Partecipate della Provincia, riordino tardivo e con grosse perdite

Riceviamo e pubblichiamo
Di Gianfranco Spadoni


La Provincia è costretta da una serie di disposizioni legislative ad adottare entro fine mese, un piano operativo di razionalizzazione delle società e delle partecipazioni societarie direttamente o indirettamente possedute, esponendo le modalità, i tempi di attuazione e il dettaglio dei risparmi da conseguire.


E, ovviamente, le fruttuose partecipate come Sapir e Romagna Acque con consistenti dividendi annuali – (l’ultimo bilancio fa registrare entrate per la Provincia di circa 800.000,00 euro), – sono state artatamente conferite nella società Ravenna Holding spa, pertanto l’atto di razionalizzazione dell’ente provinciale si limita a indicare pollice verso, non certamente privo di perdite, o nei confronti di una serie di societàdeficitarie in procedura fallimentare o in liquidazione. È il caso, ad esempio della società Aeradriadell’aeroporto di Rimini in procedura fallimentare in corso con una quota di partecipazione al capitale da parte della Provincia di 25.855,00 pari allo 0,83%.


Al riguardo è stata fissata l’udienza per il 20 aprile prossimo a seguito di un’inchiesta della Procura per reati contestati agli amministratori: vale a dire, associazione per delinquere finalizzata a falsare i bilanci, bancarotta e connessi reati fallimentari, truffa e abuso d’ufficio. Per non parlare, poi, di Stepra, società in liquidazione con una cospicua quota versata a suo tempo dell’amministrazione provinciale di ben 1.333.881,79 e quota di partecipazione del 48.51% e restante quota analoga alla locale Camera di commercio. Per la Provincia la partecipazione in questa società ha rappresentato una vera e propria emorragia continua e incontrollata di denaro. Un vero “Pozzo di san Patrizio” cui sono state buttate abbondanti somme di denaro in un contesto generale di mala gestio.

Le dismissioni previste riguardano poi il centro padano Interscambio merci Ce.P.I.M. con una partecipazione della Provincia di 4.251,72, ERVET con una quota al capitale sociale di 12.900,00, Società d’Area Terre di Faenza la cui quota versata è di 10.320,00 e, infine, la cessione delle quote di 1.522,50 mediante procedura ad evidenza pubblica di Banca Popolare Etica.

Si tratta, dunque, di una scelta tardiva e non certamente spontanea per l’ente ravennate, il quale, tuttavia, coglie l’occasione per eliminare, non certamente sena grosse perdite, i rami secchi con andamento deficitario e che con molta probabilità, per lungo tempo hanno viziato i bilanci e gli stati patrimoniali della Provincia stessa. L’aspetto più singolare, tuttavia, consiste nel classificare queste società non più strategiche e non indispensabili al perseguimento delle proprie finalità istituzionali, smentendo, di fatto, l’orientamento dello stesso ente quando solo pochi anni fa ha espresso un orientamento diametralmente opposto!

Gianfranco Spadoni
Consigliere provinciale Udc Ravenna

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