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LA LETTERATURA DELLA BASSA ROMAGNA

Aspettiamo i tuoi racconti e le tue poesie! Inviaceli a postmaster@pavaglionelugo.net

(La Redazione si riserva di non pubblicare materiale dal contenuto offensivo)

 


09/04/10

3 ragioni per sorridere

Ci sono tre ragioni nella giornata per essere felici e sorridere.

La prima ragione è quando mi sveglio,
perché ho tutta una giornata davanti a me
per fare bene tutto ciò che non ho potuto
fare ieri, e quindi sono felice.

La seconda ragione è a mezza giornata,
perché, se non sono riuscito a fare molto,
ho ancora davanti a me una mezza giornata
per migliorare e me ne rallegro.

La terza ragione è alla sera, perché la giornata
è finita e se è andata bene sono felice,
se invece è andata male sono felice che sia finita.



Tommaso Moro
 


02/04/10

Desiderata

Và serenamente in mezzo al rumore e alla fretta e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio.
Finché è possibile senza doverti arrendere conserva i buoni rapporti con tutti.
Dì la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri, anche il noioso e l'ignorante, anch'essi hanno una loro storia da raccontare.
Evita le persone prepotenti e aggressive, esse sono un tormento per lo spirito.
Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro, perchè sempre ci saranno persone superiori ed inferiori a te.
Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti.
Mantieniti interessato alla tua professione, benché umile; è un vero tesoro rispetto alle vicende mutevoli del tempo.
Sii prudente nei tuoi affari, poiché il mondo è pieno di inganno.
Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c'è di buono; molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita è piena di eroismo.
Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare.
E non essere cinico riguardo all'amore, perchè a dispetto di ogni aridità e disillusione esso è perenne come l'erba.
Accetta di buon grado l'insegnamento degli anni, abbandonando riconoscente le cose della giovinezza.
Coltiva la forza d'animo per difenderti dall'improvvisa sfortuna.
Ma non angosciarti con fantasie.
Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine.
Al di là di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso.
Tu sei un figlio dell'universo, non meno degli alberi e delle stelle;
tu hai un preciso diritto ad essere qui.
E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l'universo va schiudendosi come dovrebbe.
Perciò sta in pace con Dio, comunque tu Lo concepisca, e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni, nella rumorosa confusione della vita conserva la tua pace con la tua anima.
Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti, questo è ancora un mondo meraviglioso.
Sii prudente.

Tommaso Moro

 


26/03/10

Ritorna primavera

Ritorna primavera
ritornano le viole
ai piedi della povera mimosa
bruciata dal gelo invernale.
Spuntano piccole e tenaci
come un miracolo
in questo timido apparire del sole.
E ritorna la voglia di lottare
di resistere agli insulti del male,
di sperare che nonostante i colpi della sorte
come questo piccolo fiore
si possa sconfiggere la morte
Velia Ferrioli

 


19/03/10

Un messaggio dall’aldilà

Carissima zia Ida, ricordi quando arrivavi correndo, mi agguantavi la manina e mi trascinavi via sotto il rombo spaventoso degli aerei che stavano per sganciare il loro carico di morte? Io ero piccolissima, allora, e mi lasciavo docilmente trasportare, perché intuivo che mi volevi proteggere da un pericolo incombente. Infatti, eravamo in guerra; nei primi mesi del 1945, quando si aspettava la Liberazione e gli Alleati indugiavano oltre il fiume Senio, non passava giorno senza qualche incursione aerea segnalata dal suono lugubre della sirena e si doveva fuggire, precipitosamente, al riparo nei rifugi. Da tempo, ormai, te ne sei andata, ma io ti vedo ancora venirmi incontro, agitando le braccia, concitata, rossa in viso, i capelli al vento; gridavi, pregavi e balbettavi, nel fuggi fuggi generale; mi stringevi a te, pronunciando frasi sconnesse, con voce rauca, quasi rotta dal pianto, mentre i tuoi splendidi occhi chiari esprimevano tutta la paura e la disperazione di chi si sente impotente di fronte ad eventi più grandi di lui. Avevi un solo scopo, un unico desiderio: volevi preservarmi dal pericolo imminente, mettermi al sicuro, con tutte le tue forze…. Ti rividi così, tale e quale, anche in quel torrido pomeriggio d’estate quando, appisolata, ti sognai: sempre terrorizzata, agitata e pronta a segnalarmi qualche oscura minaccia: “ Presto, presto, via, via, aiuto, non c’è tempo da perdere!” Lo sfondo era un altro, questa volta: non più il cortile della vecchia casa, ma il mio, non più il cielo solcato da fortezze volanti, ma il rombo minaccioso di un autocarro e tu indossavi lo stesso abito rattoppato con il grembiulino a fiori; i tuoi capelli raccolti in una crocchia, ora, mi sembravano più grigi e composti, ma avevi sempre gli stessi occhi sbarrati, la stessa voce rotta dal pianto, la stessa mano che stringeva la mia nella sua morsa salvatrice, per infondermi coraggio e trascinarmi lontano, al sicuro. E…la bambina che era con te… no…non era quella di allora…no… era una donna… ero io, proprio io!Avvertivo la pressione sul mio polso ed il tuo respiro ansimante, zia Ida… Mi svegliai di soprassalto, appena in tempo per sentire un odore acre che mi bruciava le narici e saliva al piano superiore dell’abitazione. Mi precipitai giù dal letto e scesi a rompicollo le scale, ma una barriera di liquido infiammabile che ricopriva il pavimento, per un attimo, mi fermò: si era riversato da un’auto-cisterna e la casa stava per andare a fuoco; mi sembrava di sentirmi trascinare via, la mano stretta in una forte presa. Ancora semiaddormentata, cercai di guadagnare l’uscita: fuori, fuori, lontano, lontano…Mi stropicciai gli occhi, provai a darmi qualche pizzicotto sulla pelle per essere certa di non sognare ancora: ero, finalmente sveglia, ormai in salvo, grazie al tuo aiuto dall’aldilà, cara zia!

