LA PROVA DEI FATTI

Cresce il consenso per Barack Obama


La politica è il settore della vita dove maggiormente si è soliti evidenziare le differenze tra promesse e fatti, atti, azioni concrete. E’ nella “mentalità corrente”, più o meno in tutto il mondo, giudicare ciò che viene detto, promesso, dai candidati in campagna elettorale, con il termine di “promesse da marinai”, quelle cioè fatte per cercare consenso ma che poi non saranno mantenute.
Mai come come nel caso di Obama il tema, la verifica, risulta, di tanto interesse. Troppo dirompente rispetto alla storia politica americana, la sua vittoria (l’unico riferimento più volte fatto è quello a Kennedy), troppo rilevante il peso degli USA sullo scenario mondiale.
Tanti gli scettici nei giorni della sua dirompente e sorprendete crescita nei sondaggi elettorali e nei giorni immediatamente successivi alla sua elezione, scettici che pronosticavano profonde delusioni alla prova dei fatti, in particolare nell’impatto tra le promesse di Obama e i detentori del potere, ovviamente con riferimento a quello economico.

Sono passati i classici cento giorni, quelli che vengono definiti come il tempo giusto per la prima verifica, il primo esame.
La popolarità di Obama, dopo questo primo esame non è diminuita, è aumentata!
Il tasso di approvazione generale da parte del pubblico americano è ora del 72 per cento!
Il 54% degli americani ritiene che abbia fatto di più di quanto si aspettassero; per il 60% ha mantenuto le promesse (da “marinaio”?) fatte in campagna elettorale; il 90% nota positivamente che è disposto ad ascoltare punti diversi dal suo (esattamente ciò che accade nei nostri “scontri” televisivi tra “fazioni” diverse!?); il 63% riconosce che ha portato a Washington il cambiamento di cui si sentiva il bisogno; il 75% lo considera un “forte leader”, onesto e meritevole di fiducia; il 69% approva la sua performance dopo i primi cento giorni e il 59% è convinto che l’azione del suo governo favorirà l’economia nazionale.
Dunque questo “giovanotto abbronzato” continua a sorprendere, e positivamente, tutto il mondo.
Ci sono troppe cose per le quali ciò che succede negli USA hanno enorme influenza sulla nostra qualità della vita nella Bassa Romagna come in tutto il mondo e di questo i nostri dirigenti politici, compreso quelli di sinistra, a giudicare dalla poca attenzione che danno ad Obama, sembrano “invidiosi”.
Ma una su tutte ci preme: la pace. Un tema sul quale la politica degli USA è ovviamente determinante. Ancora una volta questa cosa, dai nostri media, non viene sottolineata, dal momento che trattasi di una notizia positiva non adatta per i titoli a tutte colonne, in prima pagina. Ma è dal dopoguerra che non vivevamo mesi così tranquilli su un tema tanto drammatico. Non è un caso, rispetto al passaggio da Bush a Obama, che pochi giorni fa l’Iran (anche se con la finezza tutta islamica, del non riconoscimento dello Stato di Israele), abbia riconosciuto valido il progetto dei due Stati: Palestina e Israele.

 

Arrigo Antonellini

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