DEMOCRAZIA PARTECIPATA

Le assemblee delle Banche di Credito Cooperativo Ravennate ed Imolese (svoltasi a Faenza) e della Romagna Occidentale (svoltasi a Riolo) hanno evidenziato segnali importanti. Non mi riferisco solo agli ottimi bilanci sia sotto l'aspetto economico e patrimoniale sia sotto l'aspetto sociale, ma soprattutto al richiamo ai valori ed alle opere della dottrina sociale della Chiesa.
Credo che i Cattolici debbano essere sempre più consapevoli e fieri di una dottrina sociale che, unica, ha saputo sopravvivere al passato millenio: non è un caso che, specialmente all'Estero da parte di non credenti, si incominci a studiare ed approfondire la nostra dottrina sociale di fronte all'impotenza ad affrontare gli aspetti negativi della globalizzazione.
E non trattatasi di integralismo! Quando si poteva scegliere fra più prospettive economico-sociali sarebbe stato integralismo il voler considerare solo una dottrina collegata a scelte di Fede, ma nel momento in cui -per giudizio storico- tutto il resto non esiste più, diventa un dovere proporre (non imporre!) per il bene di tutti anche ciò che fa parte solo del nostro patrimonio.
Solidarietà e sussidiarietà possono essere valori condivisi da tutti ma per i Cattolici sono DNA e soprattutto prospettiva storica, specialmente nell'attuale momento in cui i Cattolici debbono sempre più connotarsi anche per dare testimonianza "nel sociale e nel politico".
Ecco perchè va colto con grande considerazione, nell'assemblea di Faenza, il richiamo ai valori che all'inizio del secolo scorso portarono tanti credenti e -specialmente da noi - tanti Sacerdoti all'impegno sociale ed il richiamo del rappresentante della Federazione Regionale a Don Primo Mazzolari. Ed inoltre non si può non considerare "un segnale forte" il fatto che l'assemblea di bilancio sia stata preceduta dalla S. Messa.Ecco perchè, ancora, non si può non apprezzare, nell'assemblea di Riolo, i riferimenti al passato e l'attenzione verso tutto l'associazionismo, non solo di categoria.
Ma un ulteriore passo va fatto: non si può elargire tanta beneficenza nè affrontare tanti e tali investimenti nel sociale restando solo ed esclusivamente nell'ottica della solidarietà, ma bisogna farsi riconoscere una insostituibile funzione di sussidiarietà.
Considerate le capacità degli apparati tecnici e le potenzialità, non si hanno dubbi che le nostre Banche diventeranno sempre più forti e redditizie e quindi sempre più appetibili al sistema del profitto e l'unica difesa sarà l'essere stati riconosciuti istituzionalmente "Enti a forte valenza sussidiaria". Si tratta di arrivare tramite confonti con tutti gli Enti locali interessati a concordare gli ambiti di intervento nel sociale stabilendo i relativi obblighi e riconoscimenti da tradurre in "accordi di programma", già previsti dal diritto amministrativo.
La presenza, all'assemblea di Riolo, dei Sindaci della vallata del Santerno in rappresentanza dei rispettivi Comuni, soci della Banca, potrebbe essere la premessa!
E soprattutto il passionale e lucido richiamo ai Cattolici perchè non si perdano i valori che furono all'origine della Banca di Credito Cooperativo e soprattutto non si disperda il "patrimonio restante" (apparso sulla stampa locale) di Reginaldo Dal Pane già Sindaco di Castel Bolognese, è un "grido" che non può non essere ascoltato.
L'economista Cattolico prof. Stefano Zamagni, da decenni impegnato nelle Fondazioni e nelle Banche, propone che gli "Enti a forte espressione sociale"-come le Banche di Credito Cooperativo- diventino soggetti di una "Democrazia partecipata", che sola può superare gli effetti negativi dell'attuale sistema: proviamo almeno a porci il problema!


Giuseppe Taroni

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