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IL SANTO DEL GIORNO: MESE DI GIUGNO
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30 giugno:
San Basilide di Alessandria soldato e martire Alessandria † 202 ca. È il patrono degli agenti di custodia. Durante la persecuzione di Settimio Severo (193-211), Origine, filosofo e teologo cristiano istruì alcuni pagani alla fede cristiana. Tra questi c'era Basilide, soldato addetto a scortare i condannati al luogo del supplizio. Durante le persecuzioni fu arrestata anche Potamiena, vergine cristiana, che già aveva dovuto respingere molti pretendenti. Fu subito condannata a morte e affidata a Basilide, che la difese dagli attacchi degli scalmanati. Potamiena gli promise che avrebbe pregato per la sua salvezza. Assieme a lei fu uccisa anche la madre Marcella. Dopo pochi giorni Basilide fu invitato a fare un giuramento davanti agli idoli, ma si rifiutò, dichiarandosi cristiano. Condotto dal giudice, fu messo in carcere. Tre giorni dopo il martirio, gli era apparsa una notte Potamiena, che gli aveva posto sulla testa una corona, dicendogli che aveva implorato per lui la Grazia per la sua salvezza, che era stata esaudita e che quindi fra poco sarebbe venuta a prenderlo. Basilide fu battezzato nella stessa prigione e il giorno dopo venne decapitato. (Avvenire)
29 giugno: Santi Pietro e Paolo Apostoli
m. 67 d.C.
San Pietro
28
giugno: Sant' Ireneo di Lione Vescovo e martire
c. 130 - c. 202 Ireneo, discepolo di san Policarpo e, attraverso di lui, dell'apostolo san Giovanni, è una figura di primaria importanza nella storia della Chiesa. Originario dell'Asia, nato con molta probabilità a Smirne, approdò in Gallia e nel 177 succedette nella sede episcopale di Lione al novantenne vescovo san Potino, morto in seguito alle percosse ricevute durante la persecuzione contro i cristiani. Pochi giorni prima delle sommosse anticristiane, Ireneo era stato inviato a Roma dal suo vescovo per chiarire alcune questioni dottrinali. Tornato a Lione, appena sedata la bufera, fu chiamato a succedere al vescovo martire, in una Chiesa decimata dei suoi preti e di gran parte dei suoi fedeli. Si trovò a governare come unico vescovo la Chiesa dell'intera Gallia. Lui, greco, imparò le lingue dei barbari per evangelizzare le popolazioni celtiche e germaniche. E dove non arrivò la sua voce giunse la parola scritta. Nei suoi cinque libri Contro le eresie traspare non solo il grande apologista, ma anche il buon pastor
370-444 Nato nel 370, dal 412 al 444 guidò con coraggio la Chiesa d'Egitto, impegnandosi in particolare nella lotta per l'ortodossia, in una delle epoche più difficili nella storia della Chiesa d'Oriente. Per la difesa dell'ortodossia, si oppose con vigore a Nestorio, che discuteva la maternità divina di Maria, e per questo sperimentò per qualche mese l'umiliazione del carcere. Al concilio di Efeso però le tesi di Nestorio furono sconfitte, grazie soprattutto agli sforzi di Cirillo che elaborò in quell'occasione una convincente teologia dell'Incarnazione. Il vescovo di Alessandria è anche ricordato come uno dei padri del culto mariano. Teologo profondo, egli fu al tempo stesso un vigile pastore d'anime come dimostrano numerose sue omelie di carattere pratico. Il culto della sua santità venne esteso a tutta la Chiesa latina sotto il pontificato di Leone XIII che gli accordò il titolo di «dottore». (Avvenire)
26 giugno: San Vigilio Vescovo e martire Trento, secolo IV - Trento, anno 400 o 405 È un trentino di origine romana, vissuto tra la fine del IV e l'inizio del V secolo, terzo vescovo di Trento. Su suggerimento di Ambrogio, vescovo di Milano, Vigilio affida a tre presbiteri cappadoci - Sisinnio, Martirio e Alessandro - l'evangelizzazione dell'Anaunia, oggi Val di Non. I tre, che aveva personalmente formato, verranno poi martirizzati. Vigilio invia le reliquie dei tre a Costantinopoli e a Milano, dove vengono accolte rispettivamente da Giovanni Crisostomo e Simpliciano. Un'antica tradizione racconta che il martirio del vescovo, patrono di Trento, si sia consumato a colpi di zoccolo in Val Rendena. (Avvenire)
