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“DA
DON GALLO A DON BENZI, DA PADRE BOSSI A DON CIOTTI, DA DON MEROLA A
PADRE ZANOTELLI: VENTI SORPRENDENTI RITRATTI DI PRETI CHE SPINGONO LA
CHIESA TRA DOLORI, SPERANZE E CONTRADDIZIONI DEL NOSTRO TEMPO”
Non leggo libri. Il direttore del vostro giornale è il più “ignorante”
(consentitemi almeno le virgolette) dei direttori di tutti i giornali.
Macino solo cronaca locale: TUTTA quella che viene prodotta nella Bassa
Romagna.
Il terzultimo libro che ho letto è stato “I promessi sposi”, per la
quarta volta. Il penultimo, lo splendido libro del collega giornalista
Adriano Guerrini. L’ultimo, quello del collega giornalista Candido
Cannavò, “Pretacci”. Già, rigorosamente con la lettera minuscola, in
aperto contrasto con Onorevole, Commendatore, Eminenza, Generale o
Colonnello, o quant’altro di simile.
Insieme al titolo del libro, è stato ovviamente il nome dell’autore, a
noi appassionati di sport super conosciuto e super stimato (direttore,
dal 1983 al 2002, del quotidiano più venduto in Italia, la “Gazzetta
dello Sport”), a riportarmi in liberia non per fare un regalo, ma per
uso e consumo.
E chi ha il vizio di scrivere (troppo, ma non sarebbe, appunto, un
vizio!) scrivo immediatamente del libro, addirittura, ancora prima di
averlo letto!
Lo faccio perchè non ho dubbi nel consigliarvi di leggerlo anche voi
(magari se prima di me, me lo raccontate...).
Dalla prefazione di Gian Antonio Stella:
“Quello di Cannavò è un reportage dentro l’”altra” Chiesa. Quella
estranea alla ritualità che non arriva al cuore della gente. E’ un
viaggio tra i preti che interpretano la diffusione della Parola in modo
combattivo perchè “il Vangelo è combattimento, è sfida agli stereotipi,
ai luoghi comuni, alle convenienze”. Alla paura (come gridava Giovanni
Paolo II, n.d.r.).
Preti spesso scomodi. “Pretacci”.
Come il capostipite al quale un pò tutti dicono di richiamarsi: don
Lorenzo Milani. Il prete bollato sbrigativamente come un “cattocomunista”,
nonostante la sua polemica con il Pci fosse frontale.
“Il giorno in cui – scriveva don Milani al comunista Pipetta – avremo
installato insieme la casa dei poveri nella reggia del ricco, ricordati,
quel giorno ti tradirò; finalmente potrò cantare l’unico vero grido di
vittoria: beati i poveri perchè di essi è il regno dei cieli. Quel
giorno non resterò con te, io tornerò nella tua casuccia piovosa e
puzzolente a pregare per te davanti al mio Signore crocifisso”.
Cannavò è andato a cercare questi suoi “preti da marciapiede” in treno,
anche con il trenino che da Lamezia Terme a Locride, impiega tre ore per
percorrere i centotrenta chilometri. Fosse partito con l’auto blu, non
avrebbe potuto capire l’isolamento della Locride e i suoi “pretacci” gli
avrebbero chiuso la porta in faccia.
E i venti “pretacci” che “racconta”, invece, la porta gliel’hanno
spalancata. Sono arcisicuro che oltre quelle venti porte, leggendo le
pagine di Cannavò, troverò il Vangelo e la voglia di rileggerLO
con gli stessi occhi con cui lo feci la prima volta, ormai cinquant’anni
fa.
Il direttore “ignorante” |