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31
marzo: Annunciazione del Signore
Festa
del Signore, l'Annunciazione inaugura l'evento in cui il figlio di Dio
si fa carne per consumare il suo sacrificio redentivo in obbedienza al
Padre e per essere il primo dei risorti. La Chiesa, come Maria, si
associa all'obbedienza del Cristo, vivendo sacramentalmente nella fede
il significato pasquale della annunciazione. Maria è la figlia di Sion
che, a coronamento della lunga attesa, accoglie con il suo 'Fiat' e
concepisce per opera dello Spirito santo il Salvatore. In lei Vergine e
Madre il popolo della promessa diventa il nuovo Israele, Chiesa di
Cristo. I nove mesi tra la concezione e la nascita del Salvatore
spiegano la data odierna rispetto alla solennità del 25 dicembre.
Calcoli eruditi e considerazioni mistiche fissavano ugualmente al 25
marzo l'evento della prima creazione e della rinnovazione del mondo
nella Pasqua. (Mess. Rom.)
30
marzo: San
Zosimo di Siracusa Vescovo
Zosimo,
vescovo (VII secolo) era un giovane monaco cui era stata affidata per la
sua inettitudine la custodia della tomba di Santa Lucia a Siracusa. Un
giorno, desideroso di rivedere i genitori, lasciò il monastero senza
avvertire i superiori. I genitori, vedendolo arrivare con aria di
fuggitivo, lo rimproverarono e lo riaccompagnarono al monastero. Venne
perdonato dall'abate e riconsegnato al suo compito di "guardiano della
tomba", che tenne a lungo perché considerato incapace di altre e più
impegnative mansioni.
Alla morte dell'abate, i monaci si recarono dal vescovo per conoscere il
nome del successore. Fra loro non c'era Zosimo, rimasto a casa come
"inutile". Quando il vescovo ebbe davanti i monaci, chiese: "Ci siete
tutti?". "No, - risposero - a casa c'è il guardiano della tomba di santa
Lucia, ma è di poco conto". "Fatelo venire" ingiunse il vescovo. E
quando Zosimo arrivò: "Ecco il vostro abate" affermò solennemente il
vescovo.
Così Zosimo, tra la sorpresa di tutti, divenne abate del monastero
dimostrando presto di quanta saggezza e virtù fosse ricco, a tal punto
che il popolo lo volle quale proprio vescovo. Confermato da papa
Teodoro, egli rimase sulla cattedra episcopale siracusana dal 647 al 662
guidando la diocesi con bontà e saggezza.
29 marzo: San
Secondo di Asti Martire
+ Asti, 29 marzo 119 circa
Di lui
si hanno solo notizie leggendarie. Nobile pagano di Asti, sembra che
andasse nelle prigioni a visitare i martiri cristiani, nei confronti dei
quali nutriva grande ammirazione. Grazie a S. Calogero si convertì al
cristianesimo. A Milano incontrò S. Faustino e S. Giovita, anch’essi in
carcere, dai quali ricevette il battesimo. Amico di Sapricio, prefetto
romano di Asti, lo accompagnò a Tortona dove Marciano, vescovo della
città, era in attesa di processo. Per aver sepolto il corpo di Marciano
e per aver rifiutato di abiurare la propria fede, fu infine arrestato e
martirizzato.
28
marzo: San
Giuseppe Sebastiano Pelczar Vescovo
Korczyna, 17 gennaio 1842 - 28 marzo 1924
Giuseppe Sebastiano Pelczar fu allo stesso tempo uomo di alta cultura e
vescovo attento a i bisogni del popolo polacco. Era nato nel 1842 in un
paesino ai piedi dei Carpazi, Korczyna. Fu ordinato
sacerdote a Przemysl,
diocesi di cui sarebbe divenuto vescovo nel 1900. Studiò a Roma tra 1866
e 1868 e, tornato in patria, fu professore per 22 anni al seminario di
Przemysl, docente universitario a Cracovia e rettore. Si impegnò nella
Società di san Vincenzo de'Paoli e nella Società dell'educazione
popolare, che diffondeva decine di migliaia libri tra le persone e
istituiva biblioteche a centinaia. Nel 1891 fondò la Confraternita della
Santissima Vergine Regina della Polonia. Infine, nel 1894 diede vita
alla congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù. Nominato
vescovo, nonostante la salute malferma, si prodigò nelle opere sociali,
sulla spinta del magistero di Leone XIII: asili, mense e ricoveri per
poveri e senza tetto, avviamento professionale delle ragazze,
insegnamento gratuito per i ragazzi meno abbienti. Morì nel 1924.
27
marzo: San Ruperto Vescovo
Visse
intorno all’VIII secolo in una famiglia irlandese di nobili origini.