Metà IV secolo - 423 circa Massimo guidò la diocesi di Torino, di cui è considerato il fondatore, nel travagliato periodo delle invasioni barbariche. Nato verso la metà del IV secolo, fu discepolo di sant'Ambrogio e di sant'Eusebio di Vercelli. Nonostante il suo carattere mite, che traspare dalle «Omelie» e dai «Sermoni» che ci sono pervenuti, propose ai sui fedeli un esempio di fermezza. «È figlio ingiusto ed empio - così li spronava a non lasciare la città - colui che abbandona la madre in pericolo. Dolce madre è in qualche modo la patria». Li esortava a anche a mantenersi irreprensibili nei costumi e a non confidare in superstizioni come l'invocazione della luna: «Veramente presso di voi la luna è in travaglio - scriveva con ironia -, quando una copiosa cena vi distende il ventre e il capo vi ciondola per troppe libagioni». La data della sua morte non è certa: avvenne tra il 408 e il 423. (Avvenire)
24 giugno: San Rumoldo di Mechelen Martire Scozia, 720 ca. – Mechelen (Malines) Belgio, 755 Di sicuro su san Rumoldo di Mechelen (Malines), in Belgio, si sa che era anglosassone come altri missionari dell'VIII secolo, si pensi a san Bonifacio. Inoltre è certo che nacque intorno al 720, forse in Scozia, che fu evangelizzatore della zona del fiume Dyle, nell'attuale Belgio, e che vi morì di morte violenta (l'esame del cranio nel 1775, millenario della morte, rilevò un colpo di corpo contundente). Su di lui restano due «Vite» - risalenti a XII e XIII-XV secolo - che aggiungono alla sostanza molti elementi leggendari. Fu accolto molto bene dalla nobiltà locale, e già comunque in zona vi erano dei cristiani. Resta misterioso il motivo della sua uccisione, dopo la quale fu gettato nel Dyle. Una delle due «Vite» lo attribuisce al rimprovero del santo a due adulteri, che si vendicarono. Il suo copro miracolosamente ritrovato nel letto del fiume riposa nella cattedrale di Mechelen (Malines). È patrono della diocesi di Malines-Bruxelles. (Avvenire)
23 giugno: Beata Maria Oignies Fondatrice delle Beghine Liegi, Belgio, 1177 circa - 1213 Maria d'Oignies, beghina e mistica, nacque a Liegi nel 1177 circa da famiglia benestante. All'età di 14 anni si sposò, ma in seguito decise con il marito di dedicarsi ad una vita apostolica di castità e carità, lavorando in un lebbrosario. All'età di 30 anni, nel 1207, si ritirò in una comunità di conversi, ossia di suore e fratelli laici, coordinata da un gruppo di preti, fra cui Jacques de Vitry, futuro Cardinale d'Acri in Palestina e protettore del movimento delle beghine. Maria ebbe molta influenza spirituale su Jacques, che ne scrisse la biografia e che la aiutò la fondare la sua comunità autosufficiente di beghine e begardi. Nonostante le accuse di eresia che sarebbero state mosse al movimento negli anni successivi, Maria fu sempre molto ortodossa nelle sue convinzioni, tant'è che appoggiò con entusiasmo la Crociata contro i catari del 1209. Nel 1212 si racconta che Maria avesse ricevuto le stimmate, ben 12 anni prima di San Francesco. Morì nel 1213 all’età di 36 anni.
22 giugno: San Giovanni Fisher vescovo e martire
Fu insigne apologista e pastore.
Roma, IV secolo Santa Demetria era un tempo commemorata nel Martirologio Romano al 21 giugno, ma nei repertori agiografici il suo dies natalis è riferito in giorni diversi. Secondo la leggendaria passio di Pimenio sarebbe stata figlia dei martiri Flaviano e Dafrosa e sorella di Santa Bibiana. Dopo la morte dei genitori, arrestata insieme con la sorella e condotta alla presenza dell'imperatore Giuliano, improvvisamente morì di spavento. Come per i suoi familiari, anche per Demetria bisogna dire che si tratta di un personaggio storicamente incerto.
