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21 maggio:
Cuore Immacolato della Beata Vergine Maria
Memoria mariana di origine devozionale, istituita da Pio XII, l'odierna
celebrazione ci invita a meditare sul mistero di Cristo e della Vergine
nella sua interiorità e profondità. Maria, che custodisce le parole ed i
fatti del Signore meditandoli nel suo cuore (Lc 2,19), è dimora dello
Spirito Santo, sede della sapienza (Lc 1,35), immagine e modello della
Chiesa che ascolta e testimonia il messaggio del Signore (cfr Lc 11,28).
(Mess. Rom.)
30 maggio: Santissimo
Cuore di Gesù
Sacro Cuore di Gesù, confido in Te!;
Dolce Cuore del mio Gesù, fa ch’io t’ami sempre più!;
O Gesù di amore acceso, non Ti avessi mai offeso!.
Queste sono alcune delle tante amorose e devote giaculatorie, che nei
secoli sono state e sono pronunciate dai cattolici in onore del Sacro
Cuore di Gesù, che nella loro semplice poesia, esprimono la riconoscenza
per l’amore infinito di Gesù dato all’umanità e nello stesso tempo la
volontà di ricambiare, delle tante anime infiammate e innamorate di
Cristo.
Al Sacro Cuore di Gesù, la Chiesa Cattolica, rende un culto di “latria”
(adorazione solo a Dio, Gesù Cristo, l’Eucaristia), intendendo così
onorare: I – il Cuore di Gesù Cristo, uno degli organi simboleggianti la
sua umanità, che per l’intima unione con la Divinità, ha diritto
all’adorazione; II – l’amore del Salvatore per gli uomini, di cui è
simbolo il Suo Cuore.

29 maggio: San
Massimino di Treviri Vescovo
A Treviri nella Gallia belgica, nell’odierna Germania, san Massimino,
vescovo, che, intrepido difensore dell’integrità della fede contro
l’arianesimo, accolse fraternamente sant’Atanasio di Alessandria e altri
vescovi esuli e, pur scacciato dalla sua sede da parte dei suoi nemici,
morì in patria a Poitiers.
28 maggio: San
Germano di Parigi Vescovo
Autun (Francia), fine del V secolo - Parigi, 28 maggio 576
Saint-Germain-des-Prés è oggi tra i quartieri più suggestivi di Parigi.
La chiesa che vi sorge è stata ricostruita nel 990, dopo la distruzione
dell'abbazia precedente. L'edificio - che sorgeva appunto "nei prati"
attorno a Parigi - era stato voluto da re Childerico, che l'aveva donato
a Germano (496-576), abate del monastero benedettino di San Sinforiano,
cui attribuiva la sua miracolosa guarigione. Saint-Germain divenne il
monastero più importante di Parigi e uno dei grandi polmoni spirituali
dell'Occidente. Germano fu poi nominato vescovo di Parigi. Oggi riposa
nella chiesa che porta il suo nome. (Avvenire)
27 maggio: Sant'Atanasio
Bazzekuketta Martire
Uganda, 1866 - Nakiwubo, 27 maggio 1886

Atanasio Bazzekuketta fa parte del gruppo - venerato oggi con la dizione
Carlo Lwanga e compagni - di 22 martiri ugandesi. Questi furono uccisi
in diverse fasi sotto il re Muanga, durante una persecuzione che costò
la vita in poco più di un anno, dal novembre 1885 al febbraio 1887, a un
centinaio di cristiani. Muanga e il predecessore, re Mutesa, avevano
accolto favorevolmente l'annuncio del Vangelo da parte dei missionari
Padri Bianchi. Ma l'erede, salito al trono, mutò tragicamente parere.
Atanasio era il custode del regio tesoro e fu ucciso il 3 giugno del
1886 a soli 20 anni. Si offrì ai carnefici che durante una marcia di
trasferimento dei cristiani imprigionati ne uccidevano uno a ogni
crocicchio per incutere terrore agli altri. I martiri ugandesi sono
stati beatificati nel 1920 da Benedetto XV e canonizzati nel 1964 da
Paolo VI, che nel 1969 consacrò il santuario a loro dedicato nella
località ugandese di Namugongo. (Avvenire)

26 maggio: San Filippo Neri sacerdote
Firenze, 1515 - Roma, 26 maggio 1595
Fondò
l'Oratorio che da lui ebbe il nome. Unì all'esperienza mistica, che ebbe
le sue più alte espressioni specialmente nella celebrazione della Messa,
una straordinaria capacità di contatto umano e popolare. Fu promotore di
forme nuove di arte e di cultura. Catechista e guida spirituale di
straordinario talento, diffondeva intorno a sè un senso di letizia che
scaturiva dalla sua unione con Dio e dal suo buon umore. (Mess. Rom.)
25 maggio: Corpus Domini
La
festività del Corpus Domini ha una origine più recente di quanto sembri.
La solennità cattolica del Corpus Domini (Corpo del Signore) chiude il
ciclo delle feste del dopo Pasqua e vuole celebrare il mistero
dell'Eucaristia ed è stata istituita grazie ad una suora che nel 1246
per prima volle celebrare il mistero dell'Eucaristia in una festa
slegata dal clima di mestizia e lutto della Settimana Santa. Il suo
vescovo approvò l'idea e la celebrazione dell'Eucaristia divenne una
festa per tutto il compartimento di Liegi, dove il convento della suora
si trovava.