Ricevette un’educazione di stampo monastico e fondò una sede episcopale
dove insieme ai compagni si dette da fare per evangelizzare la regione
della Baviera. Di notevole importanza religiosa è anche il monastero di
S. Pietro che fece costruire nei pressi di Salisburgo. Ruperto fu una
sorta di vescovo itinerante poiché non aveva una dimora fissa. Il suo
merito maggiore va sicuramente al centro missionario di Salisburgo che
diverrà col tempo sede metropolitana
26
marzo: Santi
Emanuele, Quadrato e Teodosio Martiri in Anatolia
Questo gruppo di martiri, riportato nel ‘Martirologio Romano’ al 26
marzo, subì il martirio in Anatolia; ma di essi se ne parlava già nei
Sinassari bizantini, chiamandoli genericamente come ‘orientali’ e
raggruppati nel seguente ordine: Manuele (Emmanuel nel Martirologio
Romano) Codrato (diventato Quadrato sempre nel Martirologio Romano) e
Teodosio.
Uno dei Sinassari narra, che spinti dall’esempio e dal coraggio dei
cristiani, al cui martirio avevano dovuto assistere, si presentarono
spontaneamente al governatore della loro provincia, dichiarandosi
cristiani. Vennero così arrestati e messi in prigione e giacché la
morte, a quei tempi era una pena troppo lieve, furono prima torturati e
alla fine decapitati.
Un altro Menologio, che fra l’altro li commemora distintamente, racconta
che Quadrato (Codrato) era vescovo di una sede imprecisata e in un tempo
non identificato; fu scacciato dai pagani e minacciato di morte se
avesse continuato il suo ministero; il vescovo non li ascoltò e continuò
come prima ad esercitare il suo apostolato, visitando e battezzando i
prigionieri.
Quando fu scoperto dai persecutori fu arrestato, torturato e decapitato;
Manuele e Teodosio non tollerarono tale violenza e pur sapendo di andare
incontro a sicura morte, si schierarono con il loro vescovo e si
presentarono al governatore per difenderlo, professandosi cristiani e
come già detto, subirono anch’essi il martirio, presumibilmente nel III
secolo.
Emanuele deriva dall’ebraico Immanuel e significa “Dio con noi”; è anche
il nome con cui il profeta Isaia chiama il futuro Messia e per questo fu
usato come appellativo di Gesù.
Molto diffuso in Italia sia nel maschile che nel femminile, come anche
nelle forme abbreviate di Manuele e Manuela e nelle versioni spagnole di
Manuel, Manolo. Inserito spesso nei nomi composti della tradizione di
Casa Savoia: Emanuele Filiberto, Vittorio Emanuele, Carlo Emanuele, ecc.
25 marzo: Santa Lucia Filippini Vergine
Nacque il 13 gennai o 1672 a Tarquinia. I suoi genitori erano di onesta e
onorata famiglia; ma la sua vita fu presto segnata dal dolore. I baci e
le carezze materne, che si prodigano sempre generosamente attorno a una
culla, vennero presto a cessare, poichè, quando Lucia non contava che
undici mesi e pochi giorni, veniva strappata alla terra la madre sua
nella fresca età di 27 anni. Pochi anni dopo anche il padre moriva. La
nostra Santa da queste perdite così dolorose, prese motivo per staccarsi
sempre più dalla terra, stringersi più fortemente a Dio e darsi
all’acquisto delle più belle virtù. Modesta ugualmente nell'interno che
all’esterno, scansava le amicizie delle compagne cattive che avvelenano
coi loro vizi le anime innocenti e si guardava dalla vanità.
La bontà, il candore del suo cuore, il pungolo stesso della sventura, la
spingevano a cercare la pace e la gioia solo con Dio. Tutto le parlava
di Dio: il cielo, il mare, le campagne stesse di Tarquinia.
Ancora in giovane età fece gran tesoro dell’apostolato catechistico: ed
è a questa missione, in un quadro più grande che la Divina Provvidenza
l’ha chiamata.
A 16 anni ebbe il felicissimo incontro con il cardinale Barbarigo e,
avuti da lui lumi e consigli, decise di entrare nel monastero di S.
Chiara in Montefiascone. Questa fu la palestra dove si formò.
Illuminare le intelligenze e sollevare i cuori, era il suo nobile
ideale. Prima nella cerchia ristretta del chiostro poi, con l’aiuto
del cardinale Barbarigo, dietro le norme della Beata Rosa Venerini e con
la cooperazione di una piissima signora, realizzò il suo piano
apostolico, dando origine al benefico e non mai abbastanza lodato
ministero educativo delle suore che, dalla loro madre, si denominarono
“Maestre Pie Filippine”. Presto venne a mancare Rosa Venerini, e Lucia
sola continuò l’opera.
Aprì parecchie scuole a Montefiascone, estese gli istituti a Roma e in
altri centri d’Italia, e ne costituì parecchi anche all’estero,
particolarmente nell’America del Nord, dove tuttora lavorano con grande
frutto.
