Parco il tondo
Questa lettera per attirare l'attenzione di chi deve controllare e
decidere della gestione in generale del Parco del Tondo.
Io sono una nonna che frequenta abbastanza il parco, sia per camminare,
sia per giocare con i propri nipoti; ai quali cerco di insegnare la
buona educazione verso le persone e le cose di tutti. Mi chiedo cosa
posso rispondere quando insegno loro che in bicicletta non si puo'
entrare e faccio vedere il cartello con il divieto e nello stesso tempo
tante persone, di qualsiasi età attraversano il parco normalmente.
Quando insegno a depositare le carte o i contenitori vari negli appositi
cestini, quando tutt'intorno in terra si trova di tutto e anche putroppo
centinaia di cicche di sigarette attorno ai giochi dei piccoli .
Sicuramente Lei mi dirà che ci sono altri problemi ben più gravi a cui
pensare, ma io penso che se non si insegnano questi concetti basilari
non ci sarà più rispetto per niente e nessuno.
La domanda di mio nipote all'annesimo diniego di entrare con la
bicicletta è stata: se entrano gli altri perche' non posso entrare io?
A questa domanda spero che Lei dia una risposta in modo che io possa
essere coerente nell'educazione dei miei piccoli .
Grazie per l'attenzione
Donatella Zani
Uscire e fare entrare
Decisamente articolato, ma nello stesso tempo decisamente incisivo, il
commento dell'ex sottosegretario del Governo Prodi, Guido Tampieri del
Pd, alle ultime elezioni.
"Nonostante ognuno si affanni a dimostrare di aver vinto - dice -
abbiamo perso un po' tutti. Un italiano su tre non è andato a votare. I
partiti vedono allargarsi il fossato che li separa dalla considerazione
dei cittadini. il mondo politico non offre di sè un'immagine attraente.
C'è una perdita di credibilità che riduce la rappresentatività dei
partiti e li priva dell'apporto di energie rinnovabili fondamentali per
garantire la qualità degli uomini e delle idee. Questa spirale va
spezzata.
Il Pd non può essere soddisfatto dell'esito del voto. il risultato non è
pari alle nostre attese: basta guardare negli occhi la nostra gente.
La crisi ha morso duramente le carni della società italiana producendo
un soprassalto di verità nella rappresentazione artefatta del Grande
Illusionista. Le regionali in Francia facevano sperare che il vento
avesse cambiato direzione anche in Italia. L'aspettativa di Bersani di
mandare un messaggio di insoddisfazione al Governo e di incoraggiamento
all'opposizione non si è realizzata.
Una parte importante di elettorato non ritiene ci siano ancora le
condizioni per venire di qua. Sulle ragioni di questa ritrosia che
rischia di diventare incomunicabilità, bisognerà continuare ad
interrogarsi. Forse c'è qualche problema di contenuto, di personale
politico, di rappresentanza, di modo di essere e di relazionarsi che il
congresso non ha risolto. Servono ora, più che mai, onestà di intenti,
solidarietà e modestia, tanta modestia. E' tempo di scombinare gli
schieramenti interni e di aprire porte e finestre.
Per uscire uscire e fare entrare.
Non ci bastiamo più così e non ci bastiamo da soli, né come Pd né come
somma di partiti che devono dar vita all'alternativa: non è questione di
numeri ma di idee, di persone, sentimenti.
Abbiamo bisogno di trovare nella testa e nel cuore le energie per
iniziare con slancio rinnovato una marcia lunga tre anni in territori
nei quali dovremo riconquistare, con fatica rispetto, amicizia e
fiducia. L'onesta consapevolezza della realtà delle cose e dei nostri
limiti attuali, assieme alla volontà di riconoscerli e superarli, può
farci vincere la sfida.
Guido Tampieri
IL PROGETTO DELL'ULIVO DI
ROMANO PRODI
Caro
Direttore,
le tre culture ,quella verde ecologista che costruisce un futuro
sostenibile,quella di sinistra del lavoro, quella cattolica della
solidarietà, che oggi in Italia potrebbero dare vita ad un rinascimento
culturale e quindi ad una poltica di servizio e di speranza, sono le
culture che nell'ormai lontano 1996 diedero vita al primo ulivo ed al
primo governo Prodi.
Poi sappiamo come è finita,via via decadendo...
Ho avuto la fortuna di partecipare a quella esperienza come militante e
come deputato e mi pare sia stato un momento alto della politica del
secolo scorso.
Oggi, persa quella occasione, occorre riprogettare una nuova stagione.
Il bello è che nella società italiana già esistono gruppi e persone e
iniziative sociali ed economiche che nascono dall'incontro di queste
culture.
Nella politica invece,salvo eccezioni, questi mondi non sono
rappresentati.
Sia per la sfiducia nella politica in quanto tale, anche da parte di
questi mondi, sia per il prevalere, quando si affronta il nodo politico,
di altri criteri di appartenenza o di pulsioni demagogiche o populiste e
responsabilizzanti.
Invece ,se vogliamo un futuro sostenibile dobbiamo aprirci ad una nuova
visione anche nella politica.
Paolo Galletti
verde europeo
A Milano, sono stato testimone della straordinaria esperienza di quei
"gruppi e persone e iniziative sociali ed economiche che nascono
dall'incontro delle tre culture", come ho cercato di "raccontare" nel
mio redazionale del 29 marzo, "Il Mondo cambia! E tu? Ovviamente non era
possibile non ripensare al Progetto dell'Ulivo di Romano Prodi, girando
(a fatica!) in quella Fiera.
Forse che nel nuovo Secolo, il "Nuovo", la rivoluzione, il salto in
avanti della qualità della vita, che caratterizza tutta la storia
dell'umanità, avverrà non dalla politica partitica, ma dalla realtà che
ho visto a Milano, compreso la nascita di un nuovo"sistema politico"?
Il direttore
due precisazioni su "Eppure
respiriamo ancora ..."