Se nella Solennità del Giovedì Santo la
Chiesa guarda all'Istituzione dell'Eucaristia, scrutando il mistero di
Cristo che ci amò sino alla fine donando se stesso in cibo e sigillando
il nuovo Patto nel suo Sangue, nel giorno del Corpus Domini l'attenzione
si sposta sull'intima relazione esistente fra Eucaristia e Chiesa, fra
il Corpo del Signore e il suo Corpo Mistico. Le processioni e le
adorazioni prolungate celebrate in questa solennità, manifestano
pubblicamente la fede del popolo cristiano in questo Sacramento. In esso
la Chiesa trova la sorgente del suo esistere e della sua comunione con
Cristo, Presente nell'Eucaristia in Corpo Sangue anima e Divinità.
24
maggio: Madonna Ausiliatrice
“Auxilium Christianorum”; ‘Aiuto dei Cristiani’, è il bel titolo che è
stato dato alla Vergine Maria in ogni tempo e così viene invocata anche
nelle litanie a Lei dedicate dette anche Lauretane perché recitate
inizialmente a Loreto.
Sulle virtù, la vita, la predestinazione, la maternità, la mediazione,
l’intercessione, la verginità, l’immacolato concepimento, i dolori
sofferti, l’assunzione di Maria, sono stati scritti migliaia di volumi,
tenuti vari Concili, proclamati dogmi di fede, al punto che è sorta
un’autentica scienza teologica: la Mariologia.
E sempre è stata ribadita la presenza mediatrice e soccorritrice della
Madonna per chi la invoca, a lei fummo affidati come figli da Gesù sulla
Croce e a noi umanità è stata indicata come madre, nella persona di
Giovanni apostolo, anch’egli ai piedi della Croce.
Ma la grande occasione dell’utilizzo ufficiale del titolo “Auxilium
Christianorum” si ebbe con l’invocazione del grande papa mariano e
domenicano san Pio V (1566-1572), che le affidò le armate ed i destini
dell’Occidente e della Cristianità, minacciati da secoli dai turchi
arrivati fino a Vienna, e che nella grande battaglia navale di Lepanto
(1571) affrontarono e vinsero la flotta musulmana.
Il papa istituì per questa gloriosa e definitiva vittoria, la festa del
S. Rosario, ma la riconoscente invocazione alla celeste Protettrice come
“Auxilium Christianorum”, non sembra doversi attribuire direttamente al
papa, come venne poi detto, ma ai reduci vittoriosi che ritornando dalla
battaglia, passarono per Loreto a ringraziare la Madonna; lo stendardo
della flotta invece, fu inviato nella chiesa dedicata a Maria a Gaeta
dove è ancora conservato.
Il grido di gioia del popolo cristiano si perpetuò in questa
invocazione; il Senato veneziano fece scrivere sotto il grande quadro
commemorativo della battaglia di Lepanto, nel Palazzo Ducale: “Né
potenza, né armi, né condottieri ci hanno condotto alla vittoria, ma
Maria del Rosario” e così a fianco agli antichi titoli di ‘Consolatrix
afflictorum’ (Consolatrice degli afflitti) e ‘Refugium peccatorum’
(Rifugio dei peccatori), si aggiunse per il popolo e per la Chiesa
‘Auxilium Christianorum (Aiuto dei cristiani).
Il culto pur continuando nei secoli successivi, ebbe degli alti e bassi,
finché nell’Ottocento due grandi figure della santità cattolica, per
strade diverse, ravvivarono la devozione per la Madonna del Rosario con
il beato Bartolo Longo a Pompei e per la Madonna Ausiliatrice con s.
Giovanni Bosco a Torino.
Il grande educatore ed innovatore torinese, pose la sua opera di
sacerdote e fondatore sin dall’inizio, sotto la protezione e l’aiuto di
Maria Ausiliatrice, a cui si rivolgeva per ogni necessità, specie quando
le cose andavano per le lunghe e s’ingarbugliavano; a Lei diceva: "E
allora incominciamo a fare qualcosa?". S. Giovanni Bosco, nato il 16
agosto 1815 presso Castelnuovo d’Asti e ordinato sacerdote nel 1841, fu
il più grande devoto e propagatore del culto a Maria Ausiliatrice, la
cui festa era stata istituita sotto questo titolo e posta al 24 maggio,
qualche decennio prima, dal papa Pio VII il 24 maggio 1815, in
ringraziamento a Maria per la sua liberazione dalla ormai quinquennale
prigionia napoleonica.
Il grande sacerdote, apostolo della gioventù, fece erigere in soli tre
anni nel 1868, la basilica di Maria Ausiliatrice nella cittadella
salesiana di Valdocco - Torino; sotto la Sua materna protezione pose gli
Istituti religiosi da lui fondati e ormai sparsi in tutto il mondo: la
Congregazione di S. Francesco di Sales, sacerdoti chiamati normalmente
‘Salesiani di don Bosco’; le ‘Figlie di Maria Ausiliatrice’ suore
fondate con la collaborazione di s. Maria Domenica Mazzarello e per
ultimi i ‘Cooperatori Salesiani’ per laici e sacerdoti che intendono
vivere lo spirito di ‘Don Bosco’, come è generalmente chiamato.