Consunta dalle fatiche, ricca di meriti, spirò dolcemente il 25 marzo
del 1732. Il Sommo Pontefice Pio XI nel 1926 l’annoverò tra i Beati e,
il 22 giugno 1930, l’iscrisse nel catalogo delle Sante Vergini.
24 marzo: Madonna dell'Arco (Lunedì dell'Angelo)
Fra
i tanti Santuari che costellano il territorio italiano, dedicati alla
Madonna e fra i tanti titoli che le sono stati attribuiti nei secoli, ve
n’è uno che la venera sotto il titolo di Madonna dell’Arco.
L’inizio del culto è legato ad un episodio avvenuto verso la metà del XV
secolo; era un lunedì di Pasqua, il giorno della cosiddetta ‘Pasquetta’,
cioè la famosa gita fuori porta di una volta e nei pressi di Pomigliano
d’Arco, alcuni giovani stavano giocando in un campetto a “palla a
maglio”, oggi diremmo a bocce; ai margini del campetto sorgeva
un’edicola sulla quale era dipinta una immagine della Madonna con il
Bambino Gesù, ma più propriamente era dipinta sotto un arco di
acquedotto; da questi archi vengono i nomi di Madonna dell’Arco e
Pomigliano d’Arco.
Nello svolgersi del gioco, la palla finiva contro un vecchio tiglio, i
cui rami ricoprivano in parte il muro affrescato, il giocatore che aveva
sbagliato il colpo, in pratica perse la gara; al colmo dell’ira il
giovane riprese la palla e bestemmiando la scagliava violentemente
contro l’immagine sacra, colpendola sulla guancia che prese a
sanguinare.
La notizia del miracolo si diffuse nella zona, arrivando fino al conte
di Sarno, un nobile del luogo, con il compito di ‘giustiziere’; dietro
il furore del popolo, il conte imbastì un processo contro il giovane
bestemmiatore, condannandolo all’impiccagione.
La sentenza fu subito eseguita e il giovane venne impiccato al tiglio
vicino all’edicola, che però due ore dopo ancora con il corpo
penzolante, rinsecchì sotto lo sguardo della folla sbigottita.
Questo episodio miracoloso suscitò il culto alla Madonna dell’Arco, che
si sparse subito in tutta l’Italia Meridionale; folle di fedeli
accorsero verso il luogo del prodigio, per cui fu necessario costruire
con le offerte dei fedeli, una cappella per proteggere la sacra immagine
dalle intemperie.
Un secolo dopo il 2 aprile 1589, avvenne un secondo episodio prodigioso,
era anche questa volta un lunedì dopo Pasqua, ormai consacrato alla
festa della Madonna dell’Arco.
23
marzo: Pasqua di Risurrezione del Signore
Se il Natale è la
festività che raccoglie la famiglia, riunisce i parenti lontani, che più
fa sentire il calore di una casa, degli affetti familiari,
condividendoli con chi è solo, nello struggente ricordo del Dio Bambino;
la Pasqua invece è la festa della gioia, dell’esplosione della natura
che rifiorisce in Primavera, ma soprattutto del sollievo, del gaudio che
si prova, come dopo il passare di un dolore e di una mestizia che creava
angoscia, perché per noi cristiani questa è la Pasqua, la dimostrazione
reale che la Resurrezione di Gesù non era una vana promessa, di un uomo
creduto un esaltato dai contemporanei o un Maestro (Rabbi) da un certo
numero di persone, fra i quali i disorientati discepoli.
La Risurrezione è la dimostrazione massima della divinità di Gesù, non
uno dei numerosi miracoli fatti nel corso della sua vita pubblica, a
beneficio di tante persone che credettero in Lui; questa volta è Gesù
stesso, in prima persona che indica il valore della sofferenza, comune a
tutti gli uomini, che trasfigurata dalla speranza, conduce alla Vita
Eterna, per i meriti della Morte e Resurrezione di Cristo.
La Pasqua è una forza, una energia d’amore immessa nel Creato, che viene
posta come lievito nella vita degli uomini ed è una energia incredibile,
perché alimenta e sorregge la nostra speranza di risorgere anche noi,
perché le membra devono seguire la sorte del capo; ci dà la certezza
della Redenzione, perché Cristo morendo ci ha liberati dai peccati, ma
risorgendo ci ha restituito quei preziosi beni che avevamo perduto con
la colpa.
22
marzo: Sabato Santo
Nel Sabato Santo predomina il silenzio, il raccoglimento, la
meditazione, per G esù che giace nel sepolcro; poi verrà la gioia della
Domenica di Pasqua con la sua Resurrezione, ma nel sabato incombe il
silenzio del riposo della morte.
