre, sempre del 2004, partirono le lettere di convocazione e fra il 24 novembre 2004 e il 19 gennaio 2007, vi sono state ben dieci riunioni organizzative, quasi sempre nella “sala delle colonne” della parrocchia della Collegiata, nel corso delle quali il libro Tomaso Antonio Emaldi Un prelato lughese nell’Europa del Settecento è stato pian piano pensato e plasmato e ha potuto così vedere la luce. In mezzo a un triennio di fatiche e soddisfazioni, vi è stata una fase importante, decisiva, quella fra il 2 maggio 2005 e il 22 luglio 2006: in quindici mesi, almeno una cinquantina di giornate sono state impiegate a Villa Le Tombe di Errano (Faenza) a catalogare e regestare oltre 450 documenti – come dire, riprendendo il pensiero del conte Tomaso, intingere appena il dito nel miele, vista la montagna di documenti da esaminare. 453 documenti, rispetto ai forse ventimila dell’intero archivio di famiglia, sono ben poca cosa, neanche un tre per cento (di più, se consideriamo il fondo specifico riguardante Tomaso Antonio); però essi hanno permesso di scoprire, ovviamente non tutto, ma almeno le notizie più importanti della straordinaria vita dell’illustre diplomatico e benefattore lughese. Poi la documentazione, così ordinata, ha cominciato a circolare all’interno del gruppo ed è servita ai vari Autori per la stesura dei loro contributi. E’ questo lavoro di squadra, nel quale ciascuno ha messo a disposizione degli altri la parte migliore di sé, la forza propulsiva del libro, che, senza un approccio collettivo – come già accadde per Bertazzoli –, ben difficilmente avrebbe potuto vedere la luce. I soggiorni poi ad Errano rimarranno per sempre nel cuore e nelle mente di chi li ha vissuti, nella consapevolezza di avere compiuto un lavoro “pionieristico”, che, in quanto tale, suscita curiosità ed entusiasmo, rinsalda fraterne amicizie alternando fasi di studio a momenti conviviali, fra una lettera in francese da tradurre o un manoscritto olografo da decifrare, uno spuntino con la pancetta e l’ottimo vino di Villa Emaldi da degustare.
Per gli ultimi dodici mesi, dalla ricorrenza del III centenario della nascita di Tomaso Antonio – col relativo convegno celebrativo al teatro del Sacro Cuore (16 settembre 2006) – ad oggi, possiamo parlare di Anno Emaldiano, che si concluderà virtualmente il prossimo 5 novembre, col III centenario della nascita del cap. Giovanni, fratello del monsignore e figura di spicco nella Lugo del Settecento, colui che assicurerà continuità al ramo degli Emaldi giunto fino a noi.

Il volume, dopo le presentazioni di rito, si apre con la Cronologia della vita e delle opere di monsignor Tomaso Antonio Emaldi, pensata inizialmente in maniera asciutta ed essenziale, poi, invece, disposta in modo da riprendere le notizie di rilievo, emerse nei vari saggi, e allo scopo di valorizzare soprattutto quelle che, per diverse ragioni, non avrebbero trovato spazio altrove.
Nella prima parte, si susseguono ben dodici saggi, che, con un’impostazione cronologica, ripercorrono le fasi salienti della vita di monsignor Tomaso Antonio Emaldi. Se si esclude Da Dònolo a Ferrante di Giovanni Baldini (una carrellata su «Casa Emaldi» dal Duecento ad oggi), il primo vero saggio su Tomaso Antonio è quello di Gian Domenico Veggi, ricercatore di storia locale, il quale analizza gli “anni di formazione”, in particolare le esperienze al Collegio dei Nobili di Ravenna e al Collegio Pallantieri di Bologna, dove venne in contatto con esponenti di spicco della cultura bolognese, di cui molto si sentirà parlare nei decenni successivi.
Giuliana Adorni, saggista dell’Archivio di Stato di Roma, entrata a far parte del nostro gruppo, fin dal 2005, per una felice coincidenza, prende in considerazione la carriera universitaria del Nostro, dal ’28 al ’53, mettendo in evidenza con una prosa spumeggiante il contributo che l’Emaldi diede al progetto di riforma dell’archiginnasio romano (così all’epoca si chiamava la Sapienza) e smontando pezzo per pezzo le argomentazioni di rivali e detrattori del monsignore.
Franco Gàbici, ravennate, firma prestigiosa di numerose testate nazionali e non, compie un excursus sulla cultura scientifica locale e regionale, mentre Andrea Ferri, storico imolese, ripercorre le tappe salienti della carriera di Tomaso Antonio al servizio di tre papi (Clemente XII, Benedetto XIV, Clemente XIII), puntando il dito sui viaggi in Germania (1741-1744) e sulle questioni di fondo, su cui non può che campeggiare la condanna all’Indice dello “Spirito delle leggi” del Montequieu, di cui Emaldi fu uno degli artefici.
Sante Medri, già direttore della biblioteca Trisi di Lugo, proseguendo un filone di ricerca a lui caro, approfondisce la poetica emaldiana, mentre monsignor Mariano Faccani Pignatelli, esperto,fra l’altro, di araldica e di memorie storiche, rilancia la dimensione europea del Nostro, rendendoci familiari i complicati meccanismi elettivi dell’agonizzante Sacro Romano Impero, che finirà la sua millenaria esistenza con Napoleone nel 1806.
Gli ultimi cinque saggi di questa prima sezione hanno per oggetto Lugo, a cominciare dal secondo contributo di G. Baldini, che affronta aspetti socioculturali, politico-amministrativi, ecclesiastici e territoriali, mentre don Carlo Sartoni, Vittorio Tampieri e Antonio Curzi indagano le tre istituzioni fondate dal monsignore, rispettivamente la Cattedra di Teologia presso il convento di S. Domenico (1753), la Scuola delle Maestre Pie (1765) – giunta fino a noi con la Scuola Emaldi S. Cuore – e infine l’Opera Pia Emaldiana, capitolo spinoso quanto intricato che, proprio per le secolari controversie che ha suscitato (e suscita) dovrà per forza di cose essere ripreso e approfondito nel prossimo futuro.
Le schede di Mario Frontali sulle fonti iconografiche concludono questa prima sezione e precedono uno splendido sedicesimo a colori.
Nella seconda parte del libro, si è voluto costituire una piccola antologia emaldiana, mettendo subito una Memoria della fine degli anni ’30 del Settecento, fondamentale per il recupero toponomastico locale, poi una breve relazione di viaggio in lingua italiana (originale in latino) che documenta come si andasse dall’«Italia» alla «Germania», in carrozza costeggiando il corso dell’Adige, quindi l’elogio funebre di Benedetto XIV (con testo latino a fronte: copia manoscritta alla Biblioteca Nazionale di Roma e copia a stampa, in lingua latina, presso la Bayerische StaatsBibliothek di Monaco di Baviera), espressione di quel genere oratorio di cui Emaldi fu cultore e maestro; infine, il testamento, utile supporto a più di un saggio.
In coda, la Post-fazione dei giovani conti Emaldi e l’albero genealogico vanno a completare quest’opera miscellanea, che prosegue, nelle finalità e nel metodo, la “collana” editoriale inaugurata nel 2004 con Francesco Bertazzoli. Primo cardinale di Lugo nel 250° della nascita (1 maggio 1754 - 1 maggio 2004): nuovi studi, antologia e ristampe.

I curatori
Giovanni Baldini – Vittorio Tampieri – Donatella Tonielli

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