Eni estrazioni gas nella costa

Responsabilità e contraddizioni del PD
Di Gianfranco Spadoni


Le estrazioni dal sottosuolo rappresentano un tema annoso e particolarmente delicato su cui negli stessi partiti esistono – com’è giusto che sia, peraltro – posizioni discordanti e spesso antitetiche.

Da una parte occorre fare i conti sull’esigenza di diminuire il livello di condizionamento dalle importazioni estere e favorire le produzioni nazionali affinché sia abbattuta la dipendenza per una nazione come la nostra con importanti quantità di energia consumata. 


Gli investimenti riguardanti le “rinnovabili”, infatti, pur con una crescita considerevole negli ultimi anni, non garantiscono certamente l’autonomia energetica al sistema economico, e dunque il Paese è fortemente a rischio sul piano energetico proprio per la sua consistente dipendenza dai Paesi esteri.

Dall’altra, tuttavia, l’esempio concreto della nostra costa dimostra come esista una subsidenza rilevante specialmente nella riserva naturale e certamente le estrazioni, oggettivamente, non concorrono a migliorare la situazione. Le stesse università di Bologna e di Padova – solo per citarne alcune – rilevano la connessione di causa ed effetto tra le estrazioni dal sottosuolo e la subsidenza come fatto inoppugnabile.

Nel merito specifico dell’ordine del giorno presentato da alcuni consiglieri del Pd emerge, oltretutto, una forte contraddizione fra le posizioni assunte da quel partito a livello locale che all’atto dell’ autorizzazione dei pozzi sulla nostra costa, proprio nella sede consigliare della Provincia, mandato elettivo 2001-2006, ha votato favorevolmente sperticandosi nel sostenere come la tecnica della reiniezione di acque risultanti dalle attività di estrazione rappresentassero una garanzia assoluta sul versante degli effetti antropici. Tecnica, fra l’altro, di cui non abbiamo avuto più notizia alcuna.

Allo stesso modo, qualche esponente delle forze di minoranza sosteneva sin d’allora, l’esigenza che le royalty e ogni sorta di gabella corrisposta a chi concede lo sfruttamento di risorse del sottosuolo a fini commerciali, fosse destinato agli enti locali per interventi in buona sostanza di contrasto della subsidenza, non ha ricevuto attenzione. Si proponeva, infatti, di non lasciarli all’asso pigliatutto della Regione, ma di assegnarli agli stessi enti locali, ma la maggioranza consiliare, invece, non ha voluto nemmeno mettere in discussione le scelte della Regione stessa. 


 Oggi negli ‘ordini del giorno fotocopia’ di Comune e Provincia si registra un’inversione di tendenza e si (ri)propone buona parte di timori e di richieste d’impegni che avevamo già evidenziato a suo tempo, vale a dire oltre dieci anni fa. Tra l’altro il fatto di maggiore rilievo è rappresentato da un passo contenuto nel VII accordo Eni- Comune laddove quest’ultimo “ si impegna a mettere in atto le opportune azioni affinché la Regione E. R. riveda le moratorie contenute nella delibera del 23.04.2014 “: moratorie poi rimosse nel 2015 dall’attuale giunta regionale. Ecco, dunque, la personale contrarietà a questi testi pieni di contraddizioni e ambiguità, fecondi di raccomandazioni più di facciata che di sostanza, ben lontani dalle questioni assolutamente fondamentali, tra l’altro in qualche modo ridicolizzate dall’ atteggiamento e dalle posizioni assunte dallo stesso premier di governo.

Gianfranco Spadoni
Consigliere provinciale Udc Ravenna

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