|
Riceviamo
e pubblichiamo per ii dibattito aperto dal redazionale di Clò del 31 maggio
Bravo signor Raffaele Clò veramente. La Sua sarà anche una provocazione, ma
ha comunque messo il dito sulla piaga. Lei dice il vero quando critica la
detassazione del (solo) lavoro straordinario, adottata dal governo
Berlusconi, come panacea per alzare i salari Italiani. Lei ha già messo in
evidenza le iniquità ed esiguità del provvedimento, Le voglio dare una mano
e trarre ulteriori deduzioni. Sono d’accordo con l’indicare, nel
prolungamento dell’orario di lavoro, uno dei maggiori pericoli per le
disattenzioni da stanchezza e, quindi, maggiori possibilità di infortuni.
(L’Italia è una vera esperta in proposito). Ma poi, che razza di principio
di giustizia sociale è quella che, a fronte di salari troppo bassi paralleli
a profitti d’impresa alti, ti costringe ad allungare il normale orario di
lavoro? Sfido io che Confindustria saluta con gioia il provvedimento,
perché, gli imprenditori possono così godersi i vantaggi senza il minimo
sforzo. E non ci si venga a dire che, l’imprenditore è sempre assieme al
dipendente e lavora assieme a lui.
Se si vuole veramente alzare il potere d’acquisto dei salari, si cominci da
quella parte che tutti gli occupati possono percepire, cioè, la retribuzione
per le ore di lavoro ordinario e non viceversa. Lo straordinario, lo fanno
in pochi e per varie ragioni che provo a dire (ma è già tutto risaputo).
a) L’impresa che ha poco lavoro per problemi di mercato, non ricorre al
lavoro straordinario avendo già il problema di far lavorare regolarmente;
b) Sarà un’esclusiva, o quasi, per i maschi che hanno meno impegno di
assistenza famigliare;
c) Sarà esclusivo per chi ha un lavoro a tempo indeterminato per via delle
regole che fanno capo a quello precario e a tempo.
Gli unici effetti che avrà, saranno questi: Primo, daranno un pò di salario
in più a chi ne ha meno bisogno perché, si presume, abbia un lavoro stabile;
il secondo, farà incrementare la produzione a minore costo e quindi, più
profitto all’impresa che non è un delitto ma non la priorità del Paese;
terzo, darà uno strumento discriminatorio e ricattatorio enorme all’impresa,
con il quale eserciterà un potere senza limiti nella ridistribuzione del
salario aziendale, con le conseguenze che sono note.
E’ un bel sasso nello stagno quello che Lei ha buttato. Bisognava farlo
perché va detta la verità sulla condizione salariale e sul suo possibile e
necessario incremento.
Sembra esserci un solo “vangelo” per il governo attuale, per una parte
dell’opposizione (almeno, in molti suoi esponenti quotati) e la stampa
benpensante che non sa scrivere mai contro il vincitore del momento.
L’imperativo del momento è produttività, insomma: produrre-produrre e ancora
produrre: Ma cosa e per venderlo a chi. Attualmente in Italia aumentano solo
i consumi di beni di lusso e si riduce quello di generi di prima necessità e
dei servizi alle persone. Se ciò e vero (lo dice L’ISTAT) chi consumerebbe
la maggiore produttività se non si fornisce alle famiglie un reddito
adeguato per farlo? Se non si vende la merce prodotta, finisce ad ingrossare
le scorte di magazzino. (Dopo di che, c’è la Cassa Integrazione per i
lavoratori, a carico delle risorse dell’INPS).
C’è un modo solo per rilanciare l’economia e alzare il tenore di vita della
gente. Aumentare i salari almeno ai livelli Europei, rinnovando i contratti
ritardatari per colpa della “moderna Confindustria”.
Ma possibile che si sia tanto ciechi da non vedere che c’è una prima grande
responsabilità del sistema impresa che paga poco i suoi dipendenti. (che
cosa c’entrano gli incentivi allo straordinario). Non c’entra nulla il
sistema contrattuale in essere con le cause dei bassi salari. C’è la corsa a
chiedere la riforma dei contratti, per la quale occorrerebbe un “Sindacato
moderno”? Non sarebbe del caso che si rivendicasse una Confindustria un pò
più moderna, meno egoista? Di sistema contrattuale si può sempre discutere,
anzi questo è il momento adatto.
Come è evidente, Le parlo da vecchio e “obsoleto” sindacalista conservatore
che ha nostalgia dei momenti nei quali si chiamavano i problemi con il loro
vero nome e che pretende dal sindacato la difesa dei lavoratori. (perchè,
cos'altro deve fare?)
Spero tanto che incroceremo ancora le nostre opinioni. Il dibattito franco e
obiettivo fa bene, non solo alla democrazia ma, in questo caso, anche alla
gente che vive del proprio lavoro ancorchè mal pagato.
Germano Zanzi |