Capucci Armanda- Via Angiolina 20- Sant’agata sul Santerno (Ravenna)

 


12/03/10

POESIA VINICOLA

Un giorno di marzemino, al primo chiaretto dell'alba, camminavo nella champagne dell'oltrepò pavese, in mezzo al nebbiolo.
Il tempo era un inferno, il cielo verdicchio tendente al grignolino.
Mi riparai sotto un pinot e lì incontrai una soave donna fugata che aveva un vestito molto rosè.
Non essendo recioto, tutto spumante, le diedi un dolcetto bacio sul bianco collio e, senza sfurzat, le tocai la barbera della bonarda.
Subito il mio merlot, che non era ancora passito, venne durello che era un cannonau, ma lei non volle che andassi oltre...
Deluso e rosso di borgogna, le dissi: "chardonnay moi, madame".
E con l'amarone in bocca e un groppello in gola, mi arrangiai da solo.
E sauvignon de brut..
 

UN OSTE


05/03/10

Lezione n° 4

Quarta lezione per lavorare in team, sempre ben informati

In classe la maestra si rivolge a Gianni e gli chiede: “Ci sono cinque uccelli appollaiati su un ramo. Se spari a uno degli uccelli, quanti ne rimangono?” Gianni risponde: “Nessuno, perchè con il rumore dello sparo voleranno via tutti”. La maestra: “Beh, la risposta giusta era quattro, ma mi piace come ragioni”.
Allora Gianni dice “Posso farle io una domanda adesso?” La maestra “Va bene”.
“Ci sono tre donne sedute su una panchina che mangiano il gelato. Una lo lecca delicatamente ai lati, la seconda lo ingoia tutto fino al cono, mentre la terza dà piccoli morsi in cima al gelato. Quale delle tre è sposata?”
L'insegnante arrossisce e risponde: “Suppongo la seconda... Quella che ingoia il gelato fino al cono”
Gianni: 'Beh, la risposta corretta era quella che porta la fede, ma... mi piace come ragiona”!!!
Morale n°4: Lasciate che prevalga sempre la ragione.

N.d.R. Le altre tre lezioni le trovate sotto, pubblicate nelle scorse settimane


26/02/10

IL PICCOLO HOBBIT

La mia fata ha la chioma azzurra,
non azzurro savoia, azzurro come l’acqua
dei laghi alpini sotto un cielo terzo di freddo.
La mia fata naviga per i i mari immensi
con il suo veliero, alla ricerca di un posto sicuro.
I fondali del mio porto hanno poca profondità, il molo è da ristrutturare, un pò logoro;
tuttavia le acque sono limpide, la località è accogliente
ai riparo dai pirati e dai potenti.
La mia fata parla cento idiomi, ma io la capisco
quando muove gli occhi, le mani, i piedi.
Così il mio sguardo vagabondo è perso
nell’orbita del suo azzurro immenso
del suo profumo di incenso
delle sue labbra graziose
come una fata sognata e desiderata.

