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Come
si esce da questa crisi? E, soprattutto, su che
modello di sviluppo puntare quando la crisi sarà
finita? La riflessione sulla crisi, grave,
profonda, inedita che colpisce l’economia
mondiale, si sposta finalmente dall’analisi
delle cause originarie all’indicazioni di
possibili soluzioni. Un’ipotesi viene
dall’analisi, sintetizzata egregiamente in due
recenti articoli, il primo a firma di Giulio
Santagata (ex ministro dei governi Prodi) e
Alberto Corazza (economista bolognese) e il
secondo dal sociologo Aldo Bonomi. I titoli
degli interventi anticipano già qual è il punto:
‘Ritornare al territorio’ e ‘Le orgogliose reti
corte del Nord-Est’.
In sostanza, per Santagata e Corazza l’antidoto
contro la crisi sono la valorizzazione e
riqualificazione del ruolo del ‘territorio’.
Obiettivo che si può raggiungere grazie allo
sviluppo di quattro assi d’azione: l’economia
della conoscenza, le reti di città e aree
territoriali, le reti ecologiche, un nuovo
welfare di comunità. Tutti campi nei quali la
nostra regione è all’avanguardia: dalle ricerche
svolte su scala nazionale l’Emilia-Romagna viene
confermata ai vertici della graduatoria relativa
alla dotazione di ‘capitale sociale’,
considerata come componente indispensabile e
come motore dell’alto livello di sviluppo
raggiunto. I quattro assi di azione, per gli
autori, possono fornire la cornice che permetta
di sviluppare nuovi modelli di cooperazione
istituzionale e nuovi rapporti con le forze
economiche e sociali. Insomma essi possono dare
‘un’idea non vaga – e soprattutto non difensiva
– di un ritorno al territorio’.
Nell’intervento di Bonomi il riferimento alle
‘orgogliose reti corte del Nord-Est’ non è la consueta
enfasi retorica di una ‘comunità laboriosa’, ma
evidenzia quali siano i segnali di vitalità in un
territorio che vuole reagire di fronte alla crisi. Dove,
quindi, ‘tutti si mobilitano’. Le rappresentanze danno
senso a quella retorica del fare sistema che
paradossalmente ‘si stava svuotando nel periodo di
vacche grasse’ e diventa, come scrive l’autore, un “fare
società di mezzo in tempo di crisi”.
L’interrogativo che ci riguarda è, dunque, se ha senso
un ritorno al ‘territorio’ nell’epoca della crisi
mondiale. E se questo ritorno significhi semplicemente
rifugiarsi nelle nicchie locali secondo una logica del
‘si salvi chi può’. In realtà nel loro ragionamento è
evidente come contino più che mai il ‘dove stare’, il
‘come stare’ e il ‘con chi stare’. Un ‘territorio’ non
si inventa, non si può generalizzare o banalizzare
perché lo sviluppo richiede di essere ‘dove le cose
accadono’, interagendo con le intelligenze migliori, con
i cervelli più aperti e creativi, attraverso forti reti
relazionali, forti reti di rappresentanza degli
interessi e forti leadership sia pubbliche che private
che trovano posto nei tavoli decisionali. Il concetto
del ‘tutti insieme’ non è una scoperta recente: basti
pensare ai gruppi del Rinascimento, ai distretti
produttivi della rivoluzione industriale inglese, fino
alla ‘Terza Italia’ di Michael Porter che trova il suo
più significativo esempio nell’esperienza
emiliano-romagnola.
Costruire reti di cooperazione fra attori
politico-istituzionali e fra questi e gli attori privati
diventa fondamentale per tutte le comunità: dall’ambito
locale, all’ambito regionale e a quello macroregionale,
dall’Europa al mondo. Una risposta alla crisi basata sul
racchiudersi in se stessi è priva di senso. Sapendo che
nessuno è in grado da solo di costruire il futuro, da
soli non siamo in grado di affrontare nemmeno i più
elementari problemi del presente.
Gianni Bessi
Su questi importanti temi il Comitato Comunale del
Partito Democratico di Lugo, sta organizzando un
incontro pubblico che sarà introdotto dall'ex Ministro
del Governo Prodi, l'economista Giulio Santagata.
Arrigo Antonellini |