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Una
preghiera affinchè il nuovo Presidente “promuova
la comprensione, la cooperazione e la pace fra
le nazioni, affinchè tutti possano condividere
il banchetto della vita che Dio ha preparato per
l’intera famiglia umana”. E’ il telegramma di
auguri che Benedetto XVI ha inviato al nuovo
Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama. Secondo il Papa, il nuovo presidente
nell’operare in favore della dignità umana,
dovrebbe agire in primo luogo in favore dei
poveri e di chi non ha voce. “Sotto la sua leadership – scrive Benedetto XVI
– possa il popolo americano continuare a trovare
nella sua forte eredità politica e religiosa, i
valori spirituali e i principi etici necessari
per cooperare alla costruzione di una società
veramente giusta e libera, segnata dal rispetto
per la dignità, l’eguaglianza e i diritti di
ciascuno dei suoi membri, specialmente i poveri,
gli emarginati e coloro che non hanno voce” Il Papa ha quindi sottolineato che sono ancora
molti coloro che “aspirano alla liberazione dal
flagello della povertà, della fame e della
violenza”. Il 20 gennaio 2009, il giorno in cui un
afroamericano di 47 anni è diventato l’uomo più
“potente” del mondo, sarà nei libri di storia,
cui sarà bene che i politici italiani, ammalati
di provincialismo (forse anche perchè quasi
tutti ampiamente ultrasessantenni) inizino a
studiare, invece, da subito. E’ opinione comune, più volte sottolineata,
degli studiosi di scienze della politica, che
gli effetti sulla qualità della vita degli
italiani (come per tutti gli europei e non solo)
delle scelte politiche di Obama saranno più
rilevanti di quelle di Berlusconi (tanto meno,
di quelle di Veltroni!?). E parlano di “cosine”
come i rapporti tra Occidente e Mondo Islamico,
lo sviluppo del terzo mondo, le immigrazioni, la
pace, l’inquinamento del pianeta e quindi anche
dell’Italia, un nuovo e diverso sviluppo
economico dei Paesi “ricchi”, sempre meno
ricchi...
A cura di Arrigo Antonellini
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