Con la nostra meditazione, andiamo col pensiero, alla disperazione e
disorientamento degli Apostoli e degli amici di Gesù, che dopo averlo
seguito nei suoi itinerari in Galilea, assistito ai suoi prodigi,
ascoltato i suoi insegnamenti, così pieni di speranza e innovativi per
quell’epoca, l’avevano visto poi morire così tragicamente, senza che
qualcosa o qualcuno, tanto meno Lui stesso, abbia bloccato questo
ingiusto e assurdo evento.
Tutto prenderà poi un’altra luce, il peso che opprime il loro animo si
trasformerà in gioia e sollievo, alla notizia della Sua Resurrezione, ma
il Sabato, cioè il giorno dopo la morte, che per gli Ebrei era il giorno
sacro e del più assoluto riposo, resterà cupo e pieno di sgomento per
loro, che ignoravano ciò che sarebbe avvenuto dopo.
21 marzo: Venerdi Santo - Passione del Signore
Quante
e quante volte i nostri occhi si sono posati su un Crocifisso o una
semplice croce, in questo mondo distratto, superattivo, superficiale?
Quante volte entrando in una chiesa o passando davanti a delle edicole
religiose agli angoli delle strade, sui sentieri di campagna o di
montagna, o mettendola al collo sia per devozione, sia per moda, i
nostri occhi hanno visto la Croce; quante volte sin da bambini ci siamo
segnati con il segno della Croce, recitando una preghiera o guardando il
Crocifisso appeso alla parete della nostra stanza da letto, iniziando e
terminando così la nostra giornata.
Così presente nella nostra vita e pur tante volte ignorata e guardata
senza che ci dica niente, con occhio distratto e abituato; eppure la
Croce è il supremo simbolo della sofferenza e della morte di Gesù, vero
Dio e vero uomo, che con il Suo sacrificio ci ha riscattato dalla morte
del peccato, indicandoci la vera Vita che passa attraverso la
sofferenza.
Gesù stesso con le Sue parabole insegnò che il seme va sotterrato,
marcisce e muore, per dare nuova vita alla pianta che da lui nascerà.
In tutta la vicenda umana e storica di Gesù, la “Passione” culminata nel
Venerdì Santo, designa da sempre l’insieme degli avvenimenti dolorosi
che lo colpirono fino alla morte in croce. E questo insieme di atti
progressivi e dolorosi prese il nome di “Via Crucis”
nel racconto evangelico della Passione, ogni atto è presentato come
malvagio, ingiusto e crudele; anche tutti coloro che intervengono nei
confronti di Gesù sono cattivi o meglio peccatori, come una sequenza
impressionante dei peccati degli uomini contro di Lui.
È necessario che il male ed il peccato si scateni contro Gesù,
portandolo fino alla morte e dando la sensazione di aver vinto il Bene;
finché con la Sua Resurrezione alla fine si vedrà che la vittoria finale
sul male, è la sua.
20 marzo: Giovedi Santo - Cena del Signore
La Pasqua è la più solenne festa ebraica e viene celebrata con un
preciso rituale, che rievoca le meraviglie compiute da Dio nella
liberazione degli Ebrei dalla schiavitù egiziana (Esodo 12); e la sua
celebrazione si protrae dal 14 al 21 del mese di Nisan (marzo-aprile).
In quella notte si consuma l’agnello, precedentemente sgozzato, durante
un pasto (la ‘cena pasquale’) di cui è stabilito ogni gesto; in tale
periodo è permesso mangiare solo pane senza lievito (in greco, azymos),
da cui il termine ‘Azzimi’.
Gesù con gli Apostoli non mangiarono solo secondo le tradizioni, ma il
Maestro per l’ultima volta aveva con sé tutti i dodici discepoli da lui
scelti e a loro parlò molto, con parole che erano di commiato, di
profezia, di direttiva, di promessa, di consacrazione.
Il Vangelo di Giovanni, il più giovane degli Apostoli, racconta che
avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine, e mentre
il diavolo già aveva messo nel cuore di Giuda Iscariota, il seme del
tradimento, Gesù si alzò da tavola, depose le vesti e preso un
asciugatoio se lo cinse attorno alla vita, versò dell’acqua nel catino e
con un gesto inaudito, perché riservato agli schiavi ed ai servi, si
mise a lavare i piedi degli Apostoli, asciugandoli poi con l’asciugatoio
di cui era cinto.
Si ricorda che a quell’epoca si camminava a piedi su strade polverose e
fangose, magari sporche di escrementi di animali, che rendevano i piedi,
calzati da soli sandali, in condizioni immaginabili a fine giornata. La
lavanda dei piedi era una caratteristica dell’ospitalità nel mondo
antico, era un dovere dello schiavo verso il padrone, della moglie verso
il marito, del figlio verso il padre e veniva effettuata con un catino
apposito e con un “lention” (asciugatoio) che alla fine era divenuto una
specie di divisa di chi serviva a tavola.