La mancata accettazione dell'importo di € 600,00 al lordo dell'IVA ed il
pagamento "in nero" dell'importo di € 500,00 al netto IVA non ha solo
favorito l'evasione da parte dell'artigiano dell'imposta sul reddito e
dell'IRAP sul corrispettivo percepito "in nero" ma ha anche reso
responsabile il committente (cioè, in queso caso, l'Autore dello
scritto), che dell'IVA è il debitore sostanziale in quanto il meccanismo
di applicazione di questa imposta prevede che la stessa gravi solo sul
consumatore finale, di evasione fiscale;
la deduzione illimitata che si propone da più parti come panacea
dell'evasione fiscale in ragione del conflitto di interesse tra le parti
che dovrebbe indurre il commerciante/venditore ad una più puntuale
contabilizzazione dei ricavi/compensi percepiti produrrebbe
immediatamente un'insostenibile voragine nel gettito erariale (verrebbe
sostanzialmente tassato solo il reddito risparmiato) ma, prima e peggio,
rappresenterebbe la palese negazione del concetto di reddito (e quindi
non consentirebbe di individuare correttamente l'effettiva capacità
contributiva di ciascuno cui espressamente rimanda l'art. 53 della
Costituzione) in quanto il reddito è, per definizione, tale se dal
ricavo/compenso vengono sottratti solo e soltanto gli oneri necessari
alla sua produzione (il concetto, in diritto tributario, è espresso con
il termine inerenza). La riconosciuta detraibilità o deducibilità di
costi non inerenti nel senso anzidetto, quali, tra gli altri, quelli di
natura sanitaria o per istruzione ecc. si giustifica in ragione del
valore morale e/o sociale che il legislatore, nell'ambito di una
discrezionalità mai scevra da ragionevolezza, ha inteso riconoscere in
sede di precise scelte di politica fiscale.
Cordialità
Fabio Petrone
Condivido il tifo per le
Primarie
Il tuo tifo per le primarie lo condivido. Faenza è un esempio
interessante
Ma bisognerebbe sempre "premettere" una....."premessa", perché funzioni:
funziona laddove la base è già ad un certo livello di maturità umana e
politica. Faccio un esempio: se facciamo le primarie per scegliere il
miglior professore di una classe viene scelto il migliore o uno tra i
migliori, se la CLASSE è MATURA, DIVERSAMENTE SI RISCHIA CHE IL PIù
VOTATO SIA QUELLO CHE DA MENO COMPITI E LASCIA LEGGERE LA GAZZETTA….
QUINDI LA DOMANDA è : COSA può PORTARE UN PEZZO DI società AL LIVELLO
PER CUI essa SA SCEGLIERE?
Cassiano Tabanelli
Un ulteriore motivo di speranza per il futuro di una democrazia vera, se
persone come Cassiano tifano per le Primarie!
Partendo dal dato che l'esempio che fai, pur suggestivo, mi pare fuori
tema rispetto alla gestione della Cosa Pubblica, in politica come spesso
nella vita, la scelta non è mai tra LA cosa perfetta e le altre, ma è la
scelta del minor male. Nel caso, le due alternative sono la scelta del
candidato da parte dell'oligarchia del partito o da parte degli
elettori.
Elettori impreparati? La democrazia, ogni testa un voto, non ha esami di
ammissione, come per la patente!?
Condivido totalmente la necessità dell'impegno massimo perchè gli
elettori possano scegliere con cognizione di causa.
La storia delle Primarie (fortunatamente le Primarie "inventate da
Romani Prodi e nello statuto del PD hanno già una storia) dicono che
dalle Primarie confermative si inizia, piano piano, a passare alle
Primarie, decisionali, come avvenuto in Puglia, a Faenza, pochi giorni
fa, già anche altrove, lo scorso anno, sempre in Puglia addirittura già
cinque anni fa.
I quattromila faentini che hanno scelto Malpezzi, garantendo la vittoria
della sinistra a Faenza, l'esame l'hanno superato!
Arrigo Antonellini
CRESCE IL DEBITO PUBBLICO
Perchè la "funerea" notizia che per la prima volta, dopo dieci anni, la
voragine del debito pubblico del nostro "Bel Paese", nel 2009, sia
tornato a crescere, la comunicazione che lo scorso anno il Governo ha
speso più di quanto incassato, è stata data due giorni dopo al voto? Che
il rapporto debito-PIL, che il Governo Prodi aveva portato quasi a zero,
è esploso al 5,1 per cento? Con quali risorse sosteremo la ripresa se la
spesa degli interessi sul debito anzichè ridursi, è tornata addirittura
a crescere?
Arrigo Antonellini
A proposito di Vendola
"leader"
La tua lettera al direttore "Vendoola segretario del PD..." indica una
ricerca da parte dell'italiano di candidati con volti e back ground
sganciati dalla politica tradizionale ed individua nei segretari del PD
una carenza derivante dalla storia personale di uomini di partito.
E' un articolo positivo ed ottimista, perchè presuppone ancora una
capacità di critica e di ragionamento .
Invece comincio a credere nell'oligarchia perchè questo è un paese di
persone che non pensa, ma si fa condizionare solo dalla televisione.
In quale altro modo puoi giustificare che si continui a premiare chi
mente sapendo di mentire, chi ha come slogan politico unicamente la
demonizzazione dell'avversario fino ad arrivare a negare un confronto
tv, chi ha pensato solo a sè, invece che a ridurre od arginare la
disoccupazione, chi fomenta le paure?
Questo paese non è ancora in grado di scegliere e per di più è contento
quando gli dicono che siamo migliori degli altri.
Ma in Francia, in Germania e soprattutto in America chi si comporta in
questo modo non dura al governo più di un anno; Clinton per una bugia
"sessuale" ha rischiato l'impeachment come Nixon e prova a pensare a un
candidato americano o tedesco che non va al confronto tv (il fatto è che
Lui ne ha fatti 2 con Prodi e li ha persi entrambi).
Ma se da noi ha successo Emanuele Filiberto che voleva 300 milioni di
indennizzo e viene da una famiglia che ha rovinato un paese ed ha sulla
coscienza milioni di morti come fai a essere ancora costruttivamente
critico ?
pavo
Non è un ottimismo caratteriale, il mio, ma razionale. Con la mia,
ovviamente, di razionalità: ad ognuno la sua.....
