
LA
SOMMOSSA E IL SACCO DI LUGO NEL 1796
IL BUSTO DEL NOSTRO PATRONO E PROTETTORE S. ILARO
|
La
Romagna propriamente detta, che in tempi remoti apparteneva all’Esarcato
di Ravenna, faceva parte, come si sa, dello Stato Pontificio e nel
secolo XVIII era compresa nelle tre Legazioni di Ravenna, di Ferrara, di
Bologna. Lugo con Bagnacavallo, Cotignola, Sant’Agata sul Santerno,
Massa Lombarda, Conselice, Fusignano e il feudo dei Marchesi Calcagnini
faceva parte della Legazione di Ferrara. Il 1796 si era iniziato coi migliori auspici; nella piccola Lugo si era finalmente riaperto il Teatro con l’opera in musica e si era anche festeggiato il carnevale. I Pubblici Rappresentanti volgevano tutte le loro cure ed attenzioni alla celebrazione, con maggiore solennità possibile, della festa di S.Ilaro, Protettore della Terra, che ricorreva il 15 maggio. Questa festa assumeva in quei tempi una straordinaria importanza (c’era il pericolo di un’aggressione francese); alla solenne processione interveniva, in forma ufficiale, l’Illustrissimo Magistrato cittadino e in quell’anno vi dovevano partecipare tutte le compagnie e le confraternite che vestivano cappa. Nel giorno sacro a S.Ilaro era portato per le vie del paese sotto il baldacchino un busto d’argento massiccio raffigurante il Patrono, busto che nell’interno racchiudeva due reliquie del santo, un osso di un braccio e un frammento del cranio. Questa effigie del Protettore era oggetto di grande venerazione per i Lughesi, e si esponeva nella Chiesa del Carmine soltanto nelle principali solennità. Nel frattempo, purtroppo, i francesi avevano già invaso le Legazioni si era nel mese di giugno del 1796. Il popolo lughese che era fiero e impulsivo, saturo d’odio contro i Giacobini di Francia, devoto al Pontefice era in uno stato di latente ma viva e profonda agitazione. La scintilla scoppiò quando i francesi imposero i depositi della contribuzione, che obbligavano tutti a fare “donazioni” in scudi, ori e argenti. Anche le chiese avevano dovuto privarsi di tutte le loro argenterie, gli altari erano stati spogliati, perfino la corona gemmata della Madonna della Cintura era stata asportata. Tra le argenterie consegnate dai Padri Carmelitani ai cittadini delegati, il busto argenteo di S.Ilaro. L’indignazione traboccò in quell’Osteria situata tra la Chiesa del Carmine sacra a S.Ilaro e il Collegio Trisi (dove erano custodite tutte le “donazioni”), alcuni lughesi guidati da un certo Mongardini uscirono dall’Osteria dirigendosi verso il Pavaglione dove c’era la bottega di Pompilio Bongiovanni trasformata in caserma, si impadronirono di alcuni fucili dirigendosi verso Il Collegio Trisi e lo circondarono, a questo punto il Governatore si arrese e consegnò ai rivoltosi il busto sacro del santo; ma essi, non sentendosi degni di riportarlo in Chiesa, chiamarono il padre Ubaldo Lugaresi da Lugo affinché lo riportasse nella Chiesa del Carmine, collocandolo sull’Altare Maggiore seguito da una grande folla di popolo che cantava inni. Il busto del Patrono stette esposto solennemente nel Carmine, quasi a presidio della patria, per tutti i sette giorni in cui durò la sommossa.( 30 giugno, 8 luglio 1796). Cristina Casadei |