
RICORDO DI DAVIDE LIVERANI
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Riceviamo, con partecipazione, pubblichiamo La mia amicizia con Davide è iniziata quasi vent’anni fa. Faceva l’operaio presso una fabbrica ed era membro di un gruppo di ballo, esattamente come me. Mi diceva sempre che lavorare era bello, che per riposarsi gli bastavano cinque minuti e che poi era nuovo in un attimo. Mi diceva che aveva delle mezze idee, ma che erano solo mezze, perché utopie troppo difficili da realizzare: desiderava infatti fare qualcosa di Suo, sia professionalmente che nell’ambito del ballo. Per lui infatti il lavoro non era fatica, ma un’importante forma di gratificazione ed espressione della propria professionalità e del proprio io. Mi diceva che il ballo e la frusta dovevano permetterti di divertirti appieno, che essere capaci di divertirsi non era da tutti e che era sbagliato viverlo esclusivamente come una forma di competizione o di agonismo. Nell'inverno del 2001 Davide Liverani, insieme al Suo simpatico amico Giorgio Vassura, crearono il gruppo "Giorgio e le Magiche Fruste di Romagna". Col loro nutrito clan di ballerini promuovevano spettacoli in Romagna; in seguito si allargarono in Italia, Germania, Francia, Svizzera, Austria e San Marino. Davide era il Presidente di tale gruppo. Acquistò anche una quota nell’azienda dove lavorava, poi di lì a breve, per quello che avevo capito io, aveva deciso infine di acquistarla tutta e di diventare unico titolare. Il tutto sarebbe dovuto avvenire nel settembre di quest’anno. La decisione l’aveva presa progressivamente e ben ponderando la questione, anche attraverso consigli legali. All’inizio di settembre mi venne a trovare a Barbiano al bar: mi aveva detto come al solito “appena uscito dal lavoro mi riposo giusto quei cinque minuti, poi sarò lì”. Mi raccontava che era felice, che aveva realizzato i Suoi sogni. Quando ci siamo salutati, dopo aver riso per diverso tempo sul nostro passato remoto, e quindi di quando eravamo piccoli, ci siamo lasciati interrogandoci su come saremo stati nel futuro, dopo dieci anni per esempio, e Lui mi rispose col solito ottimismo “sempre meglio”. Io lo ricordo come una persona altruista, perché nonostante il gruppo di ballo e il lavoro a Lui rimaneva il tempo per aiutare gli altri. Per questo sarà molto difficile accettare la realtà, ovvero che Lui non ci sarà più fra noi. Dott. Federica Zauli |