Come si fa a non essere oggi ottimisti in politica, stando a ciò che
succede qui da noi (che pure in Italia ci siamo), quando sulle cose che
molto giustamente dici e su tanto altro, scopri che hanno aperto gli
occhi, che stanno ragionando e proponendo, seimila ragazzi della nostra
provincia, quelli del Movimento 5stelle, più ovviamente gli altri della
sinistra, che immaginavo invece TUTTI "addormentati"?
Quando, per la prima volta dal dopoguerra ad oggi, nella nostra
provincia, diventa Sindaco della nostra seconda città, la persona che
non era quella che aveva scelto il segretario del nostro primo partito,
ma gli elettori, nelle elezioni Primarie?
Da dopo Tangentopoli, non ho ho mai provavo tanto entusiasmo per
l'impegno in Politica (con la P maiuscola) quanto ne ho oggi, dopo
questi due splendidi dati elettorali.
E per tornare da dove eravamo partiti, uscendo dai nostri confini, la
Puglia è davvero motivo di grande entusiasmo per il risveglio della
"bella addormentata dalla mela berlusconiana"...........
Arrigo Antonellini
Più Nichi Vendola, meno
Massimo D'Alema
Ora basta. Basta continuare a ripeterci che Berlusconi è brutto, sporco
e
cattivo. Lo sappiamo: è brutto, è sporco, è cattivo ed è pure
delinquente,
se è per questo. Però non basta più. O almeno a noi non basta più. Non
ci
basta più prendercela con Minzolini che censura, con Bagnasco che parla
a
sproposito...Non ci basta più perché la straordinaria vittoria di Nichi
Vendola, fa capire a tutti i sani di mente, che non è Berlusconi, non è
Minzolini, non è Bagnasco il problema. O comunque non lo sono solo loro.
Perché la Puglia non è in Africa e quindi i pugliesi hanno ascoltato le
parole di Berlusconi, di Minzolini e di Bagnasco, tanto quanto i
calabresi,
i romani, o i napoletani. Però Vendola l'hanno votato lo stesso. In
maniera
compatta e convinta. Perché? Pensiamo sia talmente banale la risposta
che ci
sembra stupido persino scriverla, ma vogliamo farlo: perché Vendola è
serio,
è bravo, è competente. Ed è credibile. E quindi la gente di sinistra (e
molti di destra) si fidano di lui. Si rispecchiano in lui. Mentre si
schifano di tante losche e vecchie figure che circolano all'interno
della
sinistra. Basta!! Avrebbero dovuto capirlo due anni fa, in occasione
delle
Provinciali e delle Comunali di Roma: stessi giorni, stessi elettori e
due
candidati: uno affidabile, Nicola Zingaretti, l'altro patetico,
Francesco
Rutelli...il Presidente della Provincia di Roma è Nicola Zingaretti, il
sindaco di Roma è...Gianni Alemanno!!!
Queste elezioni non le ha vinte la Lega: le abbiamo clamorosamente perse
noi
di sinistra. Che non siamo più capaci di esprimere candidati nei quali
un
operaio possa credere. Queste elezioni non le ha vinte Berlusconi: le ha
perse una classe dirigente del centrosinistra che rappresenta solo sè
stessa
e nella quale gli elettori di sinistra non si riconoscono. A noi non
interessa se D'Alema è colto, intelligente e preparato, come ci sentiamo
rispondere ogni volta che lo si critica: D'Alema (e come lui tanti
altri,
anzi tantissimo altri purtroppo) non rappresenta neppure mezzo dei
valori
che secondo noi un vero leader della sinistra dovrebbe avere! Sarà
difficile, ma da ora in poi cercheremo di parlare sempre meno di
Berlusconi
e ci impegneremo nella crociata "più Nichi Vendola e meno Massimo
D'Alema"...perché noi le elezioni le vogliamo vincere. E le vogliamo
vincere
con i nostri elettori di sinistra che tra tre anni invece di andarsene
al
mare, andranno alle urne a votare un candidato di cui andare
orgogliosi!!!
"Da facebook"
Vendola segretario del PD.........
Non
siamo insensibili al grido di dolore......sarebbe bene dicesse l’attuale
classe dirigente del Pd, a fronte, non tanto e non solo dei pochi voti
raccolti da un partito che Veltroni “sognava” del 51 per cento, ma per
lo stato d’animo con cuii è stato votato e per l’età media di chi l’ha
votato.
Sono state le elezioni che hanno ribadito una tendenza ormai
chiarissima: a vincere (o a perdere) sono le donne e gli uomini, i
leader, i candidati, nnon i partiti.
Nel centro destra le donne e gli uomini che hanno vinto sono stati
tanti, ad iniziare, ancora una volta, da sua maestà Silvio Berlusconi.
Nel centro sinistra c’è un uomo solo al comando: Nicola Vendola.
Un uomo, un giovane che non ha l’etichetta di uomo di partito, che
all’epoca di Tangentopoli era un bambino e non quindi, per ragioni
naturali, un dirigente di un partito che rubava, che non ha nulla a che
fare con quella cultura marxista, caduta inesorabilmente insieme al
Muro.
E questo, tra le cose che spingono l’elettore a non votarti, è ciò che
Vendola non è.
Ma soprattutto Vendola, “è”, in positivo: è una persona che fa, che ha
fatto, un amministratore che ha cambiato non l’economia, ma lo
“spirito”, la voglia di fare, di essere protagonista, di una parte
dell’Italia.
Dopo l’accantonamento forzato di Romano Prodi (l’unico uomo di sinistra
capace di battere due volte su due Berlusoni) il vero problema politico
del Pd è la sua leadership, la colpevole mancanza di un leader capace di
dare fiducia all’elettore.
“E’ ora che la politica torni alla politica”, sentenziò d’Alema quando
fece cadere il primo Governo Prodi. Già da molto prima di allora e a
tutt’oogi, tutti i vincitori sono stati uomini che l’elettorato ha
identificato come non politici, da Berlusconi, a Bossi, a Di Pietro, a
Beppe Grillo.