Claudio Cesari
 


19/02/10

Lezione n° 3

Un rappresentante, un impiegato e un direttore del personale escono dall'ufficio a mezzogiorno e vanno verso un ristorantino quando sopra una panca trovano una vecchia lampada ad olio.
La strofinano e appare il genio della lampada. “Generalmente esaudisco tre desideri, ma poiché siete tre, ne avrete uno ciascuno”.
L'impiegato spinge gli altri e grida: “Tocca a me, a me.... Voglio stare su una spiaggia incontaminata delle Bahamas, sempre in vacanza, senza nessun pensiero che potrebbe disturbare la mia quiete”. Detto questo svanisce.
Il rappresentante grida: “A me, a me, tocca a me!!!! Voglio gustarmi una pinacolada su una spiaggia di Tahiti con la donna dei miei sogni!” E svanisce.
Tocca a te, dice il genio, guardando il Direttore del personale. “Voglio che dopo pranzo quei due tornino al lavoro!”
Morale n°3: Lasciate sempre che sia il capo a parlare per primo!

 


12/02/10

SPECCHIO DELL'ANIMA

Eterni lamenti,
suoni ormai senza tempo,
mutano in vento le parole,
ed il silenzio che ne esce
avvelena e trafigge lo spirito.
I miei passi si perdono, così,
lungo il cammino, immagine riflessa
dell'oscuro vuoto che mi riempie.

Paolo Gagliardi
 


05/02/10

IL PANICO

“Non bisogna diffondere il panico”,
e la gente muore sotto le macerie
“Non bisogna diffondere il panico”,
e la gente perde i suoi risparmi con i derivati
“Non bisogna diffondere il panico”
e la gente perde la libertà di informazione
“Non bisogna diffondere il panico”,
e la gente muore sul lavoro
“Non bisogna diffondere il panico”,
e la gente perde il lavoro
“Non bisogna diffondere il panico”
e la gente non può più manifestare
“Non bisogna diffondere il panico”,
e la gente perde ospedali e scuole
“Non bisogna diffondere il panico”,
perchè devi consumare
..BISOGNA DIFFONDERE IL PANICO
per farti fare 2 vaccini
..BISOGNA DIFFONDERE IL PANICO
se non consumi sei te il colpevole
..BISOGNA DIFFONDERE IL PANICO
se non mi voti ti invadono gli extracomunitari
..BISOGNA DIFFONDERE IL PANICO
inceneritori e nucleare
..BISOGNA DIFFONDERE IL PANICO
sono tornate le brigate rosse
 


29/01/10

Lezione n. 2

Al volante della sua macchina, un attempato sacerdote sta riaccompagnando una giovane monaca al convento.
Il sacerdote non riesce a togliere lo sguardo dalle sue gambe accavallate.
All'improvviso poggia la mano sulla coscia sinistra della monaca. Lei lo guarda e gli dice: Padre, si ricorda il salmo 129? Il prete ritira subito la mano e si perde in mille scuse.
Poco dopo, approfittando di un cambio di marcia, lascia che la sua mano sfiori la coscia della religiosa che imperterrita ripete: Padre, si ricorda il salmo 129?
Mortificato, ritira la mano, balbettando una scusa.
Arrivati al convento, la monaca scende senza dire una parola. Il prete, preso dal rimorso dell'insano gesto si precipita sulla Bibbia alla ricerca del salmo 129.
'Salmo 129: andate avanti, sempre più in alto, troverete la gloria...'
Morale n° 2: Al lavoro, siate sempre ben informati!

 


22/01/10

CHE COS'E' UN BACIO?

A volte un bacio è un nonnulla
scivola sull'anima
senza lasciar traccia.
Invece a volte un bacio
è come volare con le braccia
spalancate cullato dal vento.
A volte un bacio è un nonnulla
non lascia traccia,
a volte invece
è tutto il mondo intero

Ermes Buldrini
 


15/01/10

INCONTRO di E.B.

Ho incontrato
mille volti
freddi e sconosciuti,
solitari pellegrini della vita,
poi finalmente ti ho veduta
tra la folla,
come fior di campo
fra le erbacce.
Mi hai guardato sorridendo
incendiando il mio viso
e il cuore insieme,
poi te ne sei andata,
scomparendo fra le erbacce,
lasciando dietro te
un profumo sottil
di fior di campo.
 


08/01/10

L’economia italiana del 2009

Sono tempi duri e tutti hanno debiti e vivono a credito. Un ricco turista entra in un albergo, lascia una banconota da 100 euro sul bancone della reception e va a vedere le stanze di sopra per sceglierne una.

Il proprietario dell'albergo prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito col macellaio.
Il macellaio prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito con l'allevatore di maiali. L'allevatore di maiali prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito col suo fornitore di mangime e carburante. Il fornitore di mangime e carburante prende i 100 euro e corre a pagare il suo debito con la prostituta della città, che in questi tempi difficili gli fornisce i suoi servizi a credito.

La prostituta prende i 100 euro e corre all'albergo a pagare il proprietario per le camere che le fornisce a credito quando porta i suoi clienti.

