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La
realtà è sempre più complessa dei principi di fondo, dei valori assoluti.
Quello delle Primarie, in politica, in democrazia, rientra certamente in
questa seconda categoria: espressione diretta e non mediata del potere del
cittadino di scegliere, a partire dal tema più importante, la scelta dei
propri rappresentanti.
Ma nel calare nella realtà il “principio”, le cose si complicano. Il tema
del giorno è la scelta di deputati e senatori con una legge ignobile che
attribuisce questo potere totalmente ai partiti, spogliando i cittadini del
loro diritto costituzionale di farlo. E’ stato sottolineato giustamente come
il problema possa essere risolto con Primarie preventive, che trasferisca ai
partiti, i nomi scelti direttamente dagli elettori..
Ma, ecco il classico ma, stiamo parlando dei parlamentari non dei sindaci,
ampiamente conosciuti dagli elettori, almeno nelle piccole e medie città.
L’obiezione che viene è: quanti elettori dei trecentomila della nostra
provincia conoscono sufficientemente Albonetti o Mercatali (nella foto), i
nostri due attuali deputati, da avere gli elementi per esprimere giudizi
motivati? Credo che provando a fare un test al bar o dal barbiere ci sia da
rimanere delusi!
Così come è altrettanto vero che le Primarie stravolgono equilibri che sono
elementi positivi e non negativi: l’incremento del numero delle donne, la
rappresentanza di esperienze politiche storiche (penso a quella cattolica in
un territorio come il nostro), il rinnovamento derivante dalla nomina di
parlamentari giovani, per definizione non conosciuti, ed altri ancora.
Come uscirne? Salvaguardare comunque un principio fondamentale o dare spazio
al rispetto degli “equilibri”? Forse proprio con l’applicazione di un
corretto processo di delega.
Negli anni dell’espressione delle preferenze era dato giustamente
all’elettore la facoltà di esprimerla a meno, la preferenza, a seconda della
sua personale valutazione se si riteneva in possesso degli elementi di
conoscenza sufficiente per darla o meno, la preferenza (magari anche
“sollecitato” dagli amici degli amici, ma questo è un altro tema).
Nel caso del Pd (tanto per stare al partito con più probabilità di eleggere
i parlamentari della nostra provincia) gli attuali dirigenti, a tutti i
livelli, sono stati scelti direttamente dagli elettori. Può essere giusto
che l’elettore deleghi a loro anche il potere di scelta dei parlamentari,
dando per scontato che il loro livello di conoscenza dei possibili candidati
sia maggiore di quello degli elettori.
Ovvio che, purtroppo, altrettanto non possa dirsi per gli altri partiti.
Conclusione. Primarie sì e, considerato anche il vincolo del tempi stretti,
fatte dai dirigenti del Pd recentemente eletti dagli elettori.
Arrigo Antonellini |