Questa lavanda è una delle più grandi lezioni che Gesù dà ai suoi
discepoli, perché dovranno seguirlo sulla via della generosità totale
nel donarsi, non solo verso le abituali figure, fino allora preminenti
del padrone, del marito, del padre, ma anche verso tutti i fratelli
nell’umanità, anche se considerati inferiori nei propri confronti.

19 marzo: San
Giuseppe Sposo della Beata Vergine Maria
Questa celebrazione ha profonde radici bibliche; Giuseppe è l'ultimo
patriarca che riceve le comunicazioni del Signore attraverso l'umile via
dei sogni. Come l'antico Giuseppe, è l'uomo giusto e fedele (Mt 1,19)
che Dio ha posto a custode della sua casa. Egli collega Gesù, re
messianico, alla discendenza di Davide. Sposo di Maria e padre putativo,
guida la Sacra Famiglia nella fuga e nel ritorno dall'Egitto, rifacendo
il cammino dell'Esodo. Pio IX lo ha dichiarato patrono della Chiesa
universale e Giovanni XXIII ha inserito il suo nome nel Canone romano. (Mess.
Rom.)
18 marzo: San Cirillo di Gerusalemme Vescovo e dottore della
Chiesa
Gerusalemme, ca. 315 - 387
Nato da genitori
cristiani, fu successore del vescovo Massimo nelle sede episcopale dei
Gerusalemme nell’anno 348. Implicato nelle dispute ariane, dovette
subire più volte l’esilio. Testimoniano la sua attività di pastore i
discorsi con i quali espose ai fedeli la vera dottrina della fede, la
sacra Scrittura e la tradizione della chiesa.

17 marzo:
San Patrizio Vescovo
Britannia (Inghilterra), 385 ca – Down
(Ulster), 461
Fu
l'instancabile evangelizzatore dell'Irlanda, che portò in larga parte
alla fede cristiana. Al suo impulso di vescovo e pastore è legata la
liturgia e la cultura irlandese. Molti manoscritti del martirologio
geronimiano e il martirologio di Beda ricordano la sua "deposizione" il
17 marzo. (Mess. Rom.)
16
marzo: Domenica delle Palme
Con
la Domenica delle Palme o più propriamente Domenica della Passione del
Signore, inizia la solenne annuale celebrazione della Settimana Santa,
nella quale vengono ricordati e celebrati gli ultimi giorni della vita
terrena di Gesù, con i tormenti interiori, le sofferenze fisiche, i
processi ingiusti, la salita al Calvario, la crocifissione, morte e
sepoltura e infine la sua Risurrezione.
La Domenica delle Palme giunge quasi a conclusione del lungo periodo
quaresimale, iniziato con il Mercoledì delle Ceneri e che per cinque
liturgie domenicali, ha preparato la comunità dei cristiani, nella
riflessione e penitenza, agli eventi drammatici della Settimana Santa,
con la speranza e certezza della successiva Risurrezione di Cristo,
vincitore della morte e del peccato, Salvatore del mondo e di ogni
singola anima.
Al termine della Messa, i fedeli portano a casa i rametti di ulivo
benedetti, conservati quali simbolo di pace, scambiandone parte con
parenti ed amici. Si usa in molte regioni, che il capofamiglia utilizzi
un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per
benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.
15
marzo: Santa Luisa de
Marillac Vedova e religiosa
Ferrieres, 1591 - 15 marzo 1660
Luisa (Ludovica) nasce nel 1591 a Ferrieres e ha un'infanzia agiata.