Il proprietario dell'albergo prende i 100 euro e li posa sul bancone della reception in modo che il turista non sospetti nulla. In quel momento, dopo avere ispezionato le stanze, viene giù il turista, riprende i suoi 100 euro e, dopo avere detto che non gli piacciono le stanze, lascia la città.
Nessuno ha guadagnato nulla. Comunque, l'intera città non ha più debiti e guarda al futuro con ottimismo.

(Tommaso Moro)
 


18/12/09

 Da BUR di Giuseppe Bellosi

Un pò a la vòlta
u s'è pers ignacosa.
E adeès cvant ch'u n'i sra
piò stagli elbar,
stal ca ch'u i dà e culòr e sol,
piò stezil,
alòra a putren nench
metr e' carnaz a l'os e fè cont d'gnìt

 

 


 

L'inferno e il paradiso

 

Dopo una lunga ed eroica vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu al paradiso. Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno.
Un angelo lo accontentò e lo condusse all’inferno.
Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi e pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi e scheletriti da far pietà.
“Com’è possibile?”, chiese il samurai alla sua guida “con tutto quel ben di Dio davanti!”.
“Vedi: quando arrivano qui, ricevono tutti due bastoncini, quelli che si usano come posate per mangiare, solo che sono lunghi più di un metro e devono essere rigorosamente impugnati all’estremità. Solo così possono portarsi il cibo alla bocca”.
Il samurai rabbrividì.
Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto i denti.
Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso. Qui lo attendeva una sorpresa. Il paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno! Dentro l’immenso salone c’era l’infinita tavolata di gente; un’identica sfilata di piatti deliziosi. Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca.
C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia.
“Ma com’è possibile?”, chiese il samurai.
L’angelo sorrise.
“All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché si sono sempre comportati così nella vita. Qui, al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si occupa di imboccare il proprio vicino”.

(Tommaso Moro)
 


 

La letteratura della bassa romagna

 

Gli Europei di calcio del 2000 e quel gol a trenta secondi dall’infinito.

Ho visto la puntata di “Sfide” dedicata agli Europei e devo dire che mi è piaciuta in maniera incredibile.
Il gruppo più unito e forte che abbia avuto la nazionale italiana dai tempi di Enzo Bearzot, non a caso friulano anche lui come Dino Zoff: uomini concreti, dalla grande attenzione alla necessità dell’amicizia tra i loro “ragazzi”, dalle poche parole, niente concessioni allo star system.
Quegli uomini così veri, non a caso così emarginati dal mondo del pallone di oggi che spalma anche le coscienze, oltrechè gli animi.
Che belle le interviste a Di Biagio, a Toldo (se non fosse un calciatore, dovrebbe fare lo psicologo con quella capacità di leggere le mosse degli avversari), da Albertini a Maldini (che paura per quel rigore, poi sbagliato).
Toldo, l’eroe gentile che si prende anche la scarpata sul naso, oltre al gol a trenta secondi dall’infinito.
Alex, parlaci di quei due gol: se almeno un pallone fosse entrato, ci saremmo regalati un sogno, ma raccontato senza rancore, solo con il desiderio di ricordarci le emozioni di quei giorni.
Trezeguet, così dolce a parlarci della mamma cui ha dedicato il gol che ci risvegliò dal sogno. In qualsiasi altra trasmissione sportiva, sarebbe stato presentato come il “nemico”!
E infine, una annotazione: Zoff fu costretto dalle polemiche a dimettersi. Solo in Italia non si può raccontare che fu Berlusconi in crisi da visibilità a farlo dimettere sparando una delle sue mitiche battute da piazzista sulla mancata marcatura di Zidane (assolutamente in ombra per tutta la partita).
Il nostro eroe scambiato per un pugno di voti
Bella, bellissima la sfida al pensiero forte.

(Tommaso Moro)

 


Lezione di comunicazione 1

 

Un uomo va sotto la doccia subito dopo la moglie e nello stesso istante suonano al campanello di casa. La donna avvolge un asciugamano attorno al corpo, scende le scale correndo e va ad aprire la porta: è Giovanni, il vicino. Prima che lei possa dire qualcosa lui le dice: “Ti do 800 Euro adesso in contanti se fai cadere l'asciugamano!”
Riflette e in un attimo l'asciugamano è per terra... Lui la guarda a fondo e le da la somma pattuita. Lei, un po' sconvolta, ma felice per la piccola fortuna guadagnata in un attimo risale in bagno. Il marito, ancora sotto la doccia le chiede chi fosse alla porta. Lei risponde: “Era Giovanni”. Il marito: “Perfetto, ti ha restituito gli 800 euro che gli avevo prestato!”

Morale n. 1:
Se lavorate in team, condividete sempre le informazioni!