Le Congregazioni sono così numerose, che si vede con gratitudine la
benevola protezione di Maria Ausiliatrice nella diffusione di tante
opere assistenziali ed a favore della gioventù.
Ormai la Madonna Ausiliatrice è divenuta la ‘Madonna di Don Bosco’ essa
è inscindibile dalla grande Famiglia Salesiana, che ha dato alla Chiesa
una schiera di santi, beati, venerabili e servi di Dio; tutti figli che
si sono affidati all’aiuto della più dolce e potente delle madri.
Interi Continenti e Nazioni hanno Maria Ausiliatrice come celeste
Patrona: l’Australia cattolica dal 1844, la Cina dal 1924, l’Argentina
dal 1949, la Polonia fin dai primi decenni del 1800, diffusissima e
antica è la devozione nei Paesi dell’Est Europeo.
Nella bella basilica torinese a Lei intitolata, dove il suo devoto
figlio s. Giovanni Bosco e altre figure sante salesiane sono tumulate,
vi è il bellissimo e maestoso quadro, fatto eseguire dallo stesso
fondatore, che rappresenta la Madonna Ausiliatrice che con lo scettro
del comando e con il Bambino in braccio, è circondata dagli Apostoli ed
Evangelisti ed è sospesa su una nuvola, sullo sfondo a terra, il
Santuario e l’Oratorio come appariva nel 1868, anno dell’esecuzione
dell’opera del pittore Tommaso Lorenzone.
Il significato dell’intero quadro è chiarissimo; come Maria era presente
insieme agli apostoli a Gerusalemme durante la Pentecoste, quindi
all’inizio dell’attività della Chiesa, così ancora Lei sta a protezione
e guida della Chiesa nei secoli, gli apostoli rappresentano il papa ed i
vescovi.
Maria è la “Madre della Chiesa”; Ausiliatrice del popolo cristiano nella
sua continua lotta per la diffusione del Regno di Dio.
23
maggio: San Desiderio di Langres (o da Genova) Vescovo e martire
Sec. IV
Desiderio, nato a Genova nella delegazione che ancora oggi porta il suo
nome, sarebbe stato terzo vescovo di Langres. Partecipò al Concilio di
Sardica, in cui si trattò della dottrina ariana e fu discussa la causa
di sant'Atanasio, secondo la testimonianza dello stesso vescovo di
Alessandria.
Circa la metà del IV secolo fu trucidato e decapitato, donando così la
vita per il suo gregge.
22 maggio:
Santa Umiltà Badessa Vallombrosana
Faenza, 1226 – Firenze, 22 maggio 1310
Rosanna
Negusanti, nata a Faenza nel 1226, sposò 15enne Ugonotto dei
Caccianemici. Ebbero due bimbi, morti entrambi in fasce. I due
abbracciarono la vita religiosa. Lei, assunto il nome di Umiltà, entrò
nel monastero vallombrosano di Sant'Apollinare. Alcune donne la presero
a maestra e la seguirono a Vallombrosa. Ispirò la loro regola a quella
di san Giovanni Gualberto. Morì nel 1310 a Firenze, dove fondò il
Monastero delle Donne di Faenza. Riposa nel convento dello Spirito Santo
a Varlungo (Fi). (Avvenire)
21 maggio:
San Vittorio e compagni Martiri
Questo santo non ha lasciato notizie di sé, si sa solo che ha subito il
martirio a Cesarea di Cappadocia e che era un ro mano.
Dal ‘Martirologio Geronimiano’ che lo cita al 21 maggio insieme ad altri
due martiri Polieuto e Donato, è passato nel ‘Martirologio Romano’
insieme agli altri due e celebrati nello stesso giorno, altro non si sa;
comunque il gruppo lo si ritrova sempre nei martirologi storici
occidentali.
La mancanza di notizie, contrariamente alle regole, non l’ha messo nel
dimenticatoio della storia, egli è certamente più nominato nei secoli
successivi ed ancora oggi, di quanto non fosse nominato e conosciuto in
vita.
Vittorio è l’unico santo con questo nome, proviene dal latino Victorius
una variante di Victor (vincitore), altri nomi derivati sono: Vittore,
Vittoriano, Vittorino, Vittoriana, Vittoria.
In molti Paesi esso è tradotto nella loro lingua: Victoire in Francia;
Victor e Victoria in Spagna e Gran Bretagna; Vike, Viktor e Viktoria in
Germania; Vìtor in Portogallo, ecc.
In Inghilterra fu portato dalla celebre regina Vittoria il cui nome
segnò un’epoca, uno stile “vittoriani”.
Grande diffusione in Italia, perché fu il nome di diversi sovrani e
principi di Casa Savoia.
E’ invocato contro il fulmine, la grandine e gli spiriti maligni.