“E’ ora che il PD diventi maggioranza nel Paese”, sentenziò Veltroni,
quando spazzò via il progetto dell’Ulivo, facendo cadere l’ultimo
Governo Prodi. Da allora, il Pd magia polvere, all’opposizione.
Non ha un leader perchè la sua classe dirigente, a Roma come in
periferia, è autoreferenziale, alle prese con la difesa di posti di
potere che diminuiscono sempre più e con pretendenti storici tre volte
più numerosi di posti che si assotigliano sempre, come un cane che si
mangia la coda. Più è autiorefeneziale e più i posti calano......
Si sta già aprendo un processo al “nuovo” segretario del PD. Ne faremo
un’altro fotocopia del terz’ultimo, del penultimo e dell’ultimo: intendo
agli occhi della gente, non per la casta degli addedti ai lavori. Magari
una donna così confondiamo gli elettori dando il segnale del
cambiamento? Tre allenatori diversi in due anni non risolvono una crisi
strutturale. E’’ stata buttata al vento, ma non c’era davvero speranza,
l’occasione di una faccia nuova, un professionista del lavoro, non della
politica, come Marino.
Il PD non ha voluto preparare quelle facce nuove che erano necessarie
per dare verità alla proposta di un partito nuovo, a Roma come in
periferia.
Il morale della truppa è sotto i tacchi, ma fortunatamente non ovunque,
non in Puglia, non a Faenza......
Arrigo Antonellini
PERCHÈ GRILLO NO?
Alcuni esperti di interpretazione dei dati elttorali hanno scritto che
il centro sinistra ha perso la Regione Piemonte per “colpa” di Beppe
Grillo. Forse anche diversi consiglieri regionali, sparsi nelle diverse
Regioni dove si è votato. I Dirigenti del Pd, nel tentare di
giustificare la non sconfitta elettorale, dicono che i voti di Grillo
sono voti di sinistra e quindi voti in emigrazione dallo stesso Pd,
rispetto alle ultime elezioni. Inutile dire che il 99 per cento dei
milioni di voti ottenuti da Grillo, sono voti di giovani. La piazza di
Faenza con le sue duemila presenze giovanili ne è stata la fotografia.
Un partito che non affronti il tema del voto giovanile, è una partito
che non ha futuro!
Dalla nostra rubrica “Lettere al direttore”, rimettiamo in prima pagina
la lettera che ci giunse circa sei mesi fa.
Premetto di essere tutt’altro che un sostenitore delle distruttive
posizioni di Beppe Grillo che considero persino pericolose, se dovessero
divenire maggioritarie, per la stessa democrazia.
Ma è proprio la democrazia l’oggetto della mia domanda.
Quando mai un partito democratico nega l’adesione a chi non la pensi
come la sua classe dirigente? Quando mai in un partito democratico non è
lecito dissentire?
Ho militato per anni nella DEMOCRAZIA Cristiana, per la precisione in
una cottente della DEMOCRAZIA Cristiana, che dissentiva dal suo gruppo
dirigente con margini ben più ampi di quanto non dissentissero tutti gli
altri partiti. Convenivo sulle posizioni di altri partiti molto di più
di quanto non convenissi con le posizioni del gruppo dirigente del MIO
partito. Non a caso il mio partito si chiamava DEMOCRAZIA.
Ma anche il partito nuovo si chiama Democratico?
Un democratico
TRIONFO DI VENDOLA

Dai
dati provvisori si profila in Puglia un vero e proprio trionfo di Nicola
Vendola, il candidato del centro sinistra.
Sino a pochi mesi fa, il risultato in Puglia era dato molto incentro,
con le previsioni che per la verità erano più per il centro destra.
Sino a pochi mesi fa, il candidato del centro sinistra non era Nicola
Vendola.
Poi si è lasciato decidere ai pugliesi chi dovesse essere.
Se le Primarie non si fossero fatte, chi sarebbe oggi il Governatore
della Puglia? Nessuno lo saprà mai, ovvio.
L'unico dato certo è che oggi a governare la Puglia è il centro
sinistra!
Arrigo Antonellini
Ma quant’è diverso il palco
di destra
Non perdetevi questo articolo del Giornale e imparate come si fanno le
manifestazioni in piazza.
Giacomo Casadio
Ma quanto è diverso il palco di destra
di Paolo Granzotto
Magari quando scende in piazza il popolo della destra non è così
disciplinato. Non sa «far massa», tende a sfilacciarsi ignorando le
regole del perfetto manifestante di scuola comunista, che ha il suo
passo standard, il suo spazio vitale codificato da lunga esperienza
marciaiola. Al popolo della destra non piace la divisa né il sembiante
unificato. Il popolo della destra non si maschera: per usare un termine
molto popolare, non se la tira. Abbiamo visto facce da commerciante e da
casalinga, da impiegato e da artigiano, da professionista e da artista,
da maestra e da precario, da partita Iva e da salariato. E nessuna
assomigliava alla faccia collegiale del marciatore e della marciatora di
sinistra: quella sussiegosa di chi si sente antropologicamente diverso,
quella supponente di chi dice d'aver letto tutto Pavese e tutto
Camilleri.
Non è solo la platea a distinguere la manifestazione popolare della
destra da quella della sinistra. C'è il palco. Anche nella kermesse
piazzaiola più informale il palco di sinistra sente tuttora il contagio
- il sangue non è acqua - della tribuna della nomenclatura comunista in
Piazza Rossa, ai bei tempi delle mastodontiche e bellicose sfilate del
primo maggio. Vi regna quell'atmosfera tetra, plumbea che nemmeno la
cadenza romagnola di Per Luigi Bersani (non parliamo del mollaccismo di
Veltroni o dei pedagogici «come dire» di D'Alema) riesce a ravvivare. Se
poi ci si riferisce all'apparenza, un disastro. Chi più chi meno, i
mammasantissima della sinistra pare abbiano seri problemi di digestione
- almeno questo si legge sui loro volti -, sembrano tutti affetti da
gastriti e ulcere duodenali che nemmeno bidoni di Maalox riescono a
lenire. Piegati dal greve fardello di far sorgere - una buona volta - il
sol dell'avvenir i presenti sui palchi della sinistra trasmettono
pessimismo, sconforto. Annunciano, non foss'altro che con il loro
corruccio democratico, stagioni di sudore, lacrime e sangue.