 


Tecniche di vendita

 

Un assicuratore va a visitare un signore per proporgli di sottoscrivere una polizza di assicurazione sulla vita.
Ed ecco, in sintesi, l'incipit del suo discorso:
"Le devo proporre di assicurarsi sulla vita. Ma poiché io sono onesto e corretto solo vedendola penso che se lei lo fa butta via dei soldi. E' giovane, sta bene."
Di fronte a queste parole l'interlocutore ribatte subito polemizzando (sostenendo quelli stessi argomenti con i quali la proposta avrebbe dovuto invece essere illustrata) tanto che ne nasce una disputa alla fine della quale è il cliente che "costringe" l'assicuratore a metterlo in grado di perfezionare la sottoscrizione".
In fase di commiato, l'assicurato chiede incuriosito all'assicuratore come fa a campare comportandosi in quel modo.
Al che questi lo tranquillizza dicendogli che quella è una sua tecnica di vendita.
L'ha appresa durante la guerra quando gli diedero l'incarico di condurre un mulo.
E imparò che per farlo andare avanti bisognava.....spingerlo indietro.

Un nostro collaboratore

 


23/11/09

 E Nadel

Tot i en eriva e Nadel,
un pereiod ad festa ed reghel,
quand c’us sta cun la propria fameia,
seia cus stga a cà o c’us vega veia.

Uiè du mis prema la publizitè de panetou,
e tot i grend i dirà d’resar piò bou,
mo e sreb mei chi guardess in te specc,
parchè i esempi ià da dèa i piò vecc.

E dè d Nadeal ad Gesù bambino l’è la feasta,
e quest tot i se duvreb metar int’la teasta,
pinsend a che babei intla mangiatoia
che znè coma clera l’à cambiè tota la storia.

 

Il Natale

Tutti gli anni arriva Natale, un periodo di festa e regali, quando si sta con la propria famiglia, sia che si rimanga a casa, sia che si vada via.
Comincia due mesi prima la pubblicità del panettone, tutti i grandi dicono di essere più buoni, ma sarebbe meglio che si guardassero allo specchio, perchè gli esempi li debbono dare i più vecchi.
Il giorno di Natale è la festa di Gesù bambino, questo se lo dovrebbero mettere tutti in testa, pensando a quel bambino nella mangiatoia, che pur essendo piccolo ha cambiato la storia.

 


L’ha scritta Rudyard Kipling al proprio figlio: tutti, io credo, vorremmo aver avuto dei padri così come vorremmo lasciare queste parole ai nostri figli che ci guardano. (Tommaso Moro)
 

Lettera di R. Kipling al figlio

 

Se riesci a mantenere la calma quando tutti gli altri intorno a te la stanno perdendo e danno la colpa a te;
Se sai di aver fiducia in te stesso quando tutti dubitano di te, tenendo però nel giusto conto i loro dubbi;
Se sai aspettare senza stancarti di aspettare, o essendo calunniato non rispondere alle calunnie, o essendo odiato non dare spazio all’odio, senza tuttavia sembrare troppo buono, e parlare troppo da saggio;
Se sai sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni;
Se sai pensare senza fare dei pensieri il tuo fine;
Se sai incontrarti con il successo e la sconfitta e trattare questi due impostori proprio allo stesso modo;
Se riesci a sopportare di sentire la verità che tu hai detto, distorta da imbroglioni che ne fanno una trappola per ingenui; o guardare le cose, per le quali hai dato la vita, distrutte, e umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori;
Se sai fare un’unica pila delle tue vittorie e rischiarla in un solo colpo a testa o croce, e perdere, e ricominciare di nuovo dall’inizio senza mai lasciarti sfuggire una parola su quello che hai perso;
Se sai costringere il tuo cuore, i tuoi nervi, i tuoi polsi a sorreggerti anche dopo molto tempo che non te li senti più e così a resistere quando in te non c’è più nulla tranne la volontà che dice loro: "Resistete!"
Se sai parlare con i disonesti senza perdere la tua onestà o passeggiare con i re senza perdere il tuo comportamento normale;
Se non possono ferirti né i nemici né gli amici affettuosi;
Se per te contano tutti gli uomini, ma nessuno troppo;
Se riesci a riempire l’inesorabile minuto dando valore ad ogni istante che passa, tua è la Terra e tutto ciò che vi è in essa, e quel che più conta
tu sarai un Uomo, figlio mio!

Rudyard Kipling

 


20/11/09

 m'ha rubè....

I m'ha rubè la lona,

i m'ha rubè al stel!

Cun tot cal cà carsudi

com i fonz dop la puvuda

um è armast sol un curtil

pì d'machin ed muturè.

..............................