Dopo il 1604, morto il padre, viene tolta dal regio collegio e affidata
a una «signorina povera» (forse sua madre), che l'avvia al lavoro. In
questo periodo matura il proposito di farsi religiosa. Ma i parenti la
danno in sposa nel 1613 allo scudiero e segretario di Maria de' Medici,
Antonio Le Gras. I frequenti colloqui con Francesco di Sales, incontrato
la prima volta a Parigi nel 1618, aiutano Ludovica a superare le proprie
sofferenze. Poi nel 1624, grazie all'incontro con Vincenzo de' Paoli,
diventa cofondatrice dell'Istituto delle Figlie della Carità. Poco dopo,
nel dicembre 1625, morto il marito ed entrato in seminario il figlio
Michele, accoglie in casa sua le prime giovani venute dal contado per
mettersi al servizio dei poveri, in collaborazione con le Dame della
Carità. Era il primo nucleo della nuova congregazione, dai lei guidata
fino alla morte, avvenuta nel 1660. (Avvenire)
14 marzo: Santa
Matilde di Germania Regina
Engern, Sassonia, 895 circa - Quedlinburgo, Sassonia, 14 marzo 968
Da lei e da suo marito Enrico I (duca di Sassonia e più tardi re di
Germania) discende la casata che conterà quattro imperatori: la famosa
dinastia sassone. Educata nel monastero di Herford, in Westfalia, dove
sua nonna era badessa, Matilde sa leggere e scrivere, un fatto non
frequentissimo nelle grandi casate del tempo, e non si mantiene estranea
alle vicende della politica. Quando nel 936 muore suo marito Enrico, lei
non è molto favorevole al primogenito Ottone come successore e tenta di
far proclamare re il più giovane Enrico. Si arriva a un conflitto tra i
due fratelli. Dopo l'incoronazione imperiale di Ottone a Roma (962) la
famiglia è riconciliata. Matilde si ritira nel monastero di Nordhausen,
dove, dopo essersi spesa per i poveri e i malati, si ammala, e più tardi
si trasferisce in un altro monastero: a Quedlimburgo, in Sassonia dove
morirà. (Avvenire)
13 marzo: San
Rodrigo di Cordova Sacerdote e martire
Cordova, sec. VIII - Cordova, 13 marzo 857
Fu prete a Cordova, nell'Andalusia, un territorio allora sotto il
dominio arabo. Uno dei suoi fratelli era rimasto cristiano e l'altro
invece si era fatto musulmano. Rodrigo viene ucciso da musulmani, ma non
si tratta in questo caso di persecuzione. È vittima, infatti, di risse
familiari, fraterne. Tenta di mettere pace tra i due fratelli di fede
diversa, ma senza riuscirvi. Un giorno per separarli Rodrigo viene
picchiato, rimanendo privo di sensi. A quel punto il fratello musulmano
lo porta via e, all'insaputa di Rodrigo, dice alla gente che, gravemente
malato, si è fatto anche lui musulmano. Rodrigo, però, si ripresenta
vestito da prete: è lo stesso fratello a portarlo davanti a un giudice
musulmano, accusarlo di apostasia e farlo condannare a morte. (Avvenire)

12 marzo: Santa
Fina di San Gimignano Vergine
San Gimignano, 1238 - 12 marzo 1253
Nata nel 1238 da due nobili decaduti di San Gimignano, Iosefina (Fina)
mori giovanissima, 15enne, nel 1253. Colpita a dieci anni da una grave
malattia che la immobilizzò, fu esempio di vita cristiana per chi la
visitava. Il dolore della santa fu aumentato, oltretutto, dalla morte
della madre. Al momento del trapasso di Fina le campane della città
suonarono senza che nessuno le azionasse, narra il suo biografo, il
domenicano Giovanni del Coppo, attento più alla devozione che alla
storia. Il culto si diffuse subito anche per i molti miracoli avvenuti
sulla tomba. Dichiarata patrona della cittadina toscana, in suo onore fu
costruito un ospedale. Nel 1457 il Consiglio del Popolo decise la
realizzazione di una splendida cappella nella collegiata. (Avvenire)
11 marzo: San Costantino Re e
martire
Cornovaglia, 520 circa – Kintyre, Scozia, 9 maggio 576
Vissuto
nel VI secolo, fu re dell’attuale Cornovaglia. Il primo periodo della
sua vita fu a quanto si racconta “scellerato”. Sacrilego e
pluriassassino, si sarebbe separato dalla moglie, figlia del re di
Bretagna Armoricana, per essere più libero. Convertitosi al
cristianesimo, cambiò radicalmente vita, abbandonò il trono e si ritirò
in un monastero irlandese. Dopo sette di vita vissuta in austerità e
penitenza, studiando le scritture, fu consacrato sacerdote e invitato in
Scozia sotto la direzione di San Columba, per evangelizzare le
popolazioni indigene. Lì fu martirizzato da fanatici pagani. La sua vita
ci testimonia quale sia la potenza del Vangelo di Cristo che può portare
cambiamenti radicali nella vita dell’uomo.

10
marzo: San Simplicio Papa
sec. V
(Papa
dal 03/03/468 al 10/03/483)
Nato a Tivoli, fu papa in un periodo tormentato della storia
dell’Occidente che vide la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quando
il barbaro Odoacre nel 476 depose l’ultimo imperatore Romolo Augustolo.
Contemporaneamente la Chiesa d’Oriente era travagliata dalle conseguenze
dell’eresia monofisita, la quale sosteneva che in Cristo ci fosse
unicamente la natura divina. Si hanno poche informazioni su Simplicio:
prese netta posizione contro l’eresia anche nei confronti
dell’imperatore d’Oriente Zenone, stabilì turni di presbiteri nelle
principali basiliche cimiteriali e non soltanto restaurò e dedicò chiese
a Roma ma, rispettoso della vera arte, salvò dalla distruzione i mosaici
pagani della Chiesa di S. Andrea.
