Abolizione delle Province

Esemplare attaccamento alle poltrone
di Gianfranco Spadoni

L’abolizione delle province e la loro sostanziale trasformazione in enti di secondo livello mediante l’eliminazione della rappresentanza democratica sino a ora esercitata attraverso l’elezione diretta dei presidenti e dei consiglieri, è ormai legge.
La legge di stabilità, appunto, ha decretato la soppressione di questi enti commissariandone circa la metà e ben otto province su nove in Emilia Romagna, mentre Ravenna rispetto alle sue omologhe della regione è rimasta l’unica superstite in stato ormai vegetativo in attesa della scadenza naturale prevista per la primavera del 2016.

Rispetto a questa situazione, dunque, sorge un problema politico di coerenza e di correttezza formale e sostanziale, e per esprimere un ragionamento semplice ma concreto, occorre partire dalle ultime primarie del Partito democratico in cui si sfidarono sino all’ultimo voto, il giovane sindaco Renzi e lo storico leader Bersani che poi è risultato vincitore anche grazie all’apparato politico e organizzativo del partito. 


Tralascio, poi, le varie fasi che si sono succedute sino ad arrivare ai nostri giorni, limitandomi ad annotare come sia cambiata sensibilmente in pochi mesi la preferenza generale a favore di Renzi; con una sola parola, oggi, la stragrande maggioranza di iscritti e dirigenti si definisce “renziana”.

Tornando alla provincia di Ravenna, dunque, gli stessi esponenti dei partiti del centro sinistra, a cominciare proprio dal Pd, dovrebbero accettare e condividere a occhi chiusi le scelte del presidente del Consiglio dei ministri, e, conseguentemente, con coerenza e senso di responsabilità, percorrere la via delle dimissioni. Presidente e assessori di Ravenna, in questa logica, potrebbero esprimere concretamente la facoltà di recedere all’incarico rendendo in questo modo omogeneo e coerente il loro comportamento a quello delle altre province della regione, accondiscendendo, oltretutto, alla filosofia del premier Renzi, ormai leader in indiscusso (sic) del centro sinistra. 


Oltretutto l’attività amministrativa e istituzionale della giunta è davvero ridotta al lumicino (basta guardare i magri verbali dell’esecutivo) e mal si giustifica una simile squadra di governo locale, così costosa. 

 E tale scelta non sarebbe solamente un gesto simbolico e immateriale se si pensa, come tale possibilità potrebbe comportare un risparmio annuale di 372.000,00 euro di indennità di funzione dell’esecutivo cui si aggiungono rimborsi spese, assicurazioni, oneri e spese varie per un totale (fonte bilancio previsione 2013) di ben 575.771,00 euro. Somma che potrebbe trovare migliore impiego, ad esempio, per lavori pubblici, strade e scuole. 

La stessa considerazione, ovviamente, si dovrebbe estendere al Consiglio provinciale risparmiando anche in questo caso 75.000,00 euro per gettoni di presenza cui vanno aggiunti rimborsi di viaggio per gli eletti residenti fuori dal capoluogo.

Gianfranco Spadoni
consigliere provinciale Udc

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