Marta Prelati, San Lazzaro di Savena
 


La primavera

 

Un giorno, un uomo non vedente stava seduto in strada con un cappello ai suoi piedi e un cartello con la scritta: "Sono cieco, aiutatemi per favore".
Un pubblicitario che passeggiava lì vicino si fermò e notò che aveva solo pochi centesimi nel suo cappello. Si chinò e versò altre monete e poi, senza chiedere il permesso dell'uomo, prese il cartello, lo girò e scrisse un'altra frase.
Quello stesso pomeriggio il pubblicitario tornò da quell'uomo e notò che il suo cappello era pieno di monete e banconote. Il non vedente riconobbe il suo passo e chiese se era stato lui ad aver riscritto il suo cartello e soprattutto cosa aveva scritto.
Il pubblicitario rispose "Niente che non fosse vero... ho solo riscritto il tuo in maniera diversa", sorrise e andò via.
Il non vedente non seppe mai che sul suo cartello c'era scritto: "Oggi è primavera... Ed io non la posso vedere".
Cambia la tua strategia quando le cose non vanno bene e vedrai che andrà meglio!
A tutte le persone che vorrei vedere sorridere sempre, perché con il loro sorriso rendono migliore il mondo.
Buona primavera...


Tommaso Moro


13/11/09

Il fiore del mattino

Ci sono notti che non finiscono mai
e lunga è l'attesa del fioco albeggiare.
Una notte di veglia insistente
affidai al quaderno dei versi,
pensieri leggeri come farfalle
ma intrisi di tiepide stille
che avevano macchiato la carta.
Sul tavolo dove avevo lasciato
lo scritto, al mattino trovai
in sua vece un fiore odoroso,
una pallida rosa bagnata di rugiada

Ermes Buldrini


L’Intercity e la passione per la pittura

 

Stazione, arriva col solito ritardo uno sbuffante Intercity . Si sale e c'è qualche problema, come sempre ce ne sono per chi viaggia in treno. L'Intercity è strapieno. Passo a fianco di una giovane punk seduta sui gradini della porta d'accesso e mi sistemo.

Poi si parte, fino a che non arriva una signora verso la pensione tutta pimpante vestita a festa che vedendo la ressa nel corridoio, con al fianco, una terribile valigia, coordinata al vestito, tutto in fucsia, come uno straordinario cappellino, decide di fermarsi e di stare nell'area prima dell'ingresso nei vagoni del treno.

Rinuncia e sta lì insieme alla giovane punk.

Passano pochi secondi e sento che le due si parlano, grazie alla signora in prima battuta.

Penso che la signora sia simpatica, sembra una di quelle signore degli anni '50 educate e tutte a modo, oramai scomparse, vestite a festa di tutto punto come si andasse ad un battesimo. Ma poi dopo un po' sento che il discorso prosegue tra le due, che parevano di due mondi così distanti, e vira verso la pittura e l'arte in genere. Incredibile, tutt'e due dipingono e si stanno facendo una bella chiacchierata.

Ed ecco che entra in quel momento un controllore. Un signore sulla mezza età, potrebbe essere il padre della giovane e il nipote della signora. Tre generazioni insieme in un metro quadro circa di ossigeno.

"Biglietti, signori, biglietti".

"Ah, io non ce l'ho il biglietto!" fa la giovane punk e snocciola tutta una serie di scuse incredibili che però non fa in tempo a finire perchè interviene la signora e dice rivolta al controllore "Non si preoccupi pago io il biglietto della ragazza".

Mi ha colpito, alzo la testa e gli occhi e seguo con ancora più interesse.

"Ma no signora lasci stare" interviene la giovane, che prima aveva addirittura chiesto alla signora se voleva sedersi sui gradini a terra al suo posto ricevendo un gentile rifiuto. Ma la signora è irremovibile, vuole pagare lei, probabilmente perchè l'affinità per la pittura e la disponibilità al dialogo della giovane l'ha colpita.

Ma ecco il colpo di scena. Il controllore le guarda, mentre era già pronto alla mega-multa, ed esclama "Va bene, allora facciamo così: io faccio il biglietto normale, la ragazza mi dice dove va, paga la signora ma senza multa, un prezzo normale! Saranno dieci euro, così"

"Ma grazie" gioiscono le due in coro e tutta contenta la signora si appresta a pagare ed apre il portafoglio, il controllore fa il biglietto e la giovane ringrazia tutti.

"Sa stavamo parlando di pittura!" si giustifica la signora.

"Ma perché, vi occupate di pittura?" interrompe subito il controllore e sgrana gli occhi e incalza subito "Perchè anch'io mi occupo di pittura, sono un grande paesaggista" butta lì il controllore nella sua severa divisa verde.

E' un colpo di fulmine.

La signora tira fuori il suo depliant con i suoi quadri della mostra che va ad inaugurare, la giovane punk prova ad approfondire il figurativo contemporaneo e racconta che sta andando a un a serata culturale e il ferroviere si bea raccontando di come è bello fare bei paesaggi a fine settimana, fuori dal lavoro.