Al contrario, il palco di San Giovanni, il palco del Popolo della
Libertà, era incredibilmente bello e gioioso. Non s'era mai visto un
parterre così fresco, gioioso, positivo e vitale. Glamour, si potrebbe
dire, per la presenza di ministri e ministre di piacevole e simpatico
vedere (perfino Tremonti, che pure gode fama di non esserlo, su quel
palco risultava amabile). Sentire uno stonatissimo Ignazio La Russa
intonare (e insistere, poi, nel cantarlo tutto) l'inno nazionale, non ha
certo destato stupore. Ma vedere una sorridente Letizia Moratti,
generalmente molto riservata e schiva, dare il tempo agli sbandieramenti
tricolori, be’, è stata una sorpresa. Renata Polverini, poi, deve aver
fatto suo l'elettorato giovanile mostrando di conoscere una per una le
parole di ogni canzone diffusa dagli altoparlanti. Meglio d'un comizio,
a conti fatti. Un gran palco, insomma, giusto premio per il popolo della
destra che non ha voluto mancare all'appuntamento. Un palco che s'è
infiammato con l'arrivo di un Berlusconi in grande spolvero, poco
battutista e molto concreto e arrembante, che poi è il Berlusconi che il
Popolo della Libertà di destra ama e quello della sinistra teme di più.
In piazza la destra ci va poco, ma quando ci si va è festa grande.
Bello il titolo; in Francia
vince la sinistra ecologista e solidale.
Socialisti,verdi e sinistra comunista alleandosi hanno vinto. In Francia
c'è un sistema informativo più libero e forse un senso civico maggiore.
In Italia la sinistra è scarsamente solidale,fino a ieri era,nella sua
maggioranza,liberista, oggi è populista e giustizialista. Molta impresa
e molto cemento...Regge il sociale, non esiste l'ambiente. Un progetto
di società diverso da quello che sta fallendo fatica a delinearsi..Manca
poi l'ecologismo...I verdi francesi con il 16 per cento alle europee e
con il 13alle regionali sono stati determinanti. In Italia non esiste
nella politica la questione ambientale che in tutti i paesi europei è
oggetto di feroci scontri a destra ed a sinistra e tra destra e
sinistra. Pensate al nucleare francese dopo questo risultato..Massacrati
ed automassacratisi i verdi italiani ,oggi per l'ecologismo italiano
comincia la difficile via di un nuovo inizio con la costituente
ecologista, promossa dai verdi all'ultimo congresso. Insomma il vento
francese farà fatica ad attraversare le alpi,ma chissà che non ci porti
i semi di una nuova primavera Paolo Galletti
IL PESO DELLA SANITA’ NELLE
REGIONI
Quasi l’ottanta per cento dei bilanci regionali è assorbito dalla
sanità, ma per i candidati governatori questo tema non è dibattuto con
sufficiente spessore. Una delle stranezze di questo Paese consiste,
appunto, nel dare eccessiva enfasi a questioni inerenti la sfera
personale dei candidati, attribuire particolare risalto ai nei delle
singole persone, alle zone d’ombra delle attività amministrative, nel
rilasciare facili etichette sul piano della morale, assumere
atteggiamenti più di forma che di sostanza, ma si tralascia, invece,
l’aspetto programmatico e dei veri contenuti. Bisogna partire dalla
sanità elemento fondamentale per una società in cui stanno ampliandosi
le situazioni di bisogno di salute e di disagio sociale ed economico, e
in cui la tutela della salute appare, a ragione, l’ elemento
preponderante della nostra vita. Non a caso, infatti, la spesa per la
salute assorbe mediamente il 70 - 80% dei bilanci regionali.
Non è in discussione il livello delle prestazioni e della qualità del
Servizio sanitario specie nelle Regioni come l’Emilia Romagna, la
Lombardia e il Veneto, ma è fondamentale, invece, definire con chiarezza
quali strade percorrere nel mandato elettivo dei prossimi cinque anni
per fornire adeguate risposte in ordine ad una serie di questioni
prioritarie. La Regione, infatti, ha competenze concorrenti ed
esclusive, ma in tema sanitario ha funzioni determinanti per le aziende
sanitarie locali, cui i direttori generali devono rispondere
direttamente del loro operato. Nello specifico del territorio emiliano
romagnolo, dunque, fermo restando il giudizio favorevole sul piano dei
servizi e delle qualità delle prestazioni erogate, nonché degli
investimenti edilizi strumentali e tecnologici, restando alcune
questioni locali che andrebbero puntualizzate con gran trasparenza e
correttezza. La sostenibilità economica, ad esempio, ottenuta anche
attraverso l’Area Vasta, potrebbe provocare la diminuzione dei livelli
qualitativi delle prestazioni dei singoli territori, oltre a causare
disagi per i cittadini delle singole aziende sanitarie, per questo
servono indicatori in grado di avere sempre sotto controllo la
situazione. La stessa preoccupazione riguarda i tempi di attesa,
migliorati rispetto al passato, ma ancora troppo elevati specie per
alcune visite specialistiche e prestazioni diagnostico – strumentali.
Un’altra questione si riferisce all’ auspicato miglioramento del mix fra
gestione sanitaria e quella sociale, ancora lontano dall’obiettivo da
raggiungere. Occorre passare, infatti, dal concetto di assistenza e
sanità ad una forma più integrata di vero progetto personalizzato di
vita e di cura del cittadino. Ancora un esempio riguarda gli anziani e
non autosufficienti i quali rappresentano una priorità del nostro tempo:
priorità rispetto alla quale vanno aumentate e migliorate le reti di
sostegno alla domiciliarità e quelle delle residenzialità.
La centralità del cittadino paziente non va solo enunciata ma praticata
concretamente. La persona con i suoi bisogni di cura diventi un soggetto
dinamico e partecipativo a tutti gli effetti di un nuovo modello di
welfare.
Si tratta solo di alcuni esempi di criticità che richiedono un forte
impegno per mantenere buoni livelli di sanità sul territorio. Livelli
che i cittadini sulla loro pelle sanno giudicare con grande
scrupolosità.
