CATTOLICI NEL PD?

Ancora una volta domina il dibattito politico l'interrogativo sulla compatibilità di una classe dirigente Cattolica all'interno del PD.
Va subito ribadito che il problema non si pone solo per il PD, ma per tutto lo schieramento politico: infatti ci sono dirigenti e parlamentari Cattolici in tutti i partiti, ma nessuno è in "interazione" ( in termini tecnico-sociologici) con il proprio elettorato che non riconosce - come base Cattolica - una rappresentanza valoriale a tale classe dirigente.
Ma voglio soffermarmi esclusivamente al rapporto Cattolici-PD.
La componente Cattolica dell' ex Margherita si è preoccupata, fin dall'inizio, quasi esclusivamente di una serie di garanzie relative alla struttura del nuovo Partito e all'unificazione degli apparati: ciò è emerso chiaramente nel Convegno di Assisi, gestito dalla componente Franceschini-Fioroni, dove L'aspetto culturale ed ecclesiale, trattato dalla relazione Garelli, è stato letteralmente considerato "insignificante" ed appena "tollerato" dai presenti.
Ne è derivato che il gruppo dirigente della Margherita si è preoccupato quasi esclusivamente del "trasbordo" dell'apparato e delle future garanzie connesse (preoccupazioni legittime!) e che esponenti del mondo Cattolico si siano garantiti esclusivamente la visibilità. Così è rimasto il vuoto culturale e sociologico sulla compatibilità dell'esperienza di base del Cattolicesimo Democratico con il PD.
Con questa strategia, anche se i Cattolici fossero il 60% del gruppo dirigente PD, rimarrebbe intatta la distanza psicologica, valoriale e culturale con la basa Cattolica.

Ma è cosi anche nel PDL: chi si è accorto della presenza di quadri Cattolici?
Il problema è sempre lo stesso: o la dirigenza Cattolica di qualsiasi forza politica saprà ritrovare l'aggancio con la propria base oppure presto rimarrà da sola.
Ritengo però che ciò interessi tutto il PD, che non deve diventare un partito cattolico, ma un partito che sia veramente la casa anche dei Cattolici.
In questo particolare periodo storico i Cattolici, per rimanere come parte della classe dirigente politica ed istituzionale, pur nella pluralità della militanza partitica, debbono essere uniti anche sotto l'aspetto culturale e sociologico connotandosi fortemente sul piano valoriale e programmatico all'interno dei rispettivi partiti.
Questo non è integralismo, ma culturalmente e politicamente potrebbe essere un progetto inadatto o incomprensibile al Paese:è il rischio, però, che bisogna saper correre perchè diversamente diventeremmo degli estranei al Paese stesso.
Deve comunque essere chiaro che a poco serve che nei vari organismi sia garantita una presenza, anche forte, di Cattolici Democratici: il problema è se questi rappresentano solo se stessi oppure se, per il PD, sono solo "portatori d'acqua".


Giuseppe Taroni

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