I tre proseguono, tre generazioni con ruoli diversi, divise diverse, che si sarebbero potute guardare in cagnesco in un'Italia incattivita come questa, trovano invece un punto in comune nell'amore per l'arte e per il paese, dismettendo ruoli e divise e trovando punti in comune legati alla bellezza dell'arte in Italia.

Mentre quasi tutto decade e troppo va in declino, un incontro tra tre persone reali del nostro paese - dei quali mai si parlerà da nessuna parte - ci racconta la bellezza e la forza dell'Italia.

Quell’incontro così semplice oggi, in una società incattivita come quella di oggi, merita di essere segnalato.

Fa del bene a tutti come l'ha fatto a me.



(Tommaso Moro)


06/11/09

INVERAN

...Ascult. A sent pian pian che bat l'arloj,
pian pian, e' bat, pian pian, cvèsi un lament
dl'istant d'ades che ormai l'è zà pasè
e, goza a goza, e' dventa eternitè.
E fura coma e' temp e' pasa e vent
e u-s porta dri i pinsir coma dal foj.

Franco Ponseggi


La Fòla d’là Manfrina de Pas dè gat

 

Correva l'anno 1859 e il giorno di San Giovanni, 24 giugno, in un remoto paesino della pianura romagnola si festeggiava l’inizio della mietitura. Da tutte le parti arrivavano mercanti, saltimbanchi e suonatori... tra questi ve n'erano due molto abili che dalla montagna eran scesi a piedi seguendo il corso del fiume Santerno. Si chiamavano Mingòn e Tugnàz, uno suonava il violino, l’altro suonava l’organetto. Giunti in prossimità della bolgia si accorsero di essere sulla riva sbagliata del fiume. L'acqua era alta e non volevano rischiare perciò dovettero pagare la gabella (cinque soldi) ad un traghettatore soprannominato e Gàt (padrone del passo) che li portò sulla riva sinistra del Santerno...così arrivarono stanchi, affamati e a tasche vuote.
Incominciarono a suonare di casa in casa presentando i dovuti rispetti ma appena sentivano quei profumi di arrosto e di zuccherini... i padroni li mandavano via dicendo di andare a suonare da un’altra parte... e che “ad arrosto e zuccherini ci avrebbero pensato i loro parenti”.
Bussarono anche dal prete, che ahimè diede loro solo un pezzo di pane secco, un bicchiere d’acqua poi li salutò in fretta. Si seppe poi che era andato a pranzo da Frazcò, il riccone del paese.
Mingòn e Tugnàz erano disperati. Videro in fondo alla strada un capanno con qualche albero. Con il caldo che fa - disse Mingòn - potremmo riposarci un po’. Fu così che arrivarono a cà dè Purèt.
E Purèt era un uomo di cuore, ma povero. La sua ricchezza era la Minghjna, la moglie, una brava cuoca. “Mèt sò la padèla” disse a Minghjna... “Iquè a javèn dù afamé”
Questa prese cipolle e fagioli li mise in una padella sul fuoco poi mandò e Purèt in cantina a prendere delle salsicce e del buon vino “Tùl din t’la bot de cantò” gli urlò la Minghjna.
Mingòn e Tugnàz mangiarono “cun n'in stéva piò” ed erano anche un tantino alticci. Si addormentarono all’ombra degli alberi e fecero tutti e due lo stesso sogno...sognarono una nuova musica! Si svegliarono di soprassalto, Mingòn con il violino cominciò a suonare, Tugnàz con un carbone scrisse su di una pietra le prime note ...poi prese l’organetto e cominciò a suonare pure lui. E la melodia scorreva sempre più variata e brillante nel suo prendere forma... la sentirono anche Jusèf e su moj, due ballerini che stavano ritornando dalla festa. Davanti a cà de Purèt attratti delle allegre note incominciarono a ballare. Con la polvere che sollevavano sull'aia attrassero altri curiosi, poi ne arrivarono altri e altri ancora, finchè praticamente tutti i paesani erano a cà de Purèt e tutti ballarono la manfrina; dove pareva che finisse ricominciava con maggior brìo! Si suonò e si ballò fino a notte fonda e tutti lasciarono una moneta per Mingòn e Tugnàz che riuscirono a riempire le tasche. A furor di popolo quella ballata fu chiamata “MANFRINA de Pas dè Gàt”. La prima e originaria partitura musicale fu trascritta su pergamena da Don Gasparì il cappellano più giovane, su insistente richiesta dei parrocchiani; tutti l'avevano nelle orecchie ma nulla sapevano scrivere! Don Gasparì la conservò gelosamente in sagrestia e la tirava fuori tutti gli anni per la festa della mietitura. Furono molti i suonatori di passaggio che grazie a quel documento prezioso poterono suonarla... e questo usanza durò per moltissimi anni!
Come tutti i viventi del mondo anche per Don Gasparì giunse l'ora e durante il gelido inverno del 1916 partì...il signore l'aveva chiamato in cielo alla sua corte.
Si avvicinava l’estate 1917, era tempo di fare i preparativi per la festa di inizio raccolto, bisognava trovare lo spartito, ma cerca su e cerca giù, cerca dappertutto...la manfrina non si trovò. La festa perse il suo vigore e con il tempo fu soppressa. Passarono tanti lunghi anni (quasi un secolo) ed era il primo giorno d’aprile del 2009 quando durante i lavori di restauro della chiesina nell’intercapedine di un muro, dietro a certe pietre smosse fu trovata una valigia; fu aperta con grande attenzione e tra le altre cose c’era l'antico ma ancora leggibile spartito... finalmente la “Manfrina dè Pas de Gat” si poteva ballare di nuovo. Furono chiamati Carlon e Fafètta due rinomati musici che venivano da lontano, che, come i loro antesignani, suonavano violino e organetto. Furono chiamati anche Jakmj e su mòj due agili ballerini che insegnarono a tutti come ballarla. All’inizio dell’estate si fece una grande festa che portò in paese gente da tutta la Romagna e anche da più lontano. Ma questa volta lo spartito non fu conservato solo in paese...il Comitato lo ha fotocopiato a carriolate e l'ha dato si suonatori più valenti che la stanno portando in tutta Europa e anche più il là!

