
INDISPONIBILE PER CENTRALI NUCLEARI
Il
Consiglio Provinciale ha approvato a maggioranza un o.d.g., presentato
dal gruppo Rc, sulla costruzione di centrali nucleari sul territorio
provinciale. Hanno votato contro i gruppi AN, FI-PdL e Udc, oltre al consigliere Pd Roberto Gualandi. Si sono invece astenuti il capogruppo Pri, Moraldo Fantini, e il consigliere Eliseo Dalla Vecchia, Pd. “Premesso che il Governo italiano ha dichiarato la volontà di avviare iniziative finalizzate al ritorno dell’Italia al nucleare, con la costruzione di ben 10 centrali nucleari sul territorio nazionale; che i siti di queste eventuali centrali, 5 delle quali al Nord, non sono ancora stati individuati, ricordato che l’8 novembre 1987 la volontà delle cittadine e dei cittadini italiani contro il nucleare si espresse con il voto referendario; che come conseguenza del Referendum citato, a partire dal 1989 l’Italia chiuse tutti i propri impianti nucleari; che l’Italia conserva ancora oltre 23.000 metri cubi di materiale radioattivo proveniente dalle vecchie centrali disattivate; che in Europa esistono ancora 148 impianti nucleari funzionanti (e una parte di esse nell’ex Unione Sovietica) e oltre 1000 siti con materiali radioattivi; che l’energia nucleare soddisfa solo una percentuale ridotta del fabbisogno energetico mondiale: il 6% dell’energia commerciale nell’Unione Europea e circa il 2% nel resto del mondo; che l’energia nucleare non riduce la dipendenza dell’Unione Europea dall’importazione di energia, poiché tutto l’uranio necessario alla fabbricazione del combustibile nucleare deve essere importato; che l’uranio, con cui sono alimentate le centrali nucleari, è presente in poche aree del mondo in quantità appena sufficienti ad alimentare le attuali 440 centrali per i prossimi 70-80 anni. Considerato che l’Organizzazione Mondiale della sanità (OMS) ha calcolato che l’esplosione del reattore nucleare n°4 della centrale di Chernobyl, nel 1986, ha prodotto un livello di radioattività 200 volte superiore a quello dell’effetto combinato delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki; come a tutt’oggi non si siano realizzati nel mondo livelli accettabili di sicurezza per le popolazioni, come dimostrano i numerosi gravissimi incidenti, che dal disastro di Chernobyl in poi si sono ripetuti; che l’Inghilterra, negli ultimi anni, ha privatizzato 5 centrali nucleari ritenendole antieconomiche; che le centrali nucleari producono ingenti quantità di scorie altamente radioattive il cui smaltimento non ha ancora trovato soluzione poiché non esiste un sistema in grado di garantire lo stoccaggio sicuro e definitivo dei rifiuti altamente radioattivi; che le centrali nucleari rappresentano obiettivi sensibili per attacchi terroristici; che allo stato attuale il rilancio del nucleare non è realistico in quanto non intrinsecamente sicuro, economicamente redditizio e, soprattutto, non se ne possono governare gli esiti e in ogni caso i tempi di realizzazione di eventuali strutture non risulterebbero comunque compatibili con le esigenze attuali del Paese. Ribadito che il nostro Paese sconta un grave ritardo sia nella pianificazione di interventi tesi a renderlo autonomo in termini di produzione dal punto di vista del fabbisogno energetico sia nello sviluppo delle energie rinnovabili e pulite così come su politiche di risparmio e di efficienza energetica, il consiglio provinciale di Ravenna, ritenendo Inopportuno che si investa su una fonte di energia altamente pericolosa e dai costi elevatissimi nelle diverse fasi di costruzione degli impianti, di produzione di energia e di messa in sicurezza delle scorie radioattive. Visto che la produzione di energia della nostra Provincia non presenta al momento problemi di insufficienza; va anzi ricordata la vocazione fortemente turistica del nostro territorio, a partire dal turismo balneare, senza dimenticare la particolarità delle vaste aree naturalistiche inserite nel Parco del Delta del Po, le bellezze artistiche, il panorama delle nostre colline, un turismo enogastronomico sempre nuovo e in continua crescita ecc... Considerata inoltre la forte specializzazione della nostra agricoltura, specie per la produzione vitivinicola, nonché la forte produzione di frutta, che da oltre un decennio (dopo aver ottenuto il marchio IGP dell’Unione Europea, assegna un importante riconoscimento economico e di prestigio al nostro territorio, grazie proprio all’esportazione europea e mondiale. Rilevato infine che più dei tre quarti del territorio della Provincia di Ravenna sono stati dichiarati “zona sismica” con D.M. del 23 luglio 1983 (pubblicato su G.U. 24 agosto 1983 n°231). Più precisamente, ai comuni di Bagnacavallo, Bagnara di Romagna, Brisighella, Casola Valsenio, Castel Bolognese, Cervia, Conselice, Cotignola, Faenza, Fusignano, Lugo, Massa Lombarda, Riolo Terme, Russi, Sant’Agata sul Santerno e Solarolo, è stato associato Grado di Sismicità pari a 9. Tutto quanto premesso, il Consiglio Provinciale di Ravenna invita il Governo e il Parlamento italiano a rispettare la volontà, espressa dall'elettorato con il Referendum dell’8 novembre 1987; a proseguire le politiche di sviluppo dell'utilizzo delle fonti rinnovabili, avviate dal Governo Prodi, fino a raggiungere entro i prossimi cinque anni almeno il raddoppio dell’attuale produzione ottenuta oggi e le iniziative per il risparmio e l'efficienza energetica; a partecipare anche in sede internazionale alla ricerca sulla produzione di energia sostenibile, al fine di ottenere una riduzione degli impatti sull’ecosistema nelle diverse matrici ambientali (terra, acqua, aria e suolo) della produzione di energia; ad adottare decisioni chiare, concertate e condivise con le popolazioni locali su come gestire le scorie radioattive e il combustibile nucleare italiano riprocessato all’estero, attuando prioritariamente, con tempi certi, la messa in sicurezza dei siti nucleari italiani; e dichiara la inopportunità, per il territorio della provincia di Ravenna, ad ospitare centrali nucleari”. |