20
maggio:
San Bernardino da Siena Sacerdote

Massa Marittima, Grosseto, 8 settembre - L'Aquila, 20 maggio 1444
Canonizzato nel 1450, cioè a soli sei
anni dalla morte, era nato nel 1380 a Massa Marittima, dalla nobile
famiglia senese degli Albizzeschi. Rimasto orfano dei genitori in
giovane età fu allevato a Siena da due zie. Frequentò lo Studio senese
fino a ventidue anni, quando vestì l'abito francescano. In seno
all'ordine divenne uno dei principali propugnatori della riforma dei
francescani osservanti. Banditore della devozione al santo nome di Gesù,
ne faceva incidere il monogramma «YHS» su tavolette di legno, che dava a
baciare al pubblico al termine delle prediche. Stenografati con un
metodo di sua invenzione da un discepolo, i discorsi in volgare di
Bernardino sono giunte fino a noi. Aveva parole durissime per quanti
«rinnegano Iddio per un capo d'aglio» e per «le belve dalle zanne lunghe
che rodono le ossa del povero». Anche dopo la sua morte, avvenuta alla
città dell'Aquila, nel 1444, Bernardino continuò la sua opera di
pacificazione. Era infatti giunto morente in questa città e non poté
tenervi il corso di prediche che si era prefisso. Persistendo le lotte
tra le opposte fazioni, il suo corpo dentro la bara cominciò a versare
sangue e il flusso si arrestò soltanto quando i cittadini dell'Aquila si
rappacificarono. (Avvenire)
19 maggio: San Teofilo da Corte
Corte
(Corsica), 30 ottobre 1676 – Fucecchio (Firenze), 19 maggio 1740
Nato a Corte, in Corsica, nel 1676
Biagio de Signori entrò a 17 anni tra i Cappuccini, poi passò ai Frati
Minori Osservanti tra i quali rimase prendendo il nome di Teofilo. Fu a
Roma e a Napoli, dove venne ordinato prete nel convento di Santa Maria
la Nova nel 1700. Destinato all'insegnamento, vi rinunciò per vivere
dodici anni con san Tommaso di Cori - dal quale fu molto influenzato -
nel convento laziale di Civitella San Sisto (oggi Bellegra) sui Monti
Prenestini. Ne era il padre guardiano. Percorse, predicando, tutta la
Sabina e la zona di Subiaco. Poi, per ristabilire la presenza
francescana in Corsica, l'ordine pensò a lui. Quindi tornò sull'isola
natìa e divenne padre guardiano della nuova fondazione di Zúani. Ma non
finì qui. Fu richiamato a Roma e poi di nuovo a Civitella San Sisto,
stavolta come superiore. Infine a Fucecchio, in Toscana, dove morì, nel
convento da lui fondato, nel 1740. È stato proclamato santo nel 1930.
(Avvenire)
18 maggio: Santissima Trinità
Martirologio
Romano: Solennità della santissima e indivisa Trinità, in cui
professiamo e veneriamo Dio uno e trino e la Trinità nell’unità.
La solennità della
Santissima Trinità è la festa del "Dio unico in Tre Persone". Con questo
è già detto tutto, ma tutto resta ancora da capire, accogliere con
amore, adorare nella contemplazione. Il tema ha una importanza centrale
sul fronte missionario. Si afferma, con facilità, che tutti i popoli -
anche i non cristiani - sanno che Dio esiste e che anche i 'pagani'
credono in Dio. Questa verità condivisa – pur con alcune differenze,
riserve e la necessità di purificare immagini e rapporti - è la base che
rende possibile il dialogo fra le religioni, e in particolare il dialogo
fra i cristiani e i seguaci di altre religioni. Sulla base di un Dio
unico comune a tutti, è possibile tessere un'intesa fra i popoli in
vista di azioni concertate a favore della pace, in difesa di diritti
umani, per la realizzazione di progetti di sviluppo e crescita umana e
sociale. Su questo fronte abbiamo visto gesti coraggiosi e positivi di
intesa e collaborazione, promossi anche da grandi Papi, come Giovanni
XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II; ma sempre nella chiara
consapevolezza che tutto questo è soltanto una parte dell'azione
evangelizzatrice della Chiesa nel mondo.
17 maggio: San Pasquale Baylon Religioso francescano
Torre Hermosa (Aragona), 16 maggio 1540 – Villa Real (Valenza), 17
maggio 1592
Nacque il 16 maggio 1540, nel giorno di Pentecoste, a Torre Hermosa, in
Aragona. Di umili origini, sin da piccolo venne avviato al pascolo delle
greggi. Durante il lavoro si isolava spesso per pregare. A 18 anni
chiese di essere ammesso nel convento dei francescani Alcantarini di
Santa Maria di Loreto, da cui venne respinto, forse per la giovane età.
Tuttavia non si perse d'animo, venendo ammesso al noviziato il 2
febbraio 1564. L'anno successivo, emise la solenne professione come
«fratello laico» non sentendosi degno del sacerdozio. Nel 1576 il
ministro provinciale gli affidò il compito, estremamente pericoloso, di
portare documenti importanti a Parigi, rischiando di essere ucciso dai
calvinisti. L'impegno venne comunque assolto in modo proficuo. Tutta la
sua vita fu caratterizzata da un profondo amore per l'Eucaristia che gli
valse il titolo di «teologo dell'Eucaristia». Fu anche autore di un
libro sulla reale presenza di Cristo nel pane e nel vino. Morì nel
convento di Villa Real, presso Valencia il 17 maggio 1592, domenica di
Pentecoste. Fu canonizzato da Alessandro VIII nel 1690. Nel 1897 Leone
XIII lo proclamò patrono dei Congressi eucaristici. (Avvenire)

16 maggio: Sant'Ubaldo di Gubbio
Vescovo
Gubbio, 1084/5 - Gubbio, 16 maggio 1160
Appartenente ad una nobile famiglia originaria della Germania. Rimasto
ben presto orfano di entrambi genitori, Ubaldo fu allevato da un omonimo
zio che curò la sua educazione religiosa e l’intellettuale. Ordinato
sacerdote nel 1114, qualche anno più tardi Ubaldo veniva eletto priore
della sua canonica, di cui riformò la disciplina e il costume. La fama
del suo nome e delle sue virtù si era diffusa al di fuori della sua
città, tanto che Perugia nel 1126 lo acclamò suo vescovo. Ubaldo però,
schivo di tanto onore, si recò subito a Roma per chiedere al Papa Onorio
II di essere esonerato da tale incarico, ottenendone grazia. Il vescovo
Ubaldo governò la diocesi di Gubbio per 31 anni, durante i quali superò
felicemente avversità ed ostacoli, riuscendo a piegare con la dolcezza i
suoi nemici e ad ammansire gli avversari con la mitezza d’animo.
