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Si può stimare che domenica scorsa i “fans” del Partito
Democratico abbiano versato nelle casse
del nuovo partito, 6 o 7 milioni di euro. Una differenza non da poco, quella
di un milione di euro, mah? milione più, milione meno!! Forse quasi
centomila, quelli “dati” in provincia di Ravenna.
Un dato questo che ha, anch’esso, una forte valenza politica.
Vediamo perché, anche se sono tutte considerazioni ovvie.
Il tema del finanziamento pubblico, tema addirittura di valenza
costituzionale, è da sempre oggetto di discussione, spesso anche di
polemiche, quando non anche di accuse più o meno provate, quando il
finanziamento da pubblico, diventa privato. Basterà ricordare che è stato
anche oggetto di un referendum popolare.
Appare indiscutibile, sotto l’aspetto della trasparenza e quindi della
democrazia piena, che un autofinanziamento come quello che si realizza con
le Primarie, con una cifra bassissima come un euro e la libertà di dare di
più, davanti a tutti, alla luce del sole, rappresenti, appunto, il massimo
della trasparenza, della casa di vetro come dichiara di voler essere, nei
suoi principi fondanti, il nuovo partito.
Un autofinanziamento che ora potrà anche iscritta a bilancio preventivo del
PD. Le elezioni comunali, provinciali, regionali e nazionali, quindi quattro
appuntamenti a scadenza quinquennale, garantiranno infatti altrettante
entrate di quelle di domenica scorsa, Quasi una all’anno, anche se con anni
doppi o tripli e anni vuoti. Ovvio che quando si voterà con più schede, la
“tariffa” dovrà essere aumentata di conseguenza! E sempre che non si decida
di sottoporre a Primarie anche altre nomine pubbliche.
Per quanto riguarda l’importo delle entrate poi, come già si diceva nei
giorni scorsi, non siamo più all’anno zero delle Primarie. Esiste ormai un
consolidato che consente di non sbagliare di molto nelle previsioni, anzi
con la possibilità di previsioni ottimistiche.
Intanto perché i cittadini “ci prenderanno gusto”, si abitueranno a potere,
e a quindi e a volere decidere, anche i più scettici che sino ad ora hanno
disertato le Primarie fatte sino ad oggi. Poi nei prossimi mesi e anni
avremo il potere di scegliere il nostro candidato a sindaco, a presidente
della Provincia con più candidati, certamente decisi tutti, a “voler fare
bella figura” e quindi ad animare un sano confronto democratico, com’è stato
quello di domenica scorsa, ma, appunto, ancora più avvincente. Nelle zone
dove poi dove le maggioranze sono ben delineate da anni, ci sarà la
consapevolezza di non scegliere un candidato a Sindaco, ma IL Sindaco, per
di più rafforzato dall’essere uscito vincitore dalle Primarie.
Si saprà così in assoluta trasparenza da dove e quanti soldi arrivano ai
partiti, tanto che quelli che volessero decidere di continuare a fare
scegliere i candidati dai propri dirigenti, finiranno per essere puniti due
volte. In termini di chiara espressione di non democrazia, e quindi
svantaggiati rispetto ai concorrenti scelti dagli elettori, ma anche in
termini di minore entrate finanziarie per la campagna elettorale e per
svolgere la propria fondamentale (per la democrazia) attività.
Chissà, forse i tanti altri partiti italiani sono ora un pochino gelosi dei
sette milioni di euro finiti nelle casse del PD (da cui togliere ovviamente
le spese della carta, ma solo quella, essendo stata la mano d’opera a costo
zero).
Insomma due anni fa, quando Prodi (non a caso un uomo non iscritto ad alcun
partito) impose le Primarie, aprì (ma lo sapeva bene!) un circolo
assolutamente virtuoso di democrazia reale. Era ora!
Arrigo Antonellini |