Pietro, Matteo e nonno Ciro.
 


31/10/09

BEATI FANCIULLI

La luna non ascolta più sussurri d'amore,
il sole non danza più al ritmo di lacrime nel cuore.
Beato chi piange al tramonto,chi ride fiori soavi nel ciel.
Beati voi,fanciulli,che ancora non sapete la bellezza che vi circonda,
scoprite i misteri della natura,non lasciate appassire i petali di rugiada!
Negli occhi vostri vive un gatto curioso
che tutto annusa,che tutto cerca.
Muovete lenti passi nella conoscenza del mondo
assaporando ogni odore,ogni profumo,ogni colore.
Non crescete vi prego,non diventate apatici uomini
che non riconoscono la differenza tra stelle sorelle.

Lorenzo Ghionzoli

 


Camminare vuol dire recuperare il piacere della lentezza, dei valori della vita

 

I pensieri migliori hanno muscoli e carne. Sono i corpi stremati, le piaghe ai piedi e il fango sotto le suole a portarci lontano. Ad averci condotto fin qui. Si dice: ne hai fatta di strada e le nostre strade si dividono, sono solo all' inizio del cammino e ritorno sui miei passi. La civiltà viene da qui, dai piedi. La filosofia è nata così, passeggiando. Socrate per le strade di Atene, Platone sotto i portici dell' Accademia, Epicuro nei giardini, San Tommaso nei chiostri.
E noi anche quando andiamo a fare un giro perché non ne possiamo più, questo vogliamo: che nel vento e sui marciapiedi ci arrivi l' alito fresco di un pensiero. Perché il passeggiare è un moto naturale come mangiare, amare, coltivare amicizie. Istinto primario, moto animale che viene molto prima della coscienza, della memoria. Camminare è un fiato del corpo e il corpo che si muove soffia pensieri.
Prendi i vagabondi, gli erranti, i santi, i poeti. Avevano piedi buoni e fantasie forti. Andare lenti, concentrati o svagati è il solo modo per incontrare qualcosa o qualcuno. Se uno si muove c' è anche il rischio, e la meraviglia, di incontrare se stessi.
Non è un caso che negli ultimi tempi la filosofia si stia sostituendo alla psicoanalisi: Platone al posto del Prozac. A dispetto dell' impressione austera che ci faceva al liceo, la filosofia è una "pratica dell' anima". E il camminatore che consuma le suole e si riempie di luce e aria è come se alla fine tornasse da una palestra: gambe doloranti e pensieri leggeri. Per noi del Mediterraneo camminare è una necessità, il mare che ci scorre dentro per destino. E’ Ulisse il viaggiatore padre nostro.
Ma non c' è luogo comune, morale civile o religiosa, cultura che non abbia il suo viandante. Cristo ha camminato tanto in vita, è morto su una via crucis. L' ebreo è errante, Maometto va alla Mecca. Camminare è fondare, è trovare la strada. Con calma e accettando il rischio di perdersi, interrogarsi, dubitare. Come la filosofia.
Camminare è esplorare, indagare, capire. Inventare, anche. Passeggiare è scoprire le cose invisibili, dargli materia.
Un corpo che cammina ha sempre delle buone idee.

Tommaso Moro