15 maggio: Santa Cesarea Eremita ad
Otranto
S. Cesarea nacque in un dicembre del secolo XIV da Luigi e Lucrezia,
dopo una attesa di oltre dieci anni dal matrimonio e al termine di una
pia pratica delle devozioni sabatine, suggerita da un eremita Giuseppe
Benigno.
Rimasta orfana della madre quando era ancora adolescente, Cesarea fu
costretta ad abbandonare la casa dei genitori, per sfuggire alle insane
tentazioni del padre; si rifugiò in una grotta della marina di Castro,
sotto un colle roccioso presso Otranto.
Qui visse la sua vita di privazioni e di preghiera, votata ad una totale
dedizione a Dio, divenendo una eremita la cui fama si estese in tutta la
Terra d’Otranto. Dopo la sua morte avvenuta nella grotta da dove non era
più uscita, sempre nel secolo XIV, fu eretta una chiesa sul posto, che
divenne centro del suo culto fin dal secolo XVII.
Nel 1924 essa fu affidata ai Francescani che la sostituirono con una
nuova, eretta poi in parrocchia nel 1954. In onore di s. Cesarea sorsero
altre chiese nei centri del Salentino, in particolare a Francavilla
Fontana (Brindisi) che alcune tradizioni classificano come patria
d’origine della santa.
Patrona di Porto Cesareo in provincia di Lecce; la sua festa liturgica è
al 15 maggio, ma a metà settembre una sua statua viene portata in
processione con un corteo di barche alla grotta dove sarebbe vissuta e
morta.
Il culto è molto diffuso in tutta la Puglia e il nome Cesarea è molto
usato in tutta la provincia leccese.

14 maggio: San Mattia Apostolo
Di Mattia si parla nel primo capitolo degli Atti degli apostoli, quando
viene chiamato a ricomporre il numero di dodici, sostituendo Giuda
Iscariota. Viene scelto con un sorteggio, attraverso il quale la
preferenze divina cade su di lui e non sull'altro candidato - tra quelli
che erano stati discepoli di Cristo sin dal Battesimo sul Giordano -,
Giuseppe, detto Barsabba. Dopo Pentecoste, Mattia inizia a predicare, ma
non si hanno più notizie su di lui. La tradizione ha tramandato
l'immagine di un uomo anziano con in mano un'alabarda, simbolo del suo
martirio. Ma non c'è evidenza storica di morte violenta. Così come non è
certo che sia morto a Gerusalemme e che le reliquie siano state poi
portate da sant'Elena, madre dell'imperatore Costantino, a Treviri, dove
sono venerate. (Avvenire)

13
maggio: Beata Vergine Maria di Fatima
Oggi si celebrano le apparizioni della Vergine Maria a Fatima, in
Portogallo nel 1917. A tre pastorelli, Lucia di Gesù, Francesco e
Giacinta, apparve per sei volte la Madonna che lasciò loro un messaggio
per tutta l’umanità. Il vescovo di Leiria, nella sua lettera pastorale a
chiusura del cinquantenario, ha affermato che messaggio di Fatima
"racchiude un contenuto dottrinale tanto vasto da poter certamente
affermare che non gli sfugge alcuno dei temi fondamentali della nostra
fede cristiana...".
12 maggio: San Pancrazio Martire
Sinnada, Frigia,
Asia Minore, 289 circa – Roma, 12 maggio 304
Sull’Ardeatina
e sull’Aurelia sono stati sepolti i tre martiri Nereo e Achilleo, e
Pancrazio. Benchè ricordati tutti e tre al 12 maggio, il loro culto è
stato sempre separato, come precisano gli estensori del nuovo
calendario: «La memoria dei santi Nereo e Achilleo e la memoria di san
Pancrazio vengono celebrate separatamente con formulari propri secondo
l’antica tradizione romana». La storia di san Pancrazio, morto in
giovane età sotto Diocleziano, è stata arricchita di tanti elementi
leggendari dalla sua tardiva «Passio» che è ben difficile isolare le
reali vicende storiche di questo che è stato uno dei santi più popolari
non solo a Roma e in Italia, ma anche all’estero: è patrono dei Giovani
di Azione Cattolica. A lui sono stati dedicati chiese e monasteri:
quello di Roma venne fondato da san Gregorio Magno e quello di Londra da
sant’Agostino di Canterbury. Il suo sepolcro si trova a Roma nel
cimitero di Ottavilla al secondo miglio della via Aurelia, dove Papa
Simmaco costruì una basilica in suo onore. (Avvenire)
11 maggio: Pentecoste
Per
gli Ebrei è la festa che ricorda il giorno in cui sul Monte Sinai, Dio
diede a Mosè le tavole della Legge – Per la Chiesa Cattolica è la festa
che ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli.
