Tra
quanto il VOSTRO giornale, ogni giorno, sarà fatto tutto da "riceviamo e
pubblichiamo", sarà scritto tutto da voi?
Innanzitutto
complimenti alla redazione per avere pensato i sondaggi non come il solito
giochino sì/no, ma invitando i lettori a mettere da parte le proprie
pigrizie, ragionare sui problemi e motivare le proprie scelte.
Sono a favore dell’istituzione del centro islamico,
semplicemente perché lo dice la Costituzione (art. 19:
"Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in
qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di
esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti
contrari al buon costume"). “Tutti” quindi, non solo i cittadini italiani o
quelli “come me”.
Ma anche perché Lugo è una città aperta. Lo ha
dimostrato ospitando per secoli una comunità ebraica importante ed
attualmente, per esempio, accogliendo ogni estate molti bambini dalle zone
di Chernobyl.
Non dimentichiamo poi che i lughesi hanno sofferto e lottato, dallo stato
pontificio al fascismo, proprio perché tutti fossero liberi di professare le
proprie idee e culti...
Dobbiamo essere degni di tale storia cittadina.
D’altra parte se la comunità islamica chiedesse in
questo sforzo il supporto del Comune e della città, la mia opinione è che
sarebbe necessario fissare alcuni paletti, che favoriscano la vera
integrazione:
- poter avere dei veri portavoce della comunità
islamica, con i quali l’amministrazione ma anche la società civile lughese
possano dialogare con profitto. Questi interlocutori dovrebbero essere
stabili nel tempo ed essere veramente rappresentativi della comunità di
fedeli;
- il centro ed i suoi rappresentanti dovrebbero
sottoscrivere, formalmente ma soprattutto nella pratica, la cosiddetta
“carta Amato” (“Carta dei valori della cittadinanza e dell’integrazione”),
dichiarando di riconoscersi nei principi della costituzione, quali la
democrazia, la laicità dello stato e la parità di diritti fra uomo e donna;
- trasparenza nella vita del centro, magari prevedendo
la presenza di rappresentanti degli enti locali negli organi dirigenti, così
come proposto dal Comune di Bologna alla comunità islamica del capoluogo.
Il tutto figlio non di una logica punitiva, ma della
volontà reciproca di arricchirci reciprocamente dal punto di vista
culturale, politico, economico, sociale e demografico.
La città non è un fossile, ma un corpo vivo sempre in evoluzione.
Se però manca la reciproca volontà di “mettersi in gioco”, poi “loro” non
possono stupirsi delle “nostre” paure, chiusure e razzismo. “Noi” non
possiamo stupirci del diffondersi dell’integralismo e
dell’alienazione/frustrazione generatrice di atteggiamenti asociali ed a
volte criminosi.
Emilio Petrone
pres. dell’associazione culturale-ricreativa “La Gradisca”
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