La crisi del modello democratico

Riceviamo e pubblichiamo
Di Roberto Drei


Su “La Stampa” Luigi La Spina firma un articolo dal titolo: “Democrazia un modello da rilanciare”.


Vi invito a leggerlo perché contiene una analisi molto precisa sui mali delle moderne democrazie occidentali, anche se non indica rimedi, né possibili soluzioni con cui contrastare i suddetti e, per tale ragione, come spiegherò non trova la mia condivisione.

Scrive, La Spina, che la crisi del modello delle democrazie parlamentari è sotto gli occhi di tutti.

Le decisioni importanti con riflessi sul futuro della nazione, sono sempre più spesso assunte da strutture ed organismi sovranazionali, con il risultato che il modello impostato sul parlamentarismo, sulla funzione rappresentativa svolta per decenni dai partiti, quali strumenti di traduzione della volontà popolare, si è incrinato profondamente.

A ciò si deve aggiungere – sempre secondo l’analisi del giornalista de “La Stampa” – che è venuto meno il ruolo storicamente svolto dai cosiddetti corpi intermedi della società (sindacati, associazioni di categoria, professionali ecc.) e che è cambiata la funzione svolta dalla comunicazione (mezzi di informazione nella società globalizzata).

L’analisi in sé è corretta ed anche condivisibile ma, come dicevo all’inizio, si arriva alle fine dell’articolo di La Spina senza che il giornalista proponga alcun rimedio, o alcuna soluzione, o qualcosa con cui sostituire il modello della democrazia parlamentare.

Partiamo allora da una domanda alla quale occorre dare una risposta che è propedeutica ad ogni altro tipo di successivo ragionamento.

Il modello della democrazia parlamentare, basato sulla sovranità popolare, ovvero sul cittadino che sceglie i propri rappresentanti da eleggere e da mandare in parlamento dove si fanno le leggi, è effettivamente da archiviare?

E se sì con cosa va sostituito?

Sarò un vecchio nostalgico ma non credo che tale modello sia da considerarsi superato.

In primo luogo perché l’esperienza di modelli diversi (regimi, dittature), fondati su ideologie che sembravano vincenti, sono state regolarmente sconfitti nel corso della storia.

In secondo luogo perché, a mio avviso, seppure vivendo nella società del villaggio globale, non è superabile per ragioni storiche e culturali, la struttura primaria della “nazione”, connotata da uno specifico territorio, da usi, costumi, lingua e tradizioni comuni.

Si deve cioè evitare di fare l’errore di confondere le conseguenze del malfunzionamento odierno del modello delle democrazie parlamentari, con le cause, rischiando, come si suole dire, di gettare il bambino con l’acqua sporca.

Se la qualità delle rappresentanze parlamentari è oggi scaduta a livelli da basso impero, non possiamo prendercela con il modello della democrazia parlamentare e dire che è superato e da buttare.

Prendiamocela con i meccanismi ed i criteri di selezione del personale politico da parte dei partiti e dei movimenti, e modifichiamoli nell’interesse della collettività.

La sparo grossa.

Prima di mettere candidati nelle liste, facciamogli un test, un esame con domande di cultura generale, appositamente individuate e vediamo cosa salta fuori; forse eviteremmo le macchiette alla Scilipoti.

Se i cosiddetti corpi intermedi della società hanno perso la credibilità, si facciano un esame serio di coscienza, forse si accorgeranno che la società è profondamente cambiata mentre queste organizzazioni sono rimaste ferme ed ancorate a modelli sociali superati.

Infine vi è il tema della “comunicazione” nella società globale.

Oggi il fattore premiante, nella comunicazione, è il “tempo”.

In nome della rapidità di giudizio e dunque del tempo in cui viene espresso (non importa da chi o come) e dalla rapidità con cui viene pubblicizzato, si prendono le decisioni.

Ciò non significa, però, che il fattore tempo sia sempre e comunque vincente o premiante; l’esempio più clamoroso l’abbiamo avuto con il referendum inglese sulla uscita o permanenza della Gran Bretagna nella Ue.

Ciò che è successo, dopo il risultato del voto, ha dimostrato in modo inequivocabile, che moltissimi inglesi sono andati a votare senza conoscere esattamente le ragioni pro o contro al quesito posto.

Un ultimo esempio sulla velocità della comunicazione che si risolve a discapito della veridicità delle notizie, lo si può riscontrare sui social, uno dei maggiori strumenti in auge nel cosiddetto villaggio globale.

Quante informazioni non vere ( le bufale) vi circolano!

E quante persone, anche con una cultura di livello medio, beccano ed a loro volta fanno circolare, perché le condividono fatti non veri o notizie fasulle!

Cerchiamo allora di informarci bene anche perché gli strumenti esistono, prima di dare credito a ciò che leggiamo ogni giorno; faremo un buon servizio a noi stessi, in primo luogo, ma anche ad una società dove non conta più il vero o il falso, ma chi la racconta meglio.

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