20 giugno: San Giovanni (Scalcione) da Matera Abate
Nacque nel 1070 a Matera da una famiglia di nobili. Da giovane si trasferì a Taranto dove chiese ospitalità e lavoro ai monaci basiliani dell'Isola di San Pietro. Ispirato da una visione si recò in Calabria e poi in Sicilia continuando a condurre un'esistenza nel segno della penitenza e della rinuncia. Ritornato in Puglia, a Ginosa, si fece conoscere come predicatore nella zona e attirando l'ammirazione di molti. Imprigionato a causa di false calunnie fu liberato miracolosamente. Allontanatosi dalla terra natia, vi fece ritorno in seguito a una visione. Dopo un incontro e un periodo di permanenza con l'eremita san Guglielmo da Vercelli decise di andare in Palestina. Tuttavia passando per Bari comprese che la sua missione doveva svolgersi in quella città. Dopo un periodo di predicazione si fermò vicino a Pulsano, dove fondò una comunità che in sei mesi vide l'adesione di 50 monaci. La Congregazione monastica fu detta degli «Scalzi». Morì nel monastero di Foggia nel 1139. (Avvenire)
19 giugno: San Romualdo Abate Ravenna, ca. 952 - Val di Castro (Marche), 19 giugno 1027 Nobile, divenne eremita e dopo l'esperienza in Spagna, nei pressi di monastero sotto l'influenza di Cluny, iniziò una serie di peregrinazioni lungo l' Appennino con lo scopo di riformare monasteri ed eremi sul modello degli antichi cenobi dell'Oriente. La sua fama e il suo carisma lo misero più volte in contatto con i potenti, principi e prelati. Convertì Ottone III che lo nominò abate di S. Apollinare in Classe, carica che Romualdo rifiutò clamorosamente dopo un anno rifugiandosi a Montecassino dove portò il suo rigore ascetico. Riprese le sue peregrinazioni fondando numerosi eremi, l'ultimo dei quali fu Camaldoli. Questo nome deriva dal campo che un tale Maldolo aveva donato a Romualdo, in cerca di solitudine.
18 giugno: San Calogero Eremita in Sicilia
Le notizie sulla sua vita sono così confuse tanto che si è pensato che potessero riferirsi a più santi con lo stesso nome. Con il nome Calogero che etimologicamente significa " bel vecchio " venivano infatti designate quelle persone che vivevano da eremiti. E Calogero è venerato in Sicilia presso Sciacca, nel monastero di Fregalà presso Messina, e in altre città. L'unica cosa sicura su di lui è l'esistenza in Sicilia di un santo eremita, con poteri taumaturgici. A Fragalà è stata scoperta alla testimonianza più antica legata al suo culto, alcune odi scritte nel IX secolo da un monaco di nome Sergio, da cui risulterebbe che Calogero proveniva da Cartagine e morì nei pressi di Lilibeo. le lezioni dell'Uffizio, stampate nel 1610, lo dicono invece proveniente da Costantinopoli ed eremita sul monte Gemmariano.
17 giugno: Beato Joseph-Marie Cassant Trappista Casseneuil. 6 marzo 1878 - Santa Maria del Deserto (Tolosa), 17 giugno 1903 Nasce il 6 marzo 1878 a Casseneuil(Francia) in una famiglia di arboricoltori da cui riceve una solida educazione cristiana. A sedici anni entra nell'abbazia cistercense di Santa Maria del Deserto. Per tutti i poveri e gli umili, egli è un trascinatore formidabile. Colpito da tubercolosi offre, per Cristo e per la Chiesa, le sue sofferenze fisiche che lo condurranno alla morte nel 1903.
16 giugno: San Ticone di Amato Vescovo
La città cipriota di Amato, odierna Limassol, ebbe tra i suoi primi
vescovi proprio San Ticone, venerato nel sud dell’isola come patrono dei
viticoltori. La tradizione vuole che provenisse da una famiglia povera e
fosse figlio di un fornaio.
Mazara del Vallo (Trapani), III sec. – Lucania, 15 giugno 303 Non si conosce la sua origine, anche se una "Passio" di nessun valore storico, lo fa nascere in Sicilia da padre pagano e lo vuole incarcerato sette anni perché cristiano. L'unica notizia attendibile su di lui si trova nel Martirologio Gerominiano, da cui risulta che Vito visse in Lucania. Popolarissimo nel medioevo, egli fu inserito nel gruppo dei Ss. Ausiliatori, i santi la cui intercessione veniva considerata molto efficace in particolare occasioni e per sanare determinate malattie. Egli veniva invocato per scongiurare la lettargia, il morso di bestie velenose o idrofobe e il "ballo di San Vito". In proposito la leggenda racconta che Vito, da bambino, abbia guarito il figlio di Diocleziano, suo coetaneo, ammalato di epilessia.