Presso gli Ebrei la festa era inizialmente denominata “festa della
mietitura” e “festa dei primi frutti”; si celebrava il 50° giorno dopo
la Pasqua ebraica e segnava l’inizio della mietitura del grano; nei
testi biblici è sempre una gioiosa festa agricola.
È chiamata anche “festa delle Settimane”, per la sua ricorrenza di sette
settimane dopo la Pasqua; nel greco ‘Pentecoste’ significa 50ª giornata.
Il termine Pentecoste, riferendosi alla “festa delle Settimane”, è
citato in Tobia 2,1 e 2 Maccabei, 12, 31-32..
Quindi lo scopo primitivo di questa festa, era il ringraziamento a Dio
per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi, il ricordo del più
grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della
Legge mosaica sul Monte Sinai.
Secondo il rituale ebraico, la festa comportava il pellegrinaggio di
tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro,
un’adunanza sacra e particolari sacrifici; ed era una delle tre feste di
pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era
invitato a celebrare a Gerusalemme.
Nell’episodio della discesa dello Spirito Santo gli apostoli insieme a
Maria, la madre di Gesù, erano riuniti a Gerusalemme nel Cenacolo,
probabilmente della casa della vedova Maria, madre del giovane Marco, il
futuro evangelista, dove presero poi a radunarsi abitualmente quando
erano in città; e come da tradizione, erano affluiti a Gerusalemme gli
ebrei in gran numero, per festeggiare la Pentecoste con il prescritto
pellegrinaggio.
“Mentre stava per compiersi il giorno di Pentecoste, si trovavano tutti
insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un rombo,
come di vento che si abbatte gagliardo e riempì tutta la casa dove si
trovavano.
Apparvero loro lingue di fuoco, che si dividevano e si posarono su
ciascuno di loro; ed essi furono tutti pieni di Spirito Santo e
cominciarono a parlare in altre lingue, come lo Spirito dava loro di
esprimersi.
Si trovavano allora in Gerusalemme giudei osservanti, di ogni Nazione
che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase
sbigottita, perché ciascuno li sentiva parlare nella propria lingua.
Erano stupefatti e, fuori di sé per lo stupore, dicevano: ‘Costoro che
parlano non sono forse tutti Galilei? E com’è che li sentiamo ciascuno
parlare la nostra lingua nativa?…”.
Il passo degli Atti degli Apostoli, prosegue con la prima predicazione
dell’apostolo Pietro, che unitamente a Paolo, aprono il cristianesimo
all’orizzonte universale, sottolineando l’unità e la cattolicità della
fede cristiana, dono dello Spirito Santo.
10
maggio:
San Cataldo di Rachau Vescovo
Nato in Irlanda all'inizio del secolo VII, dopo essere stato monaco e
poi abate del monastero di Lismore, fondato dal vescovo Cartagine.
Cataldo divenne vescovo di Rachau. Durante un pellegrinaggio in Terra
Santa, morì a Taranto, nella cui cattedrale fu sepolto e dimenticato.
Nel 1094, durante la ricostruzione del sacro edificio, che era stato
distrutto dai Saraceni, fu ritrovato il suo corpo, come indicava
chiaramente una crocetta d'oro su cui era inciso il suo nome e quello
della sede episcopale. Questo reperto, che si conserva insieme col corpo
ha permesso di stabilire che il santo visse nel secolo VII e
erroneamente, quindi, i tarantini lo considerarono loro vescovo, anzi il
protovescovo. nominato da s. Pietro apostolo. Il 10 maggio ricorre la
festa di Cataldo, che è patrono della città bimare ed è venerato, oltre
che in Irlanda, sua patria, nell'Italia Meridionale e insulare. A Modena
gli è intitolata una chiesa parrocchiale e Supino, cittadina del Lazio
meridionale, è uno dei centri del suo culto. (Avvenire)
9 maggio:
San Pacomio Abate
Alto Egitto, 287 - 347
Nacque
nell'Alto Egitto, nel 287, da genitori pagani. Arruolato a forza
nell'esercito imperiale all'età di vent'anni, finì in prigione a Tebe
con tutte le reclute. Protetti dall'oscurità, la sera alcuni cristiani
recarono loro un po' di cibo. Il gesto degli sconosciuti commosse
Pacomio, che domandò loro chi li spingesse a far questo. «Il Dio del
cielo» fu la risposta dei cristiani. Quella notte Pacomio pregò il Dio
dei cristiani di liberarlo dalle catene, promettendogli in cambio di
dedicare la propria vita al suo servizio. Tornato in libertà, adempì al
voto aggregandosi a una comunità cristiana di un villaggio del sud,
l'attuale Kasr-es-Sayad, dove ebbe l'istruzione necessaria per ricevere
il battesimo. Per qualche tempo condusse vita da asceta, dedicandosi al
servizio della gente del luogo, poi si mise per sette anni sotto la
guida di un vecchio monaco, Palamone. Durante una parentesi di
solitudine nel deserto, una voce misteriosa lo invitò a fissare la sua
dimora in quel luogo, al quale presto sarebbero convenuti numerosi
discepoli. Alla morte dell'abate Pacomio, i monasteri maschili erano
nove, più uno femminile. Del santo restò sconosciuto il luogo della
sepoltura. (Avvenire)
8 maggio: Beato Amato Ronconi Terziario francescano
Saludecio (Rimini), sec. XIII - † 1300 ca.