Gianfranco Spadoni
Consigliere Comunale di Ravenna
Una politica che è diventata
commedia
Gentile Direttore,
Ho visto in data 19 marzo un Suo articolo dove fa alcune considerazioni
sulla partecipazione alla manifestazione di Grillo a Faenza. Posso
capire la simpatia dei giovani per un personaggio come il comico e penso
che anche mia figlia faccia parte dei simpatizzanti, ma, da profana
della politica, penso che non si debbano valutare i nostri potenziali
rappresentanti in base alla semplice simpatia che sanno suscitare (va
beh che in Italia la politica è diventata tutta una commedia, o meglio
una tragicommedia!) o dalle folle più o meno oceaniche che sanno
attirare, ma dalla serietà del loro impegno e dalla validità dei loro
programmi, nonché dalla determinazione di realizzarli per il pubblico
bene. A questo punto la rosa dei candidati si restringe sempre più e
forse chi urla più forte ed è più istrionico riuscirà ad ottenere
maggiori consensi, magari anche di tanti giovani che hanno perso la
speranza di un futuro …..
Ringraziando per l’attenzione
Velia Ferrioli
Panem et circenses,
companatico e veline: meglio dei contenuti per acchiappare voti!
Dopo Giovenale anche Lorenzo il Magnifico (bei tempi quelli a
Firenze!)sentenziava "Pane e feste tengono il popol quieto";
l'imperatore Tiberio era altrettanto concreto ad affermare "con cibo e
spettacoli(annona et spectaculis) si tiene il popolo" e si conquistano
consensi. Potevano i candidati alle prossime elezioni non tener conto di
tanta esperienza e storia? Certamente no, vediamone quindi due esempi
rigorosamente bipartisan. Ecco una gentile candidata del Centrodestra
alla Regione Veneto organizzare ben attrezzati stand gastronomici,
distribuire succulenti piatti, di rigorosa tradizione locale, e
bicchieri di buon vino al posto di tediare con programmi, comizi e
volantini. Larga partecipazione di pubblico plaudente e consumante, per
i ringraziamenti basta passare dal seggio domenica prossima e votare
giusto. Ecco un austero candidato di Centrosinistra alla carica di
Sindaco del Comune di Faenza, avendo creato qualche problema alle
proprie elettrici per aver esagerato in veline alla convention del
proprio schieramento,ha ben pensato di organizzare spettacoli gratuiti
per tutta la città;anche qui pubblico plaudente e gratificato, per i
ringraziamenti basta passare dal seggio domenica prossima e votare
giusto. Companatico e spettacoli ecco il "nuovo" (praticato da almeno
1900 anni)della campagna elettorale e della politica; questo è il modo
serio per conquistare consensi, non vorremmo perdere tempo a pensare ai
contenuti e a ragionare con le persone!E non vorremmo poi essere così
moralisti da pensare che con quelle risorse si poteva integrare il
reddito di diverse famiglie in difficoltà per la mancanza di lavoro e la
cassa integrazione? Non saremo mica in tempo di Quaresima e di sobrietà?
No, non può essere: il marketing politico ha il suo budget da spendere e
i suoi risultati da raggiungere!Attenzione però all'ammonimento di
Orazio (non era moralista maepicureo): mobilium turba Quiritium
(instabili sono i giudizi e i favori del popolo). Luigi Damiano Torrenti
BILANCIO DI UN'EPOCA: parte settima
Giovanni cade dopo una corsa a piedi. Si ferisce il ginocchio e piange.
La professoressa lo raggiunge, lo prende in braccio per confortarlo.
1969 :
In due minuti Giovanni sta meglio e continua la corsa.
2010 :
La prof è accusata di perversione su minori e si ritrova disoccupata, si
becca 3 anni di prigione con la condizionale.
Giovanni va in terapia per 5 anni. I suoi genitori chiedono i danni e
gli
interessi alla scuola per negligenza nella sorveglianza e alla
professoressa per trauma emotivo. Vincono tutti i processi. La prof
disoccupata e interdetta e si suicida gettandosi da un palazzo. Più
tardi
Giovanni morirà per overdose in una casa occupata.
BILANCIO DI UN'EPOCA:
parte sesta
Enrico rompe il parabrezza di un auto nel quartiere. Suo padre sfila la
cintura e gli fa capire come va la vita.
1969 :
Enrico farà più attenzione la prossima volta, diventa grande
normalmente,
fa degli studi, va all'università e diventa una bravo professionista.
2010 :
La polizia arresta il padre di Enrico per maltrattamenti sui minori.
Enrico si unisce ad una banda di delinquenti. Lo psicologo arriva a
convincere sua sorella che il padre abusava di lei e lo fa mettere in
prigione.
BILANCIO DI UN'EPOCA - Parte quinta
Franco e Marco litigano. Si mollano qualche pugno dopo la scuola.
1969:
Gli altri seguono lo scontro. Marco vince.
I due si stringono la mano e sono amici per tutta la vita.
2010:
La scuola chiude.
Il TG1 denuncia la violenza scolastica.
Il Corriere della Sera mette la notizia in prima pagina su 5 colonne.
BILANCIO DI UN'EPOCA - Parte quarta
Disciplina scolastica
1969:
Fai il bullo in classe. Il professore ti molla una sberla. Quando arrivi
A casa tuo padre te ne molla un altro paio.
2010 :
Fai il bullo. Il professore ti domanda scusa. Tuo padre ti compra una
Moto e va a spaccare la faccia al prof!
BILANCIO DI UN'EPOCA - Parte terza
Michele vuole andare nel bosco all'uscita da scuola. Mostra il suo
coltellino a Giovanni, con il quale pensa di fabbricarsi una fionda.
1969 :
Il direttore scolastico vede il suo coltello e gli domanda dove l'ha
comprato, per andarsene a comprare uno uguale.
2010 :
La scuola chiude, si chiama la polizia, che porta Michele in
commissariato.
Il TG1 presenta il caso durante il telegiornale in diretta dalla porta
della scuola.