È la figura di un patriarca di Costantinopoli ai tempi della Chiesa
indivisa, la figura che il calendario liturgico presenta oggi alla
venerazione dei fedeli. Siciliano d'origine (la sua formazione sarebbe
avvenuta a Siracusa), Metodio fu monaco sull'isola di Chio prima di
essere chiamato a Costantinopoli dal patriarca san Niceforo. Erano
quelli gli anni in cui divampava lo scontro sulle icone. Fermo difensore
della venerazione delle immagini, quando l'imperatore iconoclasta Leone
V l'Armeno depose il patriarca Niceforo, Metodio si recò a Roma per
informare papa Pasquale I dell'accaduto. Alla morte di Leone, il Papa
inviò Metodio a Costantinopoli con una lettera in cui chiedeva fosse
reinsediato come legittimo patriarca. Ma la lotta non era ancora finita:
ad attenderlo trovò infatti il carcere, dove rimase per anni. Solo con
l'avvento dell'imperatrice Santa Teodora, verrà la svolta definitiva in
favore delle icone. E Metodio tornerà sulla sede patriarcale di
Costantinopoli. Morirà nell'847. (Avvenire)
Lipsk, 1888 - Niemowicze, Grodno (Polonia), 13 luglio 1943 Nel giorno della festa di sant'Antonio da Padova, figura tra le più care alla devozione cristiana, il calendario liturgico cita anche una figura del nostro tempo. Si tratta di Marianna Biernacka (1888-1943), una dei 108 martiri polacchi del nazismo che Giovanni Paolo II ha beatificato il 13 giugno 1999, durante uno dei suoi viaggi in Polonia. La sua è una vicenda che proprio la recente tappa di Benedetto XVI ad Auschwitz-Birkenau ha riportato d'attualità. La storia di questa donna, infatti, è molto simile a quella del francescano Massimiliano Kolbe, anche lui canonizzato da Wojtila. A Naumowicze, presso Grodno, questa vedova nata ortodossa e passata poi al cattolicesimo all'età di 17 anni, si offrì al plotone di esecuzione tedesco per essere fucilata al posto di sua nuora, che era incinta. Con questo gesto d'amore la cinquantacinquenne Marianna salvò così due vite dalla barbarie della guerra. Marianna Biernacka è la figura di spicco tra i nove laici compresi nell'elenco di questi martiri. (Avvenire)
12 giugno: Sant'Onofrio Eremita
Pafnuzio, monaco in Egitto nel V secolo, desideroso di incontrare gli
anacoreti del deserto, per conoscere la loro vita e la loro esperienza
eremitica, di cui tanto si parlava in quel tempo e in quella zona, si
inoltrò dunque nel deserto alla loro ricerca.