Amato Ronconi nacque a Saludecio da una ricca famiglia verso il 1225.
Rimasto presto orfano, trascorse la sua giovinezza con la famiglia del
fratello Giacomo. Deciso a vivere secondo il Vangelo si dedicò in un
primo tempo all'accoglienza dei poveri e dei pellegrini costruendo per
loro un ospizio sul Monte Orciale. Donate poi tutte le sue sostanze ai
poveri si ritirò ad una vita di rigorosissima penitenza. Compì ben
quattro pellegrinaggi alla tomba dell'apostolo Giacomo a Compostella.
Morì nel 1292 all'età di sessantasei anni. Papa Pio VI ne confermò il
culto nel 1776. E' ora in corso il processo di canonizzazione.
7 maggio: Santa Flavia Domitilla Martire
Vissuta tra il primo e il secondo secolo, sono poche le informazioni su
di lei. A parte una leggendaria Passio, nonna anteriore al V secolo, sia
Eusebio sia Dione Cassio raccontano che sarebbe stata perseguitata sotto
Diocleziano. Da e/o se Dio sappiamo che Flavia, nipote di Flavio
Clemente, uno dei consoli di Roma (95 d.C.), per la sua fede in Cristo
fu deportata a ponza dove dovette soffrire, secondo San Girolamo, un
lungo martirio. Dione Cassio ci dice, invece, che fu moglie di Flavio
Clemente e che perse la vita per la propria fede. Una iscrizione
conservata oggi nella basilica dei Ss. Nereo e Achilleo conferma queste
ultime affermazioni, precisando che Flavia Domitilla era “neptis “
nipote di Vespasiano, padre di Domiziano, e che fu moglie di Flavio
Clemente.
6 maggio: Beata Anna Rosa Gattorno

Genova, 14 ottobre 1831 - Roma, 6 maggio 1900
Nata a Genova nel 1831 da famiglia agiata, a 21 anni si sposò e si
trasferì a Marsiglia. Una serie di tracolli economici e disgrazie,
culminate con la morte del marito, la segnarono profondamente. Così si
fece strada una nuova vocazione. Sotto la guida del confessore, don
Giuseppe Firpo, emise i voti come terziaria francescana. Si dedicò ai
poveri e ai figli delle operaie, mantenendo con sé anche i propri. A
Piacenza iniziò una nuova famiglia religiosa, la Figlie di Sant'Anna,
che subito (1878) andarono anche in missione. Collaborò con il vescovo
Scalabrini nell'assistenza alle sordomute. Morì a Roma nel 1900.
(Avvenire)
5
maggio: San Gottardo di Hildesheim Vescovo
Reichersdorf, Passavia, 960 - 5 maggio 1038
Figlio di un vas sallo
del capitolo di S. Maurizio, Gottardo nasce nel
960 a Reichersdorf (Ritenbach) presso Niederaltaich nella diocesi di
Passavia. Nella scuola capitolare locale si avvicina alle scienze
umanistiche e alla teologia. Dopo diversi viaggi in Paesi lontani, tra
cui l'Italia, studia nella scuola del duomo di Passavia, dove ha come
insegnante il famoso maestro Liutfrido. Quando il duca Enrico II di
Baviera decide di trasformare il capitolo in un monastero benedettino
Gottardo diventa monaco. Risale poi al 993 l'ordinazione sacerdotale,
dopo la quale diventa priore e rettore della scuola monastica e più
tardi introduce una scuola di scrittura e pittura. Nel 996 viene eletto
abate facendosi, anche a Tegernsee e a Hersfeld, fautore dell'ideale di
Cluny. Nel 1022 viene nominato vescovo di Hildesheim. Si distingue per
la sua cura pastorale, per l'attenzione nei confronti del clero e per le
sue conferenze
bibliche. In 15 anni consacra più di 30 chiese. Dopo una
breve malattia muore il 5 maggio 1038. (Avvenire)
4 maggio: San Floriano di Lorch Martire
m. 4 maggio 304

La notizia più antica su questo santo si trova in un atto di donazione
dell'ottavo secolo. Verso la metà dello stesso secolo fu composta una
«Passio», che ricalca quella di sant'Ireneo vescovo di Sirmio, ma che ha
delle particolarità proprie; poco dopo il suo nome fu inserito nei
codici del Martirologio Geronimiano e nel Martirologio di Lione.