BILANCIO DI UN'EPOCA - Parte seconda
Fare un viaggio in aereo
1969 :
Viaggi con Alitalia, ti danno da mangiare e ti invitano a bere quello
che vuoi, il tutto servito da bellissime hostess: il tuo sedile è
talmente largo che ci può stare in due.
2010 :
Entri in aereo continuando ad impigliarti con la cintura, che ti hanno
fatto togliere in dogana per passare il controllo.
Ti siedi sul tuo sedile e se respiri un po' forte dai una botta con il
gomito allo schienale del vicino. Se hai sete lo stewart ti porta la
Lista: i prezzi sono stratosferici.
BILANCIO DI UN'EPOCA - Parte prima
Latte, burro e uova
1969 :
Vai a prendere il latte dal lattaio, che ti saluta, con in mano il
bidone
in alluminio; prendi il burro fatto con latte di mucca, tagliato a
panetti.
Poi chiedi una dozzina di uova che sono messe in un vaso di vetro. Paghi
con il sorriso della lattaia ed esci sotto il sole splendente. Il tutto
ha richiesto 10 minuti di tempo.
2010 :
Prendi un carrello del cavolo, che ha una ruota bloccata, che lo fa
Andare in tutti i sensi salvo in quello che tu vorresti, passi per la
porta che dovrebbe girare, ma che è bloccata perché un cretino l'ha
spinta; poi
cerchi il settore latticini, dove normalmente ti ghiacci e cerchi di
scegliere fra 12 marche di burro, che dovrebbe essere fatto a base di
latte comunitario. E controlli la data di scadenza....
Per il latte: devi scegliere fra vitaminico, intero, scremato,
nutriente,
per bambini, per malati o magari in promozione, ma con la data di
scadenza ed i componenti.... Lasciamo perdere!
Per le uova: cerchi la data di deposizione, il nome della ditta e
soprattutto verifichi che nessun uovo sia incrinato o rotto e,
accidenti!!!
Ti ritrovi i pantaloni sporchi di giallo!
Fai la coda alla cassa, ma la cicciona davanti a te ha preso un articolo
In promozione che non ha il codice....
allora aspetti e aspetti.... Poi sempre con questo carrello del cavolo,
esci per prendere la tua auto sotto la pioggia, ma non la trovi perché
hai dimenticato il numero della corsia....
Infine, dopo aver caricato l'auto, bisogna riportare l'arnese rotto e
Solo in quel momento ti accorgi che è impossibile recuperare la
moneta....
Torni alla tua auto sotto la pioggia che è raddoppiata nel frattempo....
E' più di un'ora che sei uscito.
A proposito di “Una voce fuori dal coro” e della preannunciata perdita
di lettori.....
Egregio Direttore,
“Il consenso non viene prima delle regole e non legittima la violazione
dei diritti di tutti.” E’ scritto anche questo nel documento del PD di
adesione alla manifestazione di sabato 13 marzo a Roma. E di questo io,
Direttore, sono fermamente convinta.
Sabato il Partito Democratico non scende in piazza, come ha scritto lei
nel suo editoriale, per “chiedere che gli elettori del centro destra non
possano votare per chi vorrebbero votare”; il PD scende in piazza perché
la posizione del Governo è un attentato al principio di legalità, è un
prendere in giro le parti politiche che si sono presentate correttamente
alla competizione elettorale, è l’ennesimo insulto nei confronti degli
italiani che vedono come le regole che valgono per loro per altri non
valgano.
Forse gli elettori della Pdl, nel Lazio, non potranno esprimere il loro
voto a favore del partito nel quale si riconoscono ma questo è dovuto
solo alla sciatteria e all’arroganza dei responsabili della
presentazione della lista. E solo chi è molto arrogante e poco
democratico può pensare di poter piegare le leggi per adattarle alle
proprie esigenze di parte; solo chi non ha il senso delle Istituzioni e
del proprio ruolo dentro le Istituzioni può pensare di derogare
impunemente ai principi che regolano la vita civile e democratica della
società.
E’ per questo che sabato è importante scendere in piazza, perché la
politica è anche difesa delle regole e perché senza regole non c’è vera
partecipazione: non ho voglia, cito dal suo editoriale, di vincere la
partita a tavolino, ma non sono neanche disposta a giocare una partita
truccata. E credo moltissimo nel fatto che le regole siano competenza
non solo dei burocrati, come scrive lei, ma anche, anzi prima di tutto,
di ciascuno di noi, cittadine e cittadini. E’ importante che anche il
Partito Democratico abbia aderito ufficialmente alla manifestazione
perché ritengo che tra i doveri di un partito ci sia anche quello di
definire e testimoniare i valori in cui crede, e questo non significa
“pontificare”.
Penso che in politica dovrebbero vincere i principi, le idee e i
progetti e non la seduzione e la simpatia; penso che l’ascolto e il
dialogo con i cittadini, indispensabili modalità di relazione, non si
debbano tradurre in un’accettazione acritica e passiva di certe
suggestioni che nascono dall’istinto e dall’emotività. Lascio volentieri
a Berlusconi le lusinghe, il “lisciare il pelo” delle masse.
E non mi interrogo su cosa piace ma su cosa posso fare io, dentro e
fuori il mio partito, per corrispondere ai bisogni delle persone. Che è
cosa molto diversa da quella che propugna lei.
Alessandra Fiorini
Dal momento che sono gli elettori, i cittadini, che decidono cosa, e
putroppo sempre più, CHI, vince in politica, se l’obbligo del rispetto
dei regolamenti o la simpatia, se i progetti o la “seduzione”, sarà bene
chiederselo, il “cosa piace”, se non vogliamo essere condannati a fare
testimonianza a vita......