Genova, 3 marzo 1809 - Roma, 11 giugno 1882 Nella chiesa di Santa Chiara in Albaro (Genova) il 12 agosto 1834 nasce una comunità di future suore educatrici saranno le Figlie della Santa Fede, poi Suore di Santa Dorotea. La fondatrice è Paola Frassinetti, 25 anni. La giovane rimane orfana di madre a 9 anni. Da allora ha dovuto badare al padre e a 4 fratelli con l'aiuto di una zia. A 22 anni diventa collaboratrice del fratello don Giuseppe, parroco a Quinto, presso Genova. Nel 1841 va a Roma, per piantare l'istituto da lei fondato anche lì. Nel 1842 la prima scuola a Santa Maria Maggiore. Seguirà una fondazione anche a Macerata. L'aiuto di Gregorio XVI e poi di Pio IX sostiene e carica Paola di nuove incombenze: le affidano il "conservatorio" (riformatorio femminile) presso Sant'Onofrio al Gianicolo, che diverrà sede dell'istituto. Nel 1865 le chiedono suore per il Brasile, poi giungerà una richiesta anche dal Portogallo. Le case delle Figlie di Santa Dorotea nei vari Paesi diventeranno novanta nel XX secolo. A Sant'Onofrio si concluderà la vita di Paola nel 1882. (Avvenire)
10 giugno: Beato Enrico da Bolzano Laico, venerato a Treviso Nato a Bolzano verso il 1250, condusse
la' dura vita del povero operaio. In epoca non preci
9 giugno: Sant'Efrem Diacono e Dottore della Chiesa Nisibi, attuale Nizip in Turchia, c. 306 - Edessa, Siria (attualmente Turchia), 9 giugno 373 Teologo della tradizione siriaca, Efrem nacque a Nisibi, nella Mesopotamia settentrionale all'inizio del IV secolo, probabilmente nel 306. Aveva sette anni quando Costantino emanò l'editto di Milano. Pare tuttavia che della libertà di culto Efrem non potesse godere in famiglia, perché suo padre (sacerdote pagano) era poco propenso ad accettare la formazione cristiana che al figlio impartiva la madre. Efrem fu cacciato di casa. A 18 anni ricevette il battesimo e visse a Edessa, come inserviente in un bagno pubblico. Nel 338 Nisibi venne attaccata dai Persiani ed Efrem accorse in suo aiuto. Quando Nisibi cadde sotto il dominio persiano, Efrem, divenuto diacono, nel 365 si stabilì definitivamente a Edessa, dove diresse una scuola. Vi morì il 9 giugno 373. La tradizione ce lo ricorda come uomo austero. Non conosceva il greco e probabilmente questa fu la ragione per cui non troviamo nella sua opera letteraria quell'influsso teologico contemporaneo, caratterizzato dalle controversie trinitarie. (Avvenire)
8 giugno: Beato Giacomo Berthieu Martire
Nacque in Francia a Polminhac il 26 novembre 1838 e morì martire ad Ambiatibé (Madagascar) l'8 giugno 1896. Dopo aver studiato nei seminari di Pleaux e di Saint-Flour, fu ordinato sacerdote nel 1864 e fu per nove anni vice-parroco a Roanne. Gesuita, nel 1875, missionario nel Madagascar, gli fu assegnato quale primo campo di lavoro l'isola di Santa Maria, abitata dai Betsimisaraka, dove lavorò per sei anni. I decreti emanati nel 1880 dal governo francese costrinsero nel 1881 Berthieu a lasciare la sua missione. Si recò prima a Tamatova e poi a Tananarive, da dove venne inviato nella missione di Ambohimandroso, presso i Betsileo. Ma lo scoppio della prima guerra franco-hova (1883) lo obbligò a ripartire. Allo scoppio, nel 1894, della seconda guerra dei malgasci contro la Francia si trovava ad Andrainarivo. Fu catturato dagli insorti mentre accompagnava i suoi cristiani evacuati dai villaggi. Invitato varie volte ad abbandonare la fede, egli si rifiutò e i pagani, irritati dai suoi rifiuti lo uccisero ad Ambiatibé l'8 giugno 1896 e gettarono il suo cadavere nel fiume Mananara. (Avvenire)
7 giugno: Sant' Antonio Maria Gianelli Vescovo Chiavari, 12 aprile 1789 - 7 giugno 1846
Xanten, Germania, 1080-1085 - Magdeburgo, 6 giugno 1134 San Norberto è il fondatore, nel 1121, di un antico ordine monastico, che però si dedicò anche all'evangelizzazione "ad extra", anticipando così l'avvento degli ordini mendicanti: i Premostratensi. Il nome viene dalla valle francese di Prémontré, nei pressi di Laon, dove il santo si era fermato insieme ad alcuni compagni. Norberto era nato a Xanten, in Germania, tra il 1080 e il 1085. Fece vita mondana, ma poi un evento lo sconvolse e lo indusse a cambiare. Un fulmine gli cadde vicino, per fortuna solo tramortendolo. Divenne prete, fondò l'ordine - che presto si diffuse in Europa e anche in Palestina - dal 1126 fu vescovo di Magdeburgo. Morì nel 1134 ed è santo dal 1582. (Avvenire)
