TERRITORIO COME RISORSA

 

La globalizzazione, il riscaldamento del pianeta, il problema energetico, gli squilibri Nord-Sud, i flussi migratori, gli squilibri demografici, le nuove tecnologie e altri fenomeni agiscono in profondità anche sul modo in cui le città, le campagne, la costa e il mare, la collina vengono vissuti e percepiti e ci indicano nuove priorità nella definizione delle politiche socialmente sostenibili per noi e per le generazioni future.

l concetto di sviluppo sostenibile deve diventare parte integrante dell'agenda politica di tutti i partiti e tutti gli schieramenti. Con una battuta il 'global warming' deve essere anche 'global warning': cioè il riscaldamento globale è un avviso di pericolo per tutti.

La storia ci insegna che ogni crisi può avere come esito una tragedia, ma anche generare grandi possibilità. Imparare dai propri errori per costruire modelli più avanzati, procedendo per approssimazioni successive fino a raggiungere un risultato soddisfacente e, una volta ottenuto, trasformarlo in un ennesimo punto di partenza: questo è quello che hanno fatto le società così si sono raffinate ed evolute.

È il momento del fare, dopo anni - verrebbe da aggiungere troppi - in cui ha regnato soltanto il discutere, anzi il cavillare, come esercizio fine a se stesso. E lo è adesso, prima che sia troppo tardi. Questa sensazione che vi sia qualcosa di incombente in campo ambientale può essere utile per costringerci a fare. Due esempi: parte del mondo economico ha marginalizzato la questione ambientale, mentre alcune aree politico-sociali usano queste tematiche per dire 'no' allo sviluppo economico. Invece esistono dimostrazioni di come gli investimenti sull'ambiente possano creare posti di lavoro, tra l'altro ad alta qualità e specializzazione: guardiamo a cosa ha fatto la Germania nel settore delle fonti rinnovabili, con l'obiettivo di coprire con tali fonti il 20 per cento della produzione energetica entro il 2020.

Lo sviluppo sostenibile deve essere il cuore del modello di sviluppo. Limitiamoci all'economia: nuove imprese, basti pensare al campo ambientale, edilizio o dell'impiantistica, nuove professionalità, nuovi servizi indispensabili. E nuove competenze gestionali, pensando alle amministrazioni locali: penso alla programmazione territoriale come risorsa materiale ed immateriale della competitività.

D'altra parte non possiamo neppure semplificare pensare che si possa da un giorno all'altro fare a meno della produzione 'tradizionale' di energia, affidandoci soltanto alle fonti 'pulite'. Un settore che coinvolge sia a livello generale i conflitti geopolitici per l'approvvigionamento, sia a livello quotidiano azioni in sé semplicissime, come schiacciare un interruttore della luce. Ricordiamoci sempre che alle spalle di queste azioni c'è una complessità 'pazzesca': dalle materie prime, alla produzione di energia, alla trasmissione, alle infrastrutture, alle iniziative individuali di risparmio. Per fare funzionare questa organizzazione complessa, perché tutto operi senza interruzioni o problemi di sicurezze servono tanti uomini e donne che lavorano quotidianamente, in modo altamente qualificato.
L'ambiente non può essere affrontato con i vecchi paradigmi: 'pro o contro qualcosa'.

E' un tema esemplare di come debbano cambiare i comportamenti, pubblici e privati: ci troviamo a fronteggiare una crisi, che può facilmente trasformarsi in un'emergenza, che però contiene gli elementi per potere diventare un'occasione di grande crescita economica e culturale. Più ambiente ma anche più economia e più lavoro: è la grande sfida della nuova rivoluzione industriale del 21° secolo. L'ambiente diventa quindi il cardine dell'agenda politica: come impegno per garantire alle generazioni future un mondo in cui vivere bene, ma anche come investimento per creare un'economia virtuosa.


Gianni Bessi

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