La scomparsa di Emilio Molducci

Riceviamo da Aldo Preda e pubblichiamo

Emilio Molducci appartiene con Castellucci, Zaccagnini, Guerra, Casadei Monti, a quella generazione di cattolici romagnoli che hanno testimoniato il Vangelo in tempi difficili, che sono stati attivi nella loro comunità ecclesiale con incarichi di responsabilità, ma che contemporaneamente con intelligenza e sapienza si sono impegnati nella vita pubblica rispettando la laicità dello stato, con un raro equilibrio spirituale tra realtà e speranza, tra impegno religioso e civile.
Quando nel 1952 l’Arcivescovo Lercaro nomina Molducci Presidente della Gioventà Cattolica, sceglie un giovane che aveva vissuto l’epoca della Resistenza, essendosi arruolato, appena sedicenne, nel gruppo di combattimento “Cremona”, che era una delle sei unità operative del ricostruito esercito italiano; Molducci , su consiglio di Zaccagnini, fece questa scelta, insieme a Piero Gambi, Eugenio Vasina ,Guido Benedetti, Pasquale Perdinzani, Oscar Ortali, Giuliano Benini cioè di quel gruppo di cattolici che era stato iniziato alla fede ed alla democrazia da alcuni preti ravennati e Molducci ricorderà la generosità e l’impegno di Mons.Renato Casadio, di Don Giovanni Zambotti e di don Carlo Sala, che era Direttore dell’Oratorio Salesiano di Ravenna.

Il servizio alla Chiesa di Ravenna di Molducci continua con gli incarichi affidatigli dai successori di Lercaro, Mons.Baldassarri lo richiama alla guida della Gioventù Cattolica nel 1959, poi nella Giunta diocesana di Azione Cattolica e nei Maestri Cattolici, mentre Mons.Tonini lo coinvolge (1978/2007) nella Presidenza della Cooperativa Mesini, che gestisce Ravegnana Radio.

Tempi non facili per la Chiesa, che aveva davanti l’anticlericalismo romagnolo, ma anche i nuovi fermenti del Concilio Vaticano II, che stavano suscitando nella comunità dei credenti consensi, speranze, ma anche contrasti, sopratutto a Ravenna. Molducci vive il Concilio, legge i documenti, discute, approfondisce e ne esce rafforzato nella fede e nella fedeltà al messaggio evangelico.

Scriverà che il Concilio ha permesso alla Chiesa di riconciliarsi con la società moderna e che il valore della libertà, quella di coscienza, quella di fede religiosa è un supremo bene dell’uomo.

E’ tra i fondatori, con Zaccagnini, del Centro Studi Donati” di Ravenna al fine di non disperdere il patrimonio di idee, esperienze, cultura politica di quel cattolicesimo sociale che in Romagna ha tradizioni importanti e che ha segnato anche a Ravenna percorsi imporatnti della politica.

Dal Concilio all’impegno politico, dove ha misurato nel Consiglio Comunale di Ravenna, in quello Provinciale, poi quale Segreterio provinciale del Partito Popolare

la propria laicità, come spazio etico, la qualità della propria proposta politica, con la testimonianza di una rigorosa vita morale.

Nella professione, dopo un breve periodo alle dipendenze del Comune di Ravenna, studia, si diploma maestro, insegna nelle scuole elementari di Este, poi in quelle di Ravenna, continua gli studi all’Università di Padova ed assume la Direzione didattica della Scuola Mordani a Ravenna: un ottimo educatore ed un valente ed apprezzato direttore didattico.

Emilio Molducci non è mai stato alla finestra: è stato un laico impegnato nella comunità dei credenti, ha avuto la capacità di essere Chiesa, ha svolto un ruolo importante nella società civile, sempre disponibile al dialogo e al confronto, qualificando in questo la qualità della propria proposta politica e di una testimonianza che ha saputo percepire il segno dei tempi nuovi che stava vivendo.

La fede lo ha accompagnato per tutta la sua vita, ma sopratutto in queste ultime settimane di permanenza presso l’Ospedale di Ravenna, seguito dalla moglie Mariangela e dai figli Pierluigi, Laura, Claudia, Livia, Corrado, Chiara.



Emilio Molducci era nato il 2/08/1928.
A 16 anni si arruola come Volontario nel Gruppo di combattimento “Cremona”, con Eugenio Vasina,Guido Benedetti,Piero Gambi , Giuliano Benini , Pasquale Perdinzani, Oscar Ortali ed il gruppo dei cattolici ravennati;
E’ tra i fondatori della D.C. Ravennate con Zaccagnini, Guerra, Cavalcoli, Santacroce,Castellucci;
Formatosi sotto la direzione di don Carlo Sala presso i Salesiani di Ravenna, assume incarichi rilevanti nelle organizazioni cattoliche;
Presidente diocesano G.I.A.C. (1950/1952-1959/1963);
E’ assieme a Giusto Carbognin,Ezio Novaga, e Benigno Zaccagnini fra i fondatori delle ACLI Ravenna.
Presidente Giunta diocesana A.C.(1962/1965);
Collabora con gli Arcivescovi Baldassarri, Tonini, Amaducci, Verucchi;
Consigliere comunale di Ravenna (1962/1966);
Consigliere Provinciale di Ravenna;
Segretario Provinciale della D.C.(1992/1994) e del P.P.I.(1994);
Fondatore con Zaccagnini del Centro Studi Donati, Presidente della Cooperativa Mesini dal 1978 al 2007;
Insegnante elementare ad Este, poi a Ravenna, Direttore didattico nelle Scuole Mordani a Ravenna;
Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza;
Commendatore dll’Ordine di S.Gregorio Magno per il servizio prestato a favore della Chiesa.


Aldo Preda


Ho lavorato tanti anni con lui, in Provincia, io alle dipendenze, lui amministratore di minoranza, capogruppo della DC.

Un uomo straordinario, “raro”: sprizzava umanità, attenzione all’altro, generoso impegno per il prossimo, sorriso
Un politico maestro di onestà, della politica come il primo dei servizio, dell’amore al prossimo.
Le mie personali più vive condoglianze alla figlia Livia, presidente del Consiglio Comunale di Ravenna. 


Arrigo Antonellini

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