9
marzo: Santa Francesca Romana Religiosa
Roma, 1384 – 9 marzo 1440
Nacque
a Roma nel 1384. Cresciuta negli agi di una nobile e ricca famiglia,
coltivò nel suo animo l'ideale della vita monastica, ma non poté
sottrarsi alla scelta che per lei avevano fatto i suoi genitori. La
giovanissima sposa, appena tredicenne, prese dimora con lo sposo Lorenzo
de' Ponziani altrettanto ricco e nobile, nella sua casa nobiliare a
Trastevere. Con semplicità accettò i grandi doni della vita, l'amore
dello sposo, i suoi titoli nobiliari, le sue ricchezze, i tre figli nati
dalla loro unione, due dei quali le morirono. Da sempre generosa con
tutti, specie i bisognosi, per poter allargare il raggio della sua
azione caritativa, nel 1425 fondò la congregazione delle Oblate
Olivetane di Santa Maria Nuova, dette anche Oblate di Tor de' Specchi.
Tre anni dopo la morte del marito, emise ella stessa i voti nella
congregazione da lei fondata, assumendo il secondo nome di Romana. Morì
il 9 marzo 1440. (Avvenire)
8 marzo: San
Giovanni di Dio Religioso
Montemor-o-novo, Portogallo, 8 marzo 1495 – Granada, Spagna, 8 marzo
1550
Nato a Montemoro-Novo, poco lontano da Lisbona, nel 1495, Giovanni di
Dio - allora Giovanni Ciudad - trasferitosi in Spagna, vive una vita di
avventure, passando dalla pericolosa carriera militare alla vendita di
libri. Ricoverato nell'ospedale di Granada per presunti disturbi mentali
legati alle manifestazioni "eccessive" di fede, incontra la drammatica
realtà dei malati, abbandonati a se stessi ed emarginati e decide così
di consacrare la sua vita al servizio degli infermi. Fonda il suo primo
ospedale a Granada nel 1539. Muore l'8 marzo del 1550. Nel 1630 viene
dichiarato Beato da Papa Urbano VII, nel 1690 è canonizzato da Papa
Alessandro VIII. Tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 viene
proclamato Patrono degli ammalati, degli ospedali, degli infermieri e
delle loro associazioni e, infine, patrono di Granada. (Avvenire)
7
marzo: Sante Perpetua e
Felicita Martiri
Chiusa in carcere aspettando la morte, una giovane tiene una sorta di
diario dei suoi ultimi giorni, descrivendo la prigione affollata, il
tormento della calura; annota nomi di visitatori, racconta sogni e
visioni degli ultimi giorni. Siamo a Cartagine, Africa del Nord, anno
203: chi scrive è la colta gentildonna Tibia Perpetua, 22 anni, sposata
e madre di un bambino. Nella folla carcerata sono accanto a lei anche la
più giovane Felicita, figlia di suoi servi, e in gravidanza avanzata; e
tre uomini di nome Saturnino, Revocato e Secondulo. Tutti condannati a
morte perché vogliono farsi cristiani e stanno terminando il periodo di
formazione; la loro «professione di fede» sarà il martirio nel nome di
Cristo. Le annotazioni di Perpetua verranno poi raccolte nella «Passione
di Perpetua e Felicita», opera forse di Tertulliano, testimone a Cartagine. (Avvenire)
6 marzo: Santa
Coletta di Corbie
Corbie, presso Amiens (Francia), 13 gennaio 1381 - Gand, Fiandra
(attuale Belgio), 6 marzo 1447
È
nata quando ormai i genitori – il carpentiere Roberto Boylet e sua
moglie Caterina – non speravano più di avere figli. L’hanno chiamata
Nicoletta (familiarmente Colette) in onore di Nicola di Bari, alla cui
intercessione si attribuiva la sua nascita. Colette intraprende la sua
complicata esperienza religiosa a 18 anni, dopo la morte dei genitori. E
la conclude a 25 su consiglio del francescano Enrico di Baume, tornando
fra le Clarisse, perché si sente chiamata alla riforma degli Ordini
istituiti da san Francesco. Nel 1406, a Nizza, riceve il velo da
Benedetto XIII, che l’autorizza a riformare i monasteri dell’Ordine e a
fondarne di nuovi. Per alcuni anni, lei vede fallire gli sforzi di
riforma, e solo nel 1410 ha il suo primo monastero rinnovato a Besançon,
seguìto poi da altri 16. Colette muore a Gand nel 1447. (Avvenire)
5 marzo: Sant'Adriano
di Cesarea Martire
Subì il martirio con Eubulo il 5 o 7 marzo 309, «sesto anno della
persecuzione», secondo la testimonianza di Eusebio. Essendo venuti
ambedue a Cesarea in Palestina per aiutare i martiri di quella città, i
due santi furono scoperti e, per aver confessato la loro fede, furono
condannati alle belve. Adriano, dopo essere stato gettato in pasto ad un
leone, fu finito con la spada. Nei sinassari greci il giorno 7 o 8
maggio è celebrata la festa dei ss. mm. Eubulo e Giuliano, ma è chiaro,
come ha acutamente osservato il Delehaye, che sotto questo secondo nome
si nasconde una corruzione del nome di Adriano. Qualche cosa di analogo
è accaduto nel Martirologio Geronimiano, dove fra i santi ricordati il 5
marzo sono menzionati Adriano ed Euvolo, il cui nome appare corrotto nei
codd. secondo la pronunzia bizantina.