Il direttore
NO ALLA CENTRALE BIOMASSE DI BAGNARA DI ROMAGNA
Buongiorno Sig. Sindaco di Bagnara , mi rincresce il fatto di aver
potuto partecipare all'incontro chiarificatore di giovedì scorso avente
ad oggetto questa famosa centrale a biomasse. Vorrei comunque, benché a
poco serva, esprimere il mio parere... forse uno su migliaia di poco
conto. Lavoro, e quando dico lavoro...lavoro sodo, in un ufficio ubicato
in un soppalco al centro di un magazzino, con luce neon dalle ore 8 alle
19, senza pausa pranzo..senza aria di finestra che ossigeni il
cervello... Ho comprato casa qui, dove vivo con la mia splendida
famiglia. La sera, soprattutto d'estate, non mi importa del caldo...
arrivo a casa, apro tutte le finestre, voglio respirare ... aria ...
aria sana , cosi come il mio bambino, che adora giocare fuori, come
credo tutte le altre centinaia di bambini che vivono nel nostro paese...
Tutto questo perche ho il diritto di vedere anche io il sole di
respirare non solo aria di chiuso.. che di certo non favorisce un buono
stato di salute.. Salute ? parliamo di salute: questo inverno è stato
piuttosto rigido, ha favorito davvero tanti malanni di stagione, che per
fortuna sono niente rispetto alle gravi malattie che ogni anno
colpiscono sempre piu il nostro comprensorio ! Per prevenire, che come
tutti sanno è meglio che curare... ogni anno facciamo i dovuti controlli
e fino ad ora, e vorrei anche nel futuro, sono risultati sempre ok.
ok per la mia famiglia.. ma purtroppo devastanti per altri nostri
concittadini, anche giovani, che abbiamo perso a causa di tumori, e che
tuttora ricordiamo e piangiamo sulle spalle di qualcuno che per fortuna
è ancora al nostro fianco. E ci auguriamo che ci rimanga ancora per
lunga vita.
Ma non credo.. non credo che tutto questo possa continuare a proseguire
qui..con quella maledetta centrale.. E allora si ! che non potremo più
aprire le finestre.. piu mangiare una mela senza lavarla.. piu far stare
i nostri bambini fuori.. perche non sapremo cosa ci sarà nell'aria che
respiriamo...L'aria è indispensabile per vivere, non per morire !
Capisco però che Viviamo in una società dove i soldi sono ancora troppo
prevaricanti sulla salute dell'uomo .. e dove, causa questi maledetti
soldi, non ci siamo ancora resi conto dei valori fondamentali della
vita. Confido nella sua GRANDISSIMA sensibilità di fronte a questi
ultimi eventi, e affido a Lei, primo cittadino, il compito di aiutare
tutti coloro, che come me ed i nostri bambini, hanno ancora voglia di
vivere, con la felicità nel cuore, con la salute.. ed anche con qualche
soldo di meno nel portafoglio.
Molto cordialmente
Silvia Fabbri
Il vero talebano
Il cavaliere, nonché amatissimo Presidente del Consiglio dei Ministri,
il uno dei suoi più arditi interventi ha dichiarato che i Giudici
italiani sono “talebani”. Solo due giorni prima il Presidente della
Corte Costituzionale aveva invitato al rispetto, di e tra tutti gli
organi istituzionali, affermando che i giudici non fanno politica ma
giurisprudenza. Era un invito per qualcuno ad abbassare i toni polemici.
Dal colle del Quirinale spesso il nostro presidente della Repubblica è
costretto ha invitare il mondo politico a maggiore pacatezza, rispetto
delle regole, educazione.
Il cavaliere, dall’alto del suo potere, ottenuto con i voti dei tanti
italiani, plagiati dal suo monopolio informativo e dal miraggio della
ricchezza facile e speculativa, non sente ragioni e spara sempre a zero
sui malcapitati del momento: sempre più spesso per costui sono i
giudici, colpevoli di lavorare contro il suo potere, inviolabile e
inattaccabile, perché lui è il padrone che ha sempre ragione. Il nostro
rispettabile Primo Ministro, nostro malgrado, dimentica spesso e
volentieri che il suo operato è molto più vicino ai talebani che non
quello dei giudici.
Previdi, Dell’Utri, Mills, lavoravano per lui e per i suoi grotteschi
traffici, corrompevano e compravano uomini e imprese. Il cavaliere mette
sempre le mani avanti, ma ormai sporco di marmellata sin sulla punta del
naso gli credono solo i vassalli più berlusconiani: medita Silvio
medita, lavora meno, fai meno l’amore e dormi bambino dormi, per la
speranza di un’Italia prodigiosa e non “Bordello”.
Claudio Cesari
Tre neri in maglia azzurra
Calcio: l’Under 21 italiana,
un felice esempio di integrazione e civiltà.
Con grande sorpresa e altrettanto piacere, martedi’ sera, 4 marzo ho
ammirato la formazione azzurra under 21 che ha affrontato l’Ungheria a
Rieti. Non più solo oriundi argentini o canadesi, ma giovani e bravi
atleti neri italianissimi:Ogbonna, Okaka e Balotelli. Il calcio, spesso
conservatore, altre volte di parte e corrotto, per una volta ha
anticipato la futura e inarrestabile realtà italiana, quella
dell’integrazione e della multietnicità. Da grande amante del gioco del
calcio ho sempre ammirato la grande nazionale brasiliana, che oltre alla
cultura del “bel gioco”ha da sempre annoverato nelle sue file atleti
neri, mulatti, meticci, bianchi e amerindi. Il verde oro delle maglie
carioca era arricchito dalle espressioni gioiose e colorite dei suoi
atleti.
Nell’epoca della globalizzazione la Francia e l’Inghilterra sono stati i
primi Paesi Europei ad avere calciatori di origine africana, nera o
araba. Oggi finalmente l’Italia si allinea, perlomeno nella nazionale
giovanile di calcio a queste nazioni all’avanguardia.
Questo piccolo passo è importante non solo per questi tre giovani
atleti, ma per tutti gli italiani, sempre più spesso plagiati dalla
politica xenofoba e razzista di certuni, tra l’altro perfettamente
identificabili.
Per la cronaca l’Italia ha vinto 2 a 0; Ogbonna si è dimostrato
insuperabile nel suo lavoro di difensore, Okaka e Balotelli sono stati
tra i migliori, con fraseggi nel reparto offensivo molto tecnici,
eleganti e potenti. Sembravano due “rockstar”alla fine di un concerto di
grande successo, che Okaka ha coronato anche con un bel goal.
Claudio Cesari