Nato a Roio (L'Aquila) tra il 1154 e il 1159, san Franco entrò nel monastero benedettino di San Giorgio a Lucoli, nel quale rimase venti anni. Poi si diede alla vita eremitica, cibandosi di quello che la terra offriva nei boschi presso Lucoli. In seguito cominciò a errare sulla catena centrale dell'Appennino abruzzese. Infine, visse sui monti di Assergi. Nel luogo in cui avrebbe miracolosamente fatto scaturire acqua da una roccia esiste ancora una fonte detta "l'acqua di san Franco", che i devoti bevono. Ma non solo. Con essa si aspergono, infatti, per curare le malattie della pelle. Volendo isolarsi ulteriormente, il santo fu guidato a una grotta da un'orsa con tre piccoli. A lui sono attribuiti miracoli, come l'aver salvato un bimbo in fasce dalle grinfie di un lupo. Nel 1757 il vescovo dell'Aquila ottenne l'estensione del culto a tutta la diocesi. (Avvenire)
4 giugno: San Francesco Caracciolo Sacerdote Villa S. Maria, Chieti, 13 ottobre 1563 - Agnone, 4 giugno 1608
Si chiamava Ascanio Caracciolo e aveva il recapito presso la
Congregazione dei Bianchi
† Namugongo, Uganda, 3 giugno 1886 Tra il 1885 e il 1887, in Uganda i cristiani subirono una violenta persecuzione. Le vittime furono un centinaio. Tra loro Carlo, domestico del re Muanga dell'antico regno indipendente del Buganda, bruciato vivo insieme a dodici compagni il 3 giugno 1886. Carlo Lwanga, capo dei paggi reali, era stato battezzato durante l'evangelizzazione attuata dai Padri Bianchi, fondati dal cardinale Lavigerie. Inizialmente la loro opera, avviata nel 1879, venne ben accolta dal re Mutesa così come dal successore Muanga, che però si fece influenzare dal cancelliere del regno e dal capotribù. Tanto che decise la soppressione fisica dei cristiani, alcuni dei quali uccise con le proprie mani. Oggi il calendario ricorda ventidue martiri dell'Uganda, beatificati il 6 giugno 1920 da Benedetto XV e canonizzati da Paolo VI l'8 ottobre 1964. A loro è stato inoltre dedicato un grande santuario a Namugongo consacrato da Paolo VI nel 1969. (Avvenire)
2
giugno: San Erasmo
di Formia, Vescovo e martire Fonti sicure attestano l’esistenza di un sant’Erasmo vescovo di Formia, martire al tempo di Diocleziano e Massimiano (303) e sepolto nella località costiera del Lazio meridionale. Di storico su di lui si sa, però, poco. La «Passio» che lo riguarda, compilata nel VI secolo, è leggendaria. Venerato nel Lazio e in Campania, è menzionato, oltre che negli antichi martirologi, anche nel Calendario marmoreo di Napoli. Nell’842, dopo che Formia era stata distrutta dai Saraceni, le reliquie furono nascoste nella vicina Gaeta. Quando furono ritrovate, nel 917, il martire venne proclamato patrono della diocesi del Golfo. Nel 1106 Pasquale II consacrò la cattedrale di Gaeta, dedicandola alla Vergine e a sant’Erasmo. È invocato contro le epidemie e le malattie dell’intestino per il fatto che, nel martirio, gli sarebbero state strappate le viscere. I marinai lo venerano con il nome di Elmo. (Avvenire)
1 giugno: San Giustino Martire
La sua famiglia è di probabile origine latina e vive a Flavia Neapolis, in Samaria. Nato nel paganesimo, Giustino studia a fondo i filosofi greci, e soprattutto Platone. Poi viene attratto dai Profeti di Israele, e per questa via arriva a farsi cristiano, ricevendo il battesimo verso l'anno 130, a Efeso. Ma questo non significa una rottura con il suo passato di studioso dell'ellenismo. Negli anni 131-132 lo troviamo a Roma, annunciatore del Vangelo agli studiosi pagani. Al tempo stesso, Giustino si batte contro i pregiudizi che l'ignoranza alimenta contro i cristiani. Famoso il suo «Dialogo con Trifone». Predicatore e studioso itinerante, Giustino soggiorna in varie città dell'Impero; ma è ancora a Roma che si conclude la sua vita. Qui alcuni cristiani sono stati messi a morte come "atei" (cioè nemici dello Stato e dei suoi culti). Scrive una seconda Apologia, indirizzata al Senato romano, e si scaglia contro il filosofo Crescente. Ma questo sta con il potere, e Giustino finisce in carcere, anche lui come "ateo", per essere decapitato con altri sei compagni di fede, al tempo dell'imperatore Marco Aurelio. (Avvenire) |