4 marzo: San Casimiro Principe polacco
Cracovia, Polonia, 3 ottobre 1458 – Grodno,
Lituania, 4 marzo 1484
Nasce
a Cracovia, nel 1458. Figlio del re di Polonia, appartenente alla
dinastia degli Jagelloni, di origine lituana. Quando gli Ungheresi si
ribellarono al loro re, Mattia Corvino, e offrirono al tredicenne
principe Casimiro la corona, questi vi rinunciò appena seppe che il papa
si era dichiarato contrario alla deposizione del regnante. Impegnato in
una politica di espansione, re Casimiro IV (1440-1492) diede al
terzogenito l'incarico di reggente di Polonia e il principe, minato
dalla tubercolosi, svolse il compito senza lasciarsi irretire dalle
seduzioni del potere. Non si piegò alle ragioni di Stato quando gli
venne proposto dal padre il matrimonio con la figlia di Federico III,
per allargare i già estesi confini del regno. Il principe Casimiro non
voleva venir meno al suo ideale ascetico di purezza per vantaggi
materiali cui non ambiva. Di straordinaria bellezza, ammirato e
corteggiato, Casimiro aveva riservato il suo cuore alla Vergine. Si
spegne a 25 anni a Grodno (in Lituania) il 4 marzo 1484. Nel 1521 papa
Leone X lo dichiarò patrono della Polonia e della Lituania. (Avvenire)
3 marzo: Santa
Cunegonda Imperatrice
+3 marzo 1033
Le notizie che
la riguardano sono tratte da fonti sparse, tramandate da cronisti
contemporanei quali Tietmaro di Mersburgo e Rodolfo il Glabro, nonché da
una vita composta da un canonico di Bamberga a oltre un secolo dalla
morte. Da queste fonti sappiamo che Cunegonda venne cresciuta con una
profonda educazione cristiana. A vent'anni circa sposò il duca di
Baviera, che nel 1002 fu incoronato re di Germania e nel 1014
imperatore. Malgrado fosse sterile Enrico non volle ripudiare la moglie,
scelta ammessa dal matrimoniale germanico, tollerato da Roma. Per la
grande pietà e santità che riscontrava in lei preferì viverle assieme
anche senza speranza di prole. Così nel 1002 a Paderborn fu incoronata
regina e nel 1014 a Roma ricevette, assieme al marito, la corona
imperiale da papa Benedetto VIII. Assecondata dal marito fece erigere il
Duomo di Bamberga (1007) e il monastero benedettino di Kaufungen (1021)
dove, rimasta vedova, si ritirò conducendo vita monastica. Morì il 3
marzo probabilmente del 1033 anche se qualcuno data la sua scomparsa sei
anni dopo. (Avvenire)
2 marzo:
Sant'Agnese di Boemia
Principessa, Badessa
Praga,
Repubblica Ceca, 1211 – 2 marzo 1282
Figlia
del sovrano boemo Otakar I, Agnese nacque a Praga nel 1211. Nel 1220,
essendo promessa sposa di Enrico VII, figlio di Federico Barbarossa,
Agnese fu condotta a Vienna ove visse sino al 1225 quando, rotto il
fidanzamento, tornò a Praga per consacrarsi a Dio. Grazie ai Frati
Minori, venne a conoscenza della vita spirituale di Chiara d'Assisi.
Rimase affascinata da questo modello e decise di imitarne l'esempio.
Fondò il monastero di San Francesco per le «Sorelle Povere o Damianite»
nel 1234. Insieme a Santa Chiara si adoperò per ottenere l'approvazione
di una nuova ed apposita regola che ricevette e professò. Agnese divenne
badessa del monastero, ufficio conservò per tutta la vita. Morì il 2
marzo 1282. Numerosi miracoli furono attribuiti alla principessa badessa
che venne beatificata da Pio IX nel 1874 e canonizzata da Giovanni Paolo
II nel 1989. (Avvenire)
1 marzo:
Sant'Albino di
Angers Vescovo
Vannes, Francia, verso il 496 - 10 marzo 550
Nato intorno al 470 da una famiglia nobile, Albino fu monaco e quindi
abate per venticinque anni a Nantilly, nei pressi di Saumur. Nel 529 fu
eletto per acclamazione popolare vescovo di Angers. Fu uno dei
principali promotori del terzo Concilio di Orleans, che riformò la
Chiesa dei Franchi con grande fermezza. È ricordato come difensore dei
poveri e dei prigionieri. Inoltre richiamò i signori merovingi al
rispetto del vincolo matrimoniale. Morì il 1 marzo 550. (Avvenire) |