SCARSA ATTENZIONE PER LA FAMIGLIA

Riceviamo e pubblichiamo


Per rendere pienamente proficua la discussione su questo delicato tema, occorrerebbe partire dalla considerazione che s’intende dare alla famiglia e al suo ruolo all’interno della società in cui viviamo. Sarebbe interessante capire se l’istituzione familiare è un peso o una risorsa per la società, e in che modo la società intende proteggerla e sostenerla.
La fotografia attuale evidenzia, ad esempio, come ci si trovi di fronte ad un percentuale elevata di nuclei in cui prevale la presenza di una popolazione anziana ed un forte calo della natalità. Non è possibile accettare uno sfascio demografico senza proporre incentivi contro la denatalità. Pochi anche i matrimoni, in buona parte per ragioni di natura economica, variabile di cui occorre tenere conto: l’incertezza del lavoro, la casa, le politiche dei servizi e gli elevati costi tariffari, ed altri inasprimenti fiscali e tributari, incidono e condizionano pesantemente le scelte di molti giovani.
Quando si parla di famiglia, occorrerebbe fare una riflessione attenta anche sui servizi sociali personali e rivolti ai nuclei familiari, servizi che in buona parte dovrebbero esser rivisti: bisogno mettere il cittadino nelle condizioni di svolgere una funzione attiva e di co-produzione e co-gestione dei servizi stessi.
La famiglia va posta al centro della politica sociale. Proprio per questo gli interventi programmati in suo favore non possono essere settoriali ma trasversali.
Un altro aspetto da sottolineare riguarda le politiche redistributive, le quali non hanno dimostrato una sufficiente attenzione alle condizioni familiari complessive dei destinatari degli interventi, quando, addirittura, non sono risultate penalizzanti della condizione familiare.
Più in generale va detto come le politiche familiari non siano mai state attuate in forma piena, vale a dire attente ai reali bisogni; in larga parte si è trattato di interventi settoriali, parziali e spesso dettati soprattutto dall’emergenza o da situazioni di marginalità. La famiglia, dunque, dovrebbe essere al centro di una cultura attenta dei servizi. Anche su questo occorre fare particolare attenzione poichè molto spesso, tuttavia, l’espressione “servizi alle famiglie” diventa una sorta di calderone lessicale difficile da distinguere e soprattutto difficile da realizzare.

L’atto deliberativo “politiche attive per la famiglia” si pone, soprattutto l’obiettivo di individuare una cornice chiara di riferimento entro cui elaborare scelte e priorità per tutelare e rivalutare la famiglia quale soggetto privilegiato e per un nuovo e sempre più adeguato welfare. La filosofia portante dell’atto intende anche sottolineare il ruolo della famiglia e la necessità di programmare ed attuare nei suoi confronti una chiara ed organica politica locale, proprio per considerarla a tutti gli effetti la cellula di base dell’organizzazione sociale ma anche di quella economica. Promozione e tutela in ambito economico, - dall’aiuto alle giovani coppie, al sostegno economico alle famiglie con particolari carichi (anziani, famiglie numerose, con portatori di handicap), nuclei in stato di grave disagio, etc. -. In questo senso mi pare interessante citare un dato emerso in questi giorni dal rapporto Ceis 2007 elaborato dall’Università Tor Vegata di Roma sull’ impoverimento delle famiglie per le spese sanitarie in costante aumento. “L’1,5 % dei nuclei familiari è impoverito per cause di salute, e ben il 4,1% dei citati nuclei è costretto a spese sanitarie “catastrofiche”. Il riferimento riguarda principalmente le famiglie con anziani e le coppie con figli. Lo stesso Ceis non esita a definire questa situazione “allarmante” sino a chiamare il Governo ad individuare “ misure urgenti senza le quali si rischia di rompere il patto di solidarietà alla base dell’universalità del servizio sanitario nazionale”.
Ma promozione e tutela anche in ambito sociale. In questo senso occorre riprogettare e potenziare le attività dei consultori volti alla realizzazione di programmi informativi, formativi, di servizio ed assistenza. I consultori, per la loro competenza, potrebbero diventare un luogo privilegiato per la famiglia, ma andrebbero rivisti in un’ottica di maggiore aderenza ai valori e ai bisogni espressi dai componenti familiari.

Gianfranco Spadoni
consigliere comunale di Ravenna

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