Attraverso quindi i martirologi storici la sua festa è passata anche nel
Romano, in cui è ricordata il 4 maggio, data tradizionale della sua
morte. Secondo il racconto della passio, Floriano era un veterano
dell'esercito romano che viveva a Mantem presso Krems. Avendo saputo che
Aquilino, preside del Norico Ripense, durante la persecuzione di
Diocleziano, aveva arrestato a Lorch quaranta cristiani, desiderando di
condividerne la sorte si recò in quella città. Prima di entrarvi, però,
si imbatté in alcuni soldati, ai quali manifestò di essere cristiano; fu
perciò arrestato e condotto dal preside, il quale non riuscendo a farlo
sacrificare agli dei, lo fece flagellare e quindi lo condannò a essere
gettato nel fiume Enns con una pietra al collo: la sentenza fu eseguita
il 4 maggio 304. I1 corpo del martire fu, in seguito, ritrovato e
seppellito da una certa Valeria. (Avvenire)
3
maggio: Santi Filippo e Giacomo il Minore Apostoli
L'apostolo Filippo e Giacomo il minore vengono ricordati lo stesso
giorno poichè le loro reliquie furono deposte insieme nella chiesa dei
Dodici Apostoli a Roma.
Filippo (primo secolo) era originario della città di Betsaida, la stessa
degli apostoli Pietro e Andrea. Discepolo di Giovanni Battista, fu tra i
primi a seguire Gesù e, secondo la tradizione, evangelizzò gli Sciti e i
Parti.
Giacomo (primo secolo) era figlio di Alfeo e cugino di Gesù. Ebbe un
ruolo importante nel concilio di Gerusalemme (50 circa) divenendo capo
della Chiesa della città alla morte di Giacomo il Maggiore. Scrisse la
prima delle Lettere Cattoliche del Nuovo Testamento. Secondo Giuseppe
Flavio (37 circa - 103) fu lapidato tra il 62 e il 66. Tuttavia
l'attendibilità del racconto è dubbia.
2
maggio: Sant' Atanasio Vescovo e dottore della Chiesa
295-373
Atanasio,
nato ad Alessandria d'Egitto nel 295, è la figura più drammatica e
sconvolgente della ricca galleria dei Padri della Chiesa. Caparbio
difensore della ortodossia durante la grande crisi ariana,
immediatamente dopo il concilio di Nicea, pagò la sua eroica resistenza
alla dilagante eresia con ben cinque esili inflittigli dagli imperatori
Costantino, Costanzo, Giuliano e Valente. Ario, un sacerdote uscito dal
seno stesso della Chiesa d'Alessandria, negando l'uguaglianza
sostanziale tra il Padre e il Figlio, minacciava di colpire al cuore il
cristianesimo. Infatti, se il Cristo non è il Figlio di Dio, e non è
egli stesso Dio, a che cosa si riduce la redenzione dell'umanità?
In un mondo che si risvegliò improvvisamente ariano, secondo la celebre
frase di S. Girolamo, restava ancora in piedi un grande lottatore,
Atanasio, elevato trentatreenne alla prestigiosa sede episcopale di
Alessandria. Aveva la tempra del lottatore e quando c'era da dar
battaglia agli avversari era il primo a partire con la lancia in resta:
"Io mi rallegro di dovermi difendere", scrisse nella sua Apologia per la
fuga. Atanasio di coraggio ne aveva da vendere, ma sapendo con chi aveva
a che fare (tra le tante accuse mossegli dai suoi denigratori ci fu
quella di aver assassinato il vescovo Arsenio, che poi risultò vivo e
vegeto!), non stava ad aspettare in casa che lo venissero ad
ammanettare. Talvolta le sue fughe hanno del rocambolesco. Egli stesso
ce ne parla con molto brio.
Trascorse i suoi due ultimi esili nel deserto, presso gli amici monaci,
questi simpatici anarchici della vita cristiana, che pur rifuggendo
dalle normali strutture dell'organizzazione sociale ed ecclesiastica, si
trovavano bene in compagnia di un vescovo autoritario e intransigente
come Atanasio. Per essi il battagliero vescovo di Alessandria scrisse
una grande opera, la Storia degli ariani, dedicata ai monaci, di cui ci
restano poche pagine, sufficienti tuttavia per rivelarci apertamente il
temperamento di Atanasio: sa di parlare con uomini che non intendono
metafore e allora dice pane al pane: sbeffeggia l'imperatore,
chiamandolo con nomignoli irrispettosi e mette in burletta gli
avversari; ma parla con calore e slancio delle verità che gli premono,
per strappare i fedeli alle grinfie dei falsi pastori.
Durante le numerose involontarie peregrinazioni fu anche in Occidente, a
Roma e a Treviri, dove fece conoscere il monachesimo egiziano, come
stato di vita organizzato in maniera del tutto originale nel deserto,
presentando il monaco ideale, nella suggestiva figura di un anacoreta,
S. Antonio, di cui scrisse la celebre Vita, che si può considerare una
specie di manifesto del monachesimo.
1
maggio: Beato Aldebrando Vescovo di Fossombrone
Sorrivoli ? (Cesena), 1164 – Fossombrone (Pesaro), 30 aprile 1247 ca.
Nacque a Sorrivoli, comune di Roncofreddo, Diocesi di Cesena, nel 1164.
Dopo essersi formato presso la canonica di S. Maria di Porto a Ravenna,
nel 1222 fu eletto Preposto del Capitolo della Cattedrale di Rimini. S.
Aldebrando rimase in questa carica fino al 1228, anno in cui fu
costretto a fuggire a causa di alcuni contrasti creatisi con le autorità
cittadine. Fu accolto a Fossombrone dove rimase come Vescovo della città
fino alla sua morte